mercoledì 8 maggio 2013

matematica creativa

Il nostro piccolo orticello a scuola ha dato alla luce 5 fragoline. Ci siamo contati, eravamo 25. Allora abbiamo fatto due conti di matematica, ogni fragolina in 5 parti e a ogni bambino un piccolo pezzettino.
Un bambino mi ha detto che potevamo fare così:  lui se ne mangiava una e poi potevamo fare la matematica con le atre 4 fragole.

lunedì 6 maggio 2013

vi racconto di quella volta


Mi sono svegliata, una mattina, felice. La notte avevo volato. Volato, sì, tra le montagne, sfiorando la terra e poi di nuovo su, in alto. L'emozione di essere in aria, di vedere tutto piccolo là sotto, il vento addosso, il cuore che batte forte, le braccia come ali, la velocità.

Mi sono svegliata, quella mattina, felice. Perché io ho volato davvero, in marzo*; e quel giorno, mentre correvo e mi lanciavo nel vuoto, avevo pensato che se succedeva qualcosa, se si staccava una corda e io volavo di sotto, a quel punto avrei messo le braccia in fuori e mi sarei goduta l'attimo fino in fondo, dentro e partecipe di tutta la potenza della natura. E poi niente, non mi importava. E di certo non perché voglio morire, ma perché lì, io, non ho avuto paura della morte.

E in aria avrò sospirato, chessò, almeno dieci volte. E in aria, lì sospesa tra le montagne piene di neve con le gambe penzoloni, ho pensato che mi sembrava di sognare. E poi non ho pensato più a niente, non riuscivo a tradurre in parole, perché non si può. Mi sono rassegnata, ho staccato la testa, ho contemplato, ho detto grazie.




* due amici mi hanno regalato, a sorpresa, una delle emozioni più grandi della mia vita.

giovedì 2 maggio 2013

uno due tre prova

Sono andata in piscina con mio figlio grande. Nuotare è una bella malattia, più lo fai e più hai voglia di farlo. Perché chiedersi perché, certe cose non hanno bisogno di perché, forse devo smettere di chiedermi perché. In piscina m'è venuta la competizione con uno, uno che mio figlio ha chiamato lo squalo. Ormai muoio.

Ho visto una che camminava in spiaggia, verso il tramonto. Aveva la camminata di una che sembrava che stesse facendo una cammianta piacevole in spiaggia al tramonto per dovere.

Rivoglio l'odore di primavera, come lo sentivo a 12 anni.

venerdì 26 aprile 2013

*

Mia nonna faceva da mangiare benissimo. Un giorno mia mamma le ha chiesto se le piaceva far da mangiare e lei ha detto: non è proprio che mi piaccia, ma l'ho sempre fatto volentieri.

Oggi a scuola appena usciti in giardino mi sono seduta sulla panchinetta mentre i bambini giocavano; sul tavolino ho notato due coccinelle nella tipica situazione primaveril-intima e cioè quando lui sta intimamente sopra di lei. Non li ho disturbati.

Chi l'avrebbe detto che bastava una pallina da pimpon al gatto per giocare per ore e ore.

Ho sognato che eravamo in guerra, c'era questo clima di guerra, io e certi altri eravamo in cucina, mi ricordo che ho detto: ma quanto stupidi possono essere gli uomini.

Poi, dopo un pochino, lui-la coccinella se ne è andato beato con uno svolazzo leggiadro e l'ha lasciata lì a covare il suo seme. Sedotta e abbandonata.
L'amore degli insetti. Lei, invece, dopo l'amore sul tavolo della panchina, sembrava tipo morta, non si muoveva.
Potessi sapere cosa pensa.

Ieri sera c'era un tramonto meraviglioso. E' gratis, ho pensato.

Mia nonna mi diceva tutta innamorata con la testa piegata di lato: "il tuo nonnino", e lo guardava.

Accendo la tv, c'è il tg, ci sono queste immagini di uomini vestiti bene davanti a palazzi grandi, che parlano. Ho pensato che l'uomo è una zecca della terra. 

