giovedì 11 luglio 2019

certe volte

Per via di un test allergico, per giorni niente piscina. Ci son da fare la pulizie. Nel tardo pomeriggio vado a Senigallia per leggere i miei libri e non so cosa mettermi.
Sono così giù.
Certe volte mi sbriciolo con niente.

giovedì 4 luglio 2019

ascoltare

Dice che basta restare in ascolto e la vita si offre. Che frase assurda, no? Poi però capita di trovare suggerito su YouTube un film di sei minuti, Ama, di Julie Gautier,  proprio adesso, e capita di guardarlo, e quello che per alcuni può sembrare un fatto dettato dal caso, a me pare invece subito chiaro come una necessità, eccola qua, la vita che si offre, che risponde. Si dà il caso che io abbia passato nove mesi in piscina e che mi sia un po' alla volta innamorata, provando anche l'apnea per la prima volta e ascoltando emozioni e sensazioni nuove, scoprendomi nella mancanza d'aria. Si dà anche il caso che, recentemente, io sia tornata con la mente ad un vecchio grande amore, la danza. E si dà il caso che io stia considerando di rincontrarlo, quel vecchio amore. Ma come fare con la piscina? Entrambe le cose si fa fatica. E mentre il pensiero si arrovella e annaspa in tale scelta, in acqua una mattina provo a danzare. In silenzio, lentamente, i movimenti lasciano il ritmo della bracciata e diventano ricerca, movimento, comprensione dell'effetto dell'acqua sulla pelle, sulla schiena, sulle gambe, sul ventre, sul viso, sulle braccia, sulle dita. 


La domanda resta sempre ferma lì, che fare l'anno prossimo?, che scegliere? con la consapevolezza che ogni scelta comporta una perdita. Ma la vita si dà e ieri ho visto quel video, ancora e ancora e ancora e ancora, e questa mattina quando sono entrata in acqua, colma delle suggestioni di quel video e della parola pace, ho iniziato a nuotare, lentamente, a occhi chiusi. Sono entrata in uno stato di grazia, una vasca via l'altra, non riuscivo a fermarmi, la mente taceva, l'acqua scorreva, il corpo andava, al buio. Ho alzato gli occhi all'orologio, avevo nuotato quaranta minuti senza sosta.

Non ho la risposta ma è esplosione di sensi. Innamorarsi è uno stato della mente e io ci sono completamente dentro.

martedì 2 luglio 2019

eccoci qua

Eccoci qua,



due paperette prima di entrare in acqua, la mattina presto, in quella parentesi di chiacchiere sane e desiderate prima di iniziare la giornata. E' stato un inverno bellissimo e adesso che vado da sola lei mi manca molto.
Ma l'acqua è acqua e io lì dentro, tra una bracciata e l'altra, scivolo, respiro.

domenica 30 giugno 2019

e poi, all'improvviso, inaspettatamente

Cosa è successo adesso? Un concepimento, ho iniziato una nuova storia. E la storia inizia così:

Quella mattina D. con gli occhi ancora chiusi aspettava di sentire il rumore del latte, seduto in cucina. La serata lo aveva devastato. 
La moka aveva borbottato poco prima e D. aveva spento il fuoco. Nel dormiveglia di una mattina che non riusciva a decollare, con la testa abbassata e l’orecchio vigile,  aspettava ora, perché poi?, il rumore del latte, senza ricordare che il latte fa rumore solo quando è troppo tardi e il disastro è ormai compiuto. 
E così, mentre la schiuma improvvisamente erutta dal pentolino, D. si alza di scatto, spegne il fuoco maledicendosi, appoggia le braccia al piano-cucina abbassando la testa, crollano le spalle, arrese in mezzo alle scapole, e D. si ricorda, come svegliato da un brutto sogno, del disastro della sera prima.


sabato 29 giugno 2019

ma un domani è peggio, per me

Io, oggi come oggi, metti che c'è da fare qualcosa di nuovo, ho sempre paura che che ci voglia la password, mi scoraggio così tanto in anticipo che non vorrei mai più fare niente di nuovo, sto bene anche così, mi dico, e vorrei chiudermi dentro un armadio, al buio, in silenzio, ferma.

venerdì 21 giugno 2019

le somme

Al momento, intendo nell'ultimo periodo, credo di dormire un numero di ore superiore a quelle di un neonato. E credo anche che, nella mia totale vita, calcolando, son più gli anni dormiti che quelli vissuti. Ma io, quando dormo, vivo tantissimo. Per cui non saprei bene tirare le somme.

