venerdì 28 dicembre 2018

oggi ho fatto la sfoglia

Oggi ho fatto la sfoglia, e mentre facevo la sfoglia mi son venute su delle immagini, e mi è venuta su anche una poesia mezza in italiano e mezza in romagnolo, e allora ho chiesto a mio suocero di tradurmela (forse abbiamo ciccato qualcosa grammaticalmente, ci scuseranno).
La poesia è questa:

La mi nona

La mi nona l'an gn'é piò
ma s'la i fuss, oz,
e l'am avdess
ca tir la sfoia
t'a i dè trop ad forza
sa che sciadùr*,
l'am girì,
che pu, ut vin al pighi.
E pu l'am darì una paca se cul
e la ciapereb e' sciadur
sal su meni pini ad cal
per fem avdoi
e tal è da stie axé,
prima fura e pu in drointa
e dai d'la faroina,
l'am girì.
Pu l'am dareb indrì e' sciadùr
to', e via andare.

Su i fuss la mi nona
l'ha da sciuché*, la sfoia, axé, ve',
l'am girì,
s'un un'uceda buona
ad chi cut vo ben
enca st'è fat di paciug.

Ma la mi nona
l'an gn'é piò,
l'ha elt da fe, adess;
ma per me, li, da bon,
la è propri a que, dri me,
ca l'am guerda
e l'am me indrezza
in toti al sfoi
ca faz sciuché.

*questo -sci- va letto s-ciuché, s-ciadùr, con la c dolce, per intenderci. Ma se potete, fatevela leggere da un romagnolo.


Traduzione:

La mia nonna

La mia nonna non c'è più
ma se ci fosse, oggi,
e mi vedesse
che tiro la sfoglia,
ci dai troppa forza, 
con quel mattarello,
mi direbbe,
che poi ti vengono le pieghe.
E poi mi darebbe una pacca sul culo
e prenderebbe il mattarello
con le sue mani piene di calli
per farmi vedere
devi stendere così
prima fuori poi dentro
e metti la farina,
mi direbbe.
Poi mi restituirebbe il mattarello,
tieni, e via andare.

Se ci fosse la mia nonna
deve schioccare la sfoglia, così, guarda,
mi direbbe,
con quello sguardo buono
di chi ti vuol bene
anche quando fai i paciughi.

Ma la mia nonna
non c'è più,
ha altro da fare adesso;
ma per me, lei, in verità,
è proprio qui, dietro di me,
mi guarda,
e mi guida
in tutte le sfoglie
che faccio schioccare.


venerdì 14 dicembre 2018

reperto

Ho trovato un reperto in ciclostile che risale al lontano aprile 1981, è una raccolta di "testi, storie, dialoghi" (grazie maestre e maestri), seconda elementare, avevamo sette anni e mezzo. Quello che segue è il mio contributo per il capitolo "Storie inventate". 
Riporto fedelmente:

Al brindisi si rompe il bicchiere

Un uomo è andato in un bar dove c'era una festa e ogni volta che faceva un brindisi si rompeva il bicchiere e l'uomo faceva un salto e si spaventava. Dopo, quando finì la festa, l'uomo era quasi distrutto. Arrivò un ubriaco che aveva bevuto tanto vino e disse all'uomo: