martedì 17 ottobre 2017

epilogo

E quando sono arrivata là convinta che l'avrei passata liscia e m'han detto che No, la cannuccia non è di lattice, è plastica, SI POTE FARE, volevo svenire ma son stata forte e ho anche dissimulato contentezza ma non ci hanno creduto, che ero contenta. 

La dottoressa bellissima giovanissima bravissima gentilissima dolcissima Ma quanto dura? Dura molto? Io ho un po' pauretta! No no no, pochissimo, un minuto ad orecchio (UN MINUTO? LEI E' PAZZA) mi ha infilato la cannuccetta (che fastidio che fastidio) e ha insufflato l'aria (che bruciore che fastidio) e Lo sente il suono dell'aria? Sì sì sì lo sento (che fastidio che impressione) e a sinistra? no no no no sì sì adesso sì, c'è tappo eh, a sinistra, e sì, sono sopravvissuta ma ho avuto tanta tanta paura.  

Sono andata via e poi sono tornata dopo poco perché avevo lasciato lì la cartelletta. Ho visto uscire dalla stanzetta degli orrori un bambino di tre anni. Rideva.

Epico. Stima fratello.




lunedì 16 ottobre 2017

mo seh

Quindi ho fatto la visita al talassoterapico per le terapie e niente, viene fuori che devo fare le insufflazioni. Ho chiesto a un mio alunno di cinque anni che le ha fatte se fanno male e lui mi ha detto sì, molto, ma io sono stato tanto tanto coraggioso. 
Ecco, io no, tesoro. Io no.

Infatti è dalle cinque di oggi pomeriggio, ora in cui ho scoperto che dovrò fare queste insufflazioni su per il naso fin giù nelle orecchie, che c'ho dentro come un magone.

Poi a cena si parlava di operazioni chirurgiche e a me è venuto in mente che se dovessero operare me dovrebbero creare una sala "lattice e gomma free" perché io sono tutta speciale e sono allergica al lattice e alle gomme. Nonostante la cosa sia certificata e tutto il resto, me ne dimentico sempre e infatti la prima lezione di pilates la ragazza bravissima ci ha dato un palloncino e ci ha detto di soffiare dentro e di sentire che addominale usavamo e io ho soffiato dentro una due tre volte e poi ho finito la lezione di pilates che sembravo la Dellera.

L'inverno scorso ho fatto l'aerosol e poi mi son tolta la mascherina e ero tutta viola in faccia che sembravo un panda viola. 

E però quando l'otorino oggi mi ha chiesto: signora, lei ha allergie? Io ho detto: mmhhh, no. 
Quella al lattice è un'allergia che tendo a dimenticare, chissà poi perché.

Solo che a cena, parlando di operazioni eccetera, il mio cervello ad un certo punto ha fatto uno più uno uguale due e ha pensato: Capperini, ma l'insufflazione con che cannuccia la fanno? NON LA FARANNO MICA CON UNA CANNUCCIA DI LATTICE EH? OH, CHE GLI MUOIO DAVANTI! NUOOOOOOOOOAAOO! NON SCHERZIAMO! 

MO SEH! ZTE! MBEH!

D'un tratto la giuoia: non possono insufflarmi! 

Domani vado, vediamo. 

Ma dovranno cambiarmi terapia.

(Però intanto ho fatto il mio primo esame audiometrico e ci sento benissimo).




giovedì 12 ottobre 2017

Pensa a un animale

La calante. In la calante. L'acufene, il suono continuo che ho nella testa, è in la calante. Io credevo che fosse in si bemolle, invece un amico mi ha detto Prova a farlo? e io l'ho cantato, e lui con il cellulare, che fa anche da accordatore (ma pensa te), mi ha detto così, che è in la calante. 
Usate me per accordare gli strumenti.

Sarà il cerume, mi faccio fare il lavaggio delle orecchie per toglierlo. Non era il cerume.

Sarà il catarro, ho appuntamento lunedì al talasso terapico con un otorino e poi inizio le terapie.
Vedremo. 

Intanto, però, una sera che ero da sola in casa, capita quasi mai, mi son seduta sul divano al buio, in silenzio (silenzio... io il silenzio non so più cos'è) e mi son detta Adesso voglio proprio sentirlo bene questo suono in la calante che mi tormenta nella testa da maggio, ininterrottamente, giorno e notte, voglio prendere confidenza,  metti caso ci debba convivere per sempre.

E mi sono messa lì ad ascoltare, in meditazione, seduta con le gambe incrociate, da sola, al buio.