Un due tre stella l'hanno inventato i gatti.

Poi sono arrivati i bambini.
Il giardino è pieno di coccinelle e i bambini diventano matti, riempiono secchielli, danno loro da mangiare, le fanno dormire, poi le svegliano, poi le educano, le sgridano se vogliono uscire dal secchiello, ci parlano, se potessero le obbligherebbero a vestirsi, pettinarsi, farsi il bagnetto eccetera eccetera. Lo fanno anche con le chioccioline e le formiche, stessa sorte, diverso secchiello.

Pensavo che siamo nati nudi e come uomini siamo arrivati a pensare che anche le orecchie delle donne possono essere seduttive, e a lasciarle scoperte non sta bene.

Che poi, se mangiassimo solo quando abbiamo fame.

Il gatto si stira tutte le volte che si sveglia.

I giardini delle scuole dell'infanzia possono diventare teatri dell'orrore.
I bambini hanno visto la coccinella femmina lì immobile, dopo l'amore, ma non lo sapevano, loro; hanno detto Bell-aaaaah la coccinell-aaaaaah, e l'hanno portata via.

E  come facevo io a spiegar loro che quella coccinella lì, lei in particolare, non le altre ma lei sì, forse magari avrebbe desiderato stare sola, in quel momento, che magari si doveva riposare,o beare, cosa ne sappiamo noi, cosa potevo dire, avrei voluto vedere voi, io son stata lì con la faccia da ebete, intanto loro se la sono presa e portata via, li ho visti allontanarsi con la coccinellina-mamma tra le dita, come facevo a fermarli, son stata lì con la faccia da ebete, ho pensato Alè, coccinella mia, hai un cervello grande come un granello di sabbia e t'è toccata una vita così poetica, passare dall'amore alla morte in una manciata di minuti.
Ma tranquilla, coccinella: il tuo lui non è lontano, lo trovi nel secchiello.

*sono stata molto occupata, quest'inverno. Adesso m'è tornata voglia di tornare qua, piano piano spolvero e torno a scriverci su. Ricordo che sichiama Glistupidipensieri.

sabato 16 febbraio 2013

punti consapevolezza: cento

Stamattina mi viene una voglia, un po' cretina per la verità, ma mi viene, di prendere un libro a caso dalla libreria, aprirlo e leggere la prima riga che vedo e poi ricamarci sopra in modo esistenziale e contrito, quelle cose da dodicenne, che bello.
Allora mi fiondo a prendere un libro a caso, mi salta in mano Il barone rampante e la frase che trovo aprendo a caso fa schifo (in termini esistenziali dico; non so, fate voi)

- Iaì, iaì, iaì! - Le fece fare tutto il giorno. Ecco, tornava. Poteva sparare o non poteva sparare? Non sparò. Il bassotto guardò in su con un occhio di dolore. Non abbaiava più, la lingua più penzoloni delle orecchie, sfinito ma continva a correre. (p. 117)

Lo so che non si fa, che vale la prima volta e non si può barare, prendere un altro libro eccetera, non si fa (regole da dodicenni per giochi da dodicenni, lo so lo so. Punti consapevolezza: cento).

Ma io baro.

Guardo più giù e cosa vedono i miei occhi. Barbari di Baricco. Di carta. Lui. Sempre stato lì, nemmeno nascosto, e io sono anni che lo cerco e niente, stavo quasi per ricomprarlo, ma andiamo! Perché succede questo? Sempre stato lì. L'ho anche preso in ebook, dannazione.

Sono un po' felice ma anche un po' incazzata.

Va bè, lo apro. Nell'ultima pagina trovo una cosa che avevo scritto a penna, un appunto. Lo leggo e rido.

Ecco dove voleva portarmi l'inconscio stamattina (sì, per me l'inconscio mi muove a fare cose senza senso e io mi lascio traspostare. Da dodicenne? No, da manicomio. Punti consapevolezza: cento)

Cito:

Papà, 14/06/09
(Si parla di aggiustare i paletti del giardino.)
"Perché vedi, c'è un problema e il primo che mi viene in aiuto è Heisenberg"

Ma certo, penso, anche a me! Sempre! Il primo proprio!
Che bello.
E' tutto chiaro.