domenica 3 febbraio 2019

Asilo

Oggi ascoltavo uno molto bravo di cui ho molta stima che parlava del ruolo degli insegnanti e poi ad un certo punto ha detto: "[...] ma tutti tutti, dalla primaria in su, fino all'università [...]". 
Tutti tutti. 
E noi, Asilo e Infanzia? Cosa siamo? E qui casca l'asino: siamo pseudo-mamme, per i più. Donne. I maschi non sono nemmeno contemplati (chiedo scusa da parte di queste persone a tutti i miei colleghi maschi). Questa percezione dipende forse dal fatto che non c'è l'obbligo scolastico? No. E' semplice ignoranza: la scuola dei piccoli è badaggio e può essere fatta da chiunque, è il luogo dove si mettono i bambini perché i genitori devono lavorare, dove si fanno i giochini, si sta con gli amichetti, si mangia, si fa la cacca. Quindi non servono insegnanti, anche se queste pseudo-mamme/mammi (che parola terribile, ho i brividi) che stanno con i piccoli sono persone laureate per legge e si formano continuamente perché sanno bene che per quanto credano di saperne, non basta mai.
Che peccato.
Poi mi sono anche ricordata che, fateci caso, se si vuole sminuire qualcuno gli si dice che deve tornare all'asilo (a fare i giochini, imparare a mangiare senza sbrodolare, fare la cacca nel water).
Che peccato.
Alcune mie colleghe si arrabbiano moltissimo se invece di Scuola dell'infanzia, alcuni dicono Asilo (che prende la fascia dai 6 mesi ai 3 anni!), o Esilo (e di solito ridiamo molto), o Scuola materna (che orrore! è il suo vecchio nome! come osano!). 
Io non mi offendo, e sapete perché? Perché trovo che Asilo sia una parola bellissima e, quindi, per evitare queste scivolate anche da parte dei grandi pensatori invitati a parlare ovunque, propongo una nuova dicitura delle scuole, così tagliamo la testa al toro:

Asilo dei piccolissimi (fino a 3)
Asilo dei piccoli (3 - 6)
Asilo primario (6 -10)
Asilo medio (11-14) 
Asilo secondario II(14 -19)
Asilo universitario (dai 19 in poi)

E vorrei che fossimo considerati tutti insegnanti, visto che lo siamo.
(Maestri lo sono in pochi, ma questo è un altro discorso).
Fine.


venerdì 11 gennaio 2019

regali post Natale

In questi pomeriggi di tempo libero di inizio anno, al ritorno da scuola, finite le incombenze domestiche e la gestione dei figli che è sempre meno necessaria, visto che adesso è la fase "bussa prima di entrare (ma sii in prossimità)"; in questi pomeriggi di poca luce, solitudine, noia e tepore da termosifone, io per lo più studio, ma non come una volta con i libri, per lo più studio su YouTube dove trovo divulgazione anche di buon livello. E poi ogni tanto torno al pianoforte, con la scarsità, l'inettitudine e la tenacia che mi son proprie e sulle quali mi adagio beata. Sto studiando lo stesso pezzo da un anno almeno, ci vado ogni tanto, non procedo, imparo un piccolo passaggio e poi mollo, per dover ricominciare la volta dopo, anche a distanza di mesi. "Sei piena di interessi", m'han detto. No, sono dispersiva. Ma fa lo stesso. 
Prima mi è tornata voglia di andare al pianoforte, mi sono messa a suonare, ho capito qualcosa in più, poco per la verità, ma la cosa bella è che mentre suonavo ho sentito l'odore del salotto del nonno Silvano, quello che ho conosciuto poco, quello che aveva un orecchio mezzo tagliato e che ci diceva, a noi ventesime nipoti, le più piccole, che erano stati i topi di notte, cosa a cui ho creduto sempre. Ecco, mi è tornato in mente quel nonno lì, quello che ci guardava credere ai suoi racconti e rideva tanto. E per me ridono così solo i nonni di una volta, quelli che hanno la giusta distanza, che sanno prendere in giro i nipoti e non ci pensano nemmeno di educarli, quelli che non è compito loro, che i nipoti se li vogliono godere e basta, che nella vita è meglio fare spallucce, quelli che fanno più guai dei piccoli, che sono complici e che fanno l'occhiolino, quelli che non hanno più voglia di baruffare, che han fatto il loro tempo, e non hanno più voglia di esser seri.
Ho sentito quell'odore, veniva su dal suo pianoforte e io dal nonno lo sentivo perché mi sedevo là e strimpellavo e mi piaceva tanto che sarei stata le ore, ma chissà perché il tempo per pestare sui tasti per me era sempre troppo poco.
Io mi sa che mica suono il pianoforte perché voglio imparare, sono anni che dico che devo andare a lezione e non mi decido mai. 
Io suono il pianoforte per questi regali qua.