Sibilo. Continuo. Forte. Acuto. Nel centro della testa. Sibilo. In la calante.

Quando ho chiesto a mio figlio se anche lui lo sente mi ha detto Certo che lo sento! E io gli ho detto Ma non ti dà fastidio? e lui mi ha detto Ma no! non potrei mai stare senza! E' il suono del silenzio, mi tiene compagnia da sempre! Senza, impazzirei.

Io amo il buio e il silenzio totali, TOTALI. A volte mi chiudo negli stanzini bui e sto (stavo) lì a godere del niente, per dire. 
Come siamo diversi.

E insomma, mentre sono lì seduta al buio che ascolto questo concerto nella mia testa in un unica nota, la calante, cado in un profondo stato di concentrazione e chiedo al mio io di mandarmi, per favore, il motivo di questo suono, se mai fosse psicologico.

Mi è apparsa una scimmia appesa ad un ramo che dondolava, serena e divertita.

Ok, parliamo di questa immagine. E' il mio io profondo? E' il mio animale guida? E' la risposta al sibilo?

Lascio la scimmia penzolare e provo a fare delle vibrazioni con la voce, un suono nasale che fa vibrare il palato (non so in che altro modo spiegarlo, tipo creare un ronzio nel cranio) per capire se queste vibrazioni in qualche modo, scontrandosi con la vibrazione dentro la testa, la mettano ko. Mentre faccio questa specie di emissione, in effetti, il suono non lo sento e appena smetto sembra affievolito. Sono felice. Vittoria!
E invece poi ricomincia.

Ma torniamo alla scimmia che penzola dal ramo, al mio io profondo o forse al mio animale guida.

L'ho guardata penzolare, ho riflettuto un po', ho cercato di essere moto sincera con me stessa, ho accantonato le banalità che suonavano un po' da scuse e alla fine forse ci sono: evitando di pensare che sia il mio inconscio che mi prende bellamente per il culo, è possibile che il messaggio della scimmia possa essere che devo darmi un po' di più al divertimento, al gioco e allo svago fine a se stesso?
(Cioè non lo fai? No, non lo faccio).

Vado a cercare un albero.





lunedì 2 ottobre 2017

di sfoghi e brutture che non si addicono a una signora come me ma quando ci vuole ci vuole

Io, che sono nata nel novecento, tutte queste password. 

Vaffanculo.


mercoledì 27 settembre 2017

vai a capire

Oggi a scuola abbiamo festeggiato i compleanno di 5 bimbi. Di solito cantiamo la canzone tanti auguri a te in italiano, in inglese, in spagnolo, poi inventiamo quella cinese e oggi ho l'ho cantata anche in francese.

Col francese, ma quanto hanno riso, quanto.
Roba da non credere.

venerdì 22 settembre 2017

di libertà e dintorni

Un giorno mi è venuto da pensare alla libertà e ai trasgressivi e mi è venuto in mente che uno, se si sente un po' tipo obbligato a essere trasgressivo, perché ormi ha quella faccia lì, da trasgressivo, non è mica poi tanto  libero, pensavo.

domenica 17 settembre 2017

una domenica a

Una domenica a

lavare stendere stirare
aspirare lavare
svegliare figlio grande
riordinare nei cassetti
mangiare con figlio grande
lavare stendere
salutare figlio grande
stirare
guardare serie tv
una pesca
riordinare cucina
un te
(coi biscotti)
riordinare nei cassetti
guardare un'altra puntata.

Suonare.
Suonare suonare suonare.


sabato 2 settembre 2017

Stare

Mi dice: la notte prima delle due non dormo; le dico, io non riesco ad andare oltre mezzanotte, poi crollo, e la mattina devo stare su, non riesco a stare nel letto. Sei come tuo padre, mi dice; sei come Lele, le dico.
Chi fa la guardia contro i lupi, se tutti dormiamo? le dico. 
Giusto, mi dice. 

Silenzio.

Ci sono di nuovo i lupi, vicino a dove abitiamo noi, mi dice.
Per fortuna, le dico; stanno tornando, erano in via di estinzione.

E i cervi, mi dice lei. Che poi ti attraversano la strada e se li prendi sotto ti tocca anche pagarti i danni alla macchina, conosco diverse persone a cui è successo. Il papà li ha visti ma non ne ha mai preso sotto uno. Per fortuna.

Per fortuna, dico.

Silenzio.

Io faccio le parole crociate, lei fa un solitario, siamo una accanto all'altra. 

Fai spesso quelle robe lì? 
Sì. E tu i solitari?
Sì.