Adesso devo fare le pulizie, poi stirare una montagna di panni. Non ne ho voglia e allora faccio i giochetti cabalistici della libreria pur di non iniziare a lavorare.
Quindi niente, l'inconscio è stato chiarissimo: siccome ho un problema anche io, adesso vado a studiare Heisenberg. O a correre dietro ai cani bassotto con la lingua penzoloni (la mia).



venerdì 18 gennaio 2013

è così

venerdì 18 gennaio 2013

E' una  Rivoluzione

(dedicato a due pezzi di me)

mercoledì 16 gennaio 2013

Poesia inconsapevole 4

E poi c'è stata la neve, e l'eccitazione.

"Sssth, insomma! state tutti zitti! La neve non va parlata, va guardata."
(Vanessa, 4 anni)

domenica 23 dicembre 2012

un regalo

Oggi sono andata a trovare la nonna, è nel letto e non si può più alzare. Non la vedo da un mesetto circa, però l'ho anticipata, per non soffrire troppo; se non mi riconosceva, intendo. Le ho detto: ciao nonna, sono la Lia. E lei mi ha guardata per un po', e anche io la guardavo, e le sorridevo, e avevo una paura matta che non sapesse più chi ero, e intanto le stringevo la mano. E anche lei me la stringeva, mi guardava in un modo che non vi so dire.
E poi, come stupita, mi ha detto: ciao Lia, sei diventata una donna.
E io mi sarei messa a piangere.

lunedì 29 ottobre 2012

amor di sintesi

1.
Io: "Chi ha voglia di raccontare una storia?"
Bambino 1: "Io io"
Io: "Vai!"
Bambino 1: "C'erano una volta tre porcellini che andavano nel bosco e poi è arrivato il lupo e li ha mangiati. Fine.
"Bambino 2: "Ma non è così! E' troppo corta!"
Bambino 1: "Ah, è vero. C'era una volta un porcellino, di legno"
Bambino 2: "Eh sì, che se raccontava le bugie gli veniva il naso lungo. Tu ti inventi le storie."

2.
Io: "Chi ha voglia di raccontare una storia?
Bambino 3: "Io io"
Io: "Vai!"
Bambino 3: "C'era una volta un pinocchietto che andava nel bosco e dopo arrivava il lupo e pinocchietto scappava, scappava nella foresta, e poi il lupo andava dietro gli alberi, e guardava, e poi pinocchietto scappava, poi il lupo l'ha preso e l'ha mangiato.
"Bambino 1: "Ma questa è la storia di cappuccetto, non di Pinocchietto!"
Bambino 3: "Ah sì è vero".
Io: "Chi ha voglia di raccontare la storia di cappuccetto rosso?"
Bambino 1: "Io io"
Io: "Vai"
Bambino 1: "C'era una volta cappuccetto rosso. Il lupo è andato a casa della nonna e se l'è mangiata, poi ha mangiato anche cappuccetto. Fine".





mercoledì 24 ottobre 2012

succede che

Succede che sto scrivendo una cosa su Socrate e quelle che furono, allora, le sue resistenze alla parola scritta; succede che ogni tanto, mentre sto scrivendo di questo, appare nel centro del testo, non richiesta, una cartella piccola, accompagnata da uno di quei rumori tipo SBENGH! che fa il computer quando c'è qualcosa che non va, quei rumori che ti fanno venire la goccina fredda lungo la schiena; una cartella scritta in inglese, con simbolino dell'attenzione, giallo, triangolare, con un punto esclamativo al centro, di quelle cartelle che tu pensi: adesso sono nella merda, e pure gravemente asina di comuter quindi incapace di risolvere alcunché; di quelle cartelle che ti volti nella stanza a cercare chiunque ti possa dare una mano, ma nella stanza non c'è nessuno e la goccina adesso è anche sulla fronte da tutti e due i lati e tu sembri un cartone animato con i connotati tipici del panico silenzioso. Di quelle cartelle che poi tu vai con la freccia sulla x rossa e chiudi la finestrella (perché tanto la finestrella maledetta non ti fa fare null'altro) e si chiude TUTTO IL FILE, non sai dove cazzo sia finito e le ultime sedici righe che hai digitato spariscono nel nulla.