venerdì 28 dicembre 2018

oggi ho fatto la sfoglia

Oggi ho fatto la sfoglia, e mentre facevo la sfoglia mi son venute su delle immagini, e mi è venuta su anche una poesia mezza in italiano e mezza in romagnolo, e allora ho chiesto a mio suocero di tradurmela (forse abbiamo ciccato qualcosa grammaticalmente, ci scuseranno).
La poesia è questa:

La mi nona

La mi nona l'an gn'é piò
ma s'la i fuss, oz,
e l'am avdess
ca tir la sfoia
t'a i dè trop ad forza
sa che sciadùr*,
l'am girì,
che pu, ut vin al pighi.
E pu l'am darì una paca se cul
e la ciapereb e' sciadur
sal su meni pini ad cal
per fem avdoi
e tal è da stie axé,
prima fura e pu in drointa
e dai d'la faroina,
l'am girì.
Pu l'am dareb indrì e' sciadùr
to', e via andare.

Su i fuss la mi nona
l'ha da sciuché*, la sfoia, axé, ve',
l'am girì,
s'un un'uceda buona
ad chi cut vo ben
enca st'è fat di paciug.

Ma la mi nona
l'an gn'é piò,
l'ha elt da fe, adess;
ma per me, li, da bon,
la è propri a que, dri me,
ca l'am guerda
e l'am me indrezza
in toti al sfoi
ca faz sciuché.

*questo -sci- va letto s-ciuché, s-ciadùr, con la c dolce, per intenderci. Ma se potete, fatevela leggere da un romagnolo.


Traduzione:

La mia nonna

La mia nonna non c'è più
ma se ci fosse, oggi,
e mi vedesse
che tiro la sfoglia,
ci dai troppa forza, 
con quel mattarello,
mi direbbe,
che poi ti vengono le pieghe.
E poi mi darebbe una pacca sul culo
e prenderebbe il mattarello
con le sue mani piene di calli
per farmi vedere
devi stendere così
prima fuori poi dentro
e metti la farina,
mi direbbe.
Poi mi restituirebbe il mattarello,
tieni, e via andare.

Se ci fosse la mia nonna
deve schioccare la sfoglia, così, guarda,
mi direbbe,
con quello sguardo buono
di chi ti vuol bene
anche quando fai i paciughi.

Ma la mia nonna
non c'è più,
ha altro da fare adesso;
ma per me, lei, in verità,
è proprio qui, dietro di me,
mi guarda,
e mi guida
in tutte le sfoglie
che faccio schioccare.


venerdì 14 dicembre 2018

reperto

Ho trovato un reperto in ciclostile che risale al lontano aprile 1981, è una raccolta di "testi, storie, dialoghi" (grazie maestre e maestri), seconda elementare, avevamo sette anni e mezzo. Quello che segue è il mio contributo per il capitolo "Storie inventate". 
Riporto fedelmente:

Al brindisi si rompe il bicchiere

Un uomo è andato in un bar dove c'era una festa e ogni volta che faceva un brindisi si rompeva il bicchiere e l'uomo faceva un salto e si spaventava. Dopo, quando finì la festa, l'uomo era quasi distrutto. Arrivò un ubriaco che aveva bevuto tanto vino e disse all'uomo: -  Facciamo un brindisi? -. L'uomo rispose: - No! no ne ho già viste delle belle e mi sono spaventato -. Allora l'ubriaco lo fece da solo. Allora l'uomo pensò: - Se anch'io diventassi ubriaco cosa accadrebbe, forse mi divertirei, proviamo! - . Chiese al barista un bicchiere di Wischy, ma il barista non ne aveva più, aveva solo vino; allora l'uomo volle vino, lo bevve ma non diventò ubriaco. Disperato non sapeva come fare, allora lo chiese al barista che gli chiese: - Vuoi diventare ubriaco? sei matto? - e l'uomo rispose: - Sì perché, non si può, è pericoloso? -. Il barista gli spiegò tutto quello che era successo a due ubriachi. Gianni insisteva e voleva diventare ubriaco a tutti i costi. Gianni credeva di divertirsi e invece era pericoloso perché si poteva ammalare. Gianni andò in casa in cantina e bevve tutto il vino che c'era. Poi ritornò al bar credendo che ci fosse l'altro ubriaco e invece era morto. Allora Gianni si fece curare subito da  un dottore perché non voleva morire, il dottore arrivò subito e non fece che curarlo.