Silenzio. Una accanto all'altra.

Ricordo una volta, avrò avuto tre anni, ero a casa di mia zia, mi ero svegliata dal riposino e mia zia doveva badare a mia cugina, appena nata e a mia sorella, di due anni, e mi ha detto Stai seduta qui sulla poltrona, io arrivo. Io ricordo che sono stata seduta lì, ricordo che ho guardato a lungo la poltrona, color marroncino chiaro, ricordo il tessuto, velluto, ricordo la forma, era strana, senza braccioli, poi ho guardato la stanza, ricordo che mi incantava il movimento delle tende, bianche, mosse dal vento. Ricordo che mi guardavo le mani, i piedini  (che non uscivano dalla seduta della poltrona) e le scarpette blu, quelle con i buchi, i sandaletti di noi nati negli anni settanta. Ricordo il pavimento. Ricordo che non pensavo a niente, stavo, guardavo, ma non pensavo, non analizzavo, non mettevo ordine, non catalogavo, non cercavo analogie, non cercavo differenze, non cercavo di rendere quella cosa una conoscenza utile, non producevo nulla, non cercavo alcuna utilità. Ricordo spesso quel giorno con una sorta di nostalgia perché una pace così io non l'ho più provata e ogni tanto ci provo, a stare come stavo a tre anni. A stare e basta.

Poi dopo un po', non so quanto ma deve essere stato tanto tempo a giudicare dalla sorpresa, lei è entrata e ricordo che mi ha detto Ma sei ancora qui, tu? Certo che sono qui, e bene che sto.

Un po' più grande, ma non tanto, mentre me ne stavo per i fatti miei a giocare, a volte mi accadeva di accorgermi che stavo pensando, allora mi fermavo, bloccavo l'ultima cosa pensata e poi andavo indietro per recuperare la catena di pensieri spensierati che mi avevano condotto a quel pensiero là, quel pensiero che in quel momento mi ero accorta di pensare. Veniva fuori una catena lunghissima di pensieri in qualche modo collegati uno all'altro e scoprivo anche quanto fossero però sconnessi al discorso generale, nel senso che non c'era un discorso generale, c'era una catena di pensieri legati tra loro ma senza un argomento principale, e mi divertivo un sacco. Ridevo. Poi tiravo una specie di sintesi, avevo iniziato con, supponiamo, il colore del mattoncini lego che avevo in mano ed ero finita a pensare a quante erre ci fossero nei nomi della mia famiglia. Poi mi divertivo a capire cosa avesse legato cosa, come fossi passata da un pensiero, che a volte poteva anche essere un'immagine, ad un altro, a quanto la prima cosa e l'ultima  fossero totalmente lontane tra loro, eppure appartenevano alla stessa catena. La cosa interessante è che questa analisi era totalmente priva di giudizio, non mi chiedevo il senso o il motivo o il perché avessi pensato a questo o quello, semplicemente giocavo, mi incuriosiva moltissimo il funzionamento del mio cervello, osservare come fosse in grado di creare relazioni tra pensieri velocemente, e mi divertivo a cercare la logica del collegamento, ma non significati reconditi. Semplicemente osservavo qualcosa che succedeva dentro la mia testa, era un gioco disponibile, divertente e ogni volta unico.  

Ecco, vista da fuori devo aver dato spesso l'impressione di una che non faceva niente, invece mi accorgo ora di quanto quei giochi e quegli esercizi spontanei siano genitori di alcune capacità analitiche e creative che mi ritrovo anche oggi, da adulta, e di quanto mi siano stati spesso utili in passato.

Vorrei ringraziare chi mi ha lasciato stare lì.




giovedì 24 agosto 2017

come un temporale estivo 2




E' passato molto tempo dall'ultimo libro per bambini che ho pubblicato, sono passati sei anni. Sei anni sono molto tempo. C'era una storia che voleva nascere, mi girava in testa ma non riuscivo a partorirla. Tentativi vani, tavole buttate. Poi ho smesso di cercarla e un giorno, così come succede, è arrivata tutta intera, tutta in una volta, e mi è uscita dalle mani. Mi sono messa a disegnarla e le tavole (lo ha deciso la storia) hanno una forma particolare, sono lunghe e strette. 
Così come succede, nel giro di una settimana ho completato il libo.

Poi sono passati altri due anni di vita e vicissitudini varie e il libro ha aspettato ancora. 

La cosa pazzesca è che il personaggio è sempre lo stesso ma ora ci sono gli amici, c'è un animale in più e io ho bisogno degli occhiali. 

Si parte.