Succede che questo scherzetto me lo fa diverse volte. Io inizio a pensare a cosa stia succedendo, mentre scrivo di Socrate che aveva delle grosse resistenze alla scrittura, e mi chiedo cosa penserebbe di me Socrate se fosse vivo oggi, cosa penserebbe del fatto che se non mi si salvano le sedici righe scritte, io non mi ricordo una cippa di quello che avevo scritto e devo ricominciare da capo. Succede che cerco di capire cosa succeda, e cerco una spiegazione. Sarà un file troppo lungo? Sì, lo so che è un'intuizione della specie non ci capisci davvero una minghia, però vado avanti con la forza della disperazione e inizio a dividere il testo in più file, con complessità crescente del pezzo che sto costruendo, già che sono disordinata e un po' divergente, come pensiero, mi ci mancava solo di dividere pure il discorso in sottoparti.
Succede che no, non c'entra la lunghezza (ma va? burlatevi pure liberamente di me, anche al bar), perché questo, chiamiamolo, scherzetto, me lo fa anche quando ho appena scritto solo sei righe nella parte 4 del capitolo 1, righe che OVVIAMENTE vanno perse e io devo riscriverle tutte con enorme sforzo del mio cervello ormai in avaria.
Allora no, la lunghezza non c'entra.

Succede che sto per andare ai matti, inizio a pensare che il mio pc abbia un virussone di quelli brutti, faccio la scansione di tutto il pc. Niente, il pc è pulito come il culo di un bambino appena cambiato e spalmato di cremina profumata, e però ancora la finestrella inglese accompagnata da quel rumorino da fine del mondo terracqueo continua, e io inizio ad averne un po' le palle piene.

Poi succede questa cosa: mi sembra di vedere che la finestrella compare quando io scrivo "Socrate" (oibò, penso. ma và. maddai); ma non quando lo scrivo così, corretto. No, compare quando lo scrivo sbagliandomi e mettendo anche la "o" maiuscola (sì, ho le manine fonfe e lo shift rimane schiacciato più a lungo, va bene? Burlatevi anche di questo). Sicché, dopo l'ennesima finestrella del diavolo, faccio una prova: apro un file, scrivo parole a cazzo (tipo queste: ojdnvpewndlkcnpwiejrnvòkjwaNòPVJwaio), poi salvo, poi scrivo SOcrate e... BAM! finestrella del diavolo corredata di rumorino e minacce in inglese.

AAAH-AH! Porco! Ti ho beccato!
Dopo essermi sentita il supereroe con QI sedicimilioni e mejo de scerlokkolms, mi sorge, spontanea, una domanda:  perché?
Ebbene, io che sto scrivendo un testo che riguarda Socrate e le sue resistenze alla nascita della parola scritta in un tempo in cui la trasmissione era di tipo orale, io che cerco di fare dei confronti e dei paralleli con l'era digitale e tutte le resistenze e le paure e le incertezze, io vengo "boicottata" da un "Sistema Operativo-crate".
SO-crate.
Ecco cosa succede.
Cose da non credere.
Oppure no, ho solo molta fantasia nel cercare risposte.
E no, non ho fatto la fatica di tradurre e capire cosa c'è scritto nella finestrella. In fondo io ho quel problema di presunzione per cui non leggo mai nemmeno le istruzioni di niente, figuriamoci le finestrelle terrorizzanti. Mi limito ad odiarle e a farmi spaventare a morte. E poi a indagare nei modi meno funzionali. Se c'è qualche pignolo in sala, posso farmi aiutare e postare la foto della finestrella, tanto adesso la comando io e la faccio comparire quando mi va).