(nella foto la copertina e tavola n°zero)


venerdì 11 agosto 2017

cose che succedono ai vivi


Questa è la stoffa per le mie nuove tende. E' bellissima, è tanta, diventeranno 4 pannelli. Ci ho messo una settimana di giri tra mercato, negozi di tende e negozi di stoffe, per sceglierla.
Che bella foto, eh? Che poesia.


Invece no. NO. Non fatevi ingannare dalle immagini, dietro si è consumato uno scempio. E' venuta mia mamma a cucirla (grande ed esperta sarta) e io le ho fatto da manovalanza. 
Ma. 

MA. MA MA MA MA MA.

[Questa è una storia triste. Se sei un/una sarto/a non leggere perché la cosa ti farà male (avvisato/a)].

Mentre mia mamma cuce il primo pannello io mi sento inutile e voglio dare una mano. Mamma taglio gli altri pannelli, ho visto come hai fatto, bisogna tirare il filo e poi seguire la riga per tagliare, ce la posso fare.

Errore. Grave errore.

L'inesperienza, la voglia di contribuire, la distrazione, la presunzione. Ho sbagliato a tagliare la stoffa, una bellissima stoffa. Ho rovinato tutto. Ho tagliato per il lungo anziché per il largo.
Quando mia mamma è andata a prendere quello che sarebbe dovuto essere il secondo pannello si è accorta dell'errore.

L'urlo di Munch di entrambe. Due persone che si guardano con quell'espressione lì, con il silenzio dei brutti momenti, con una sola domanda che pende sopra le loro teste: e adesso?

Ma è troppo tardi, lo scempio è compiuto. 

Dopo qualche minuto di silenzio da shock, ci confidiamo: io tremo da adrenalina, mia mamma invece, dice, un pugno nello stomaco.

Guardiamola stoffa e a quel punto bisogna capire se è possibile rimediare in qualche modo, fare due pannelli più stretti e per il lungo, poi comprare solo la stoffa di un pannello. Ne viene fuori anche un tendino per il bagno.
Grazie a sangue freddo e all'esperienza di una sarta navigata, iniziamo a rimediare, non senza uno stato di shock nel cuore.

E mentre mia mamma ritagliava e ricuciva, io ho pensato a molte cose:

sarà successo a qualche sarta inesperta mentre lavorava, sarà successo anche con stoffe costosissime, e pensa che cosa possono aver vissuto loro; 
non è una tragedia, le tragedie sono altre, troveremo un rimedio; 
mamma ti prego raccontami storie simili, dimmi che non sono un mostro; 
non si torna indietro (questo è, tra tutti, il pensiero peggiore);
sono cose che succedono ai vivi;
ma come cavolo può essere successo?
non si torna indietro, non posso riavvolgere il nastro del tempo (l'ho già pensato, ogni due pensieri c'è questo);
siamo solo formiche che brulicano nel mare dell'universo, cosa vuoi che conti una stoffa tagliata male (questo me lo dico per ogni cazzata che faccio e non serve  assolutamente a niente perché tanto poi ricado nella contingenza dell'errore, ma lo faccio lo stesso);
non si piange sul latte versato, ACCETTA E VAI AVANTI, SII FORTE CAZZO.

Sbagliare. Sono una maestra e insegno ai miei bambini che l'errore serve, che grazie all'errore impariamo, che dall'errore possono venire fuori nuove possibilità, che può essere un'opportunità, che certi artisti hanno avuto intuizioni enormi proprio sbagliando.

Ma il dolore resta. 
Porca miseria, non sono così forte come credevo (dagli shock si scoprono molte cose di se stessi), non posso soffrire così per una sciocchezza, ma che è? Eppure dentro mi ha fatto male distruggere quei metri di stoffa e faccio fatica a perdonarmi.

Oggi sono andata a comprare il pezzo del pannello mancante e mentre andavo verso il negozio ho anche pensato di inventare delle scuse (la gatta si è mangiata il centro della stoffa, ho deciso che faccio anche le tende della cucina...), perché non pensavo di riuscire a confessare lo scempio.
Ma quando sono arrivata e ho chiesto il metro e settanta che mi serviva non ce l'ho fatta e ho confessato tutto. Mi hanno consolata, mi hanno spiegato che capita, che ci sono dei trucchi, che tagliare è un'operazione delicata e si deve sempre controllare molte volte ma che non è nulla di grave, spallucce, un sorriso e tutto passa.

Oggi sto meglio, ma se avete storie simili raccontatemele. 
Ecco a cosa servono le storie, a consolare quelle come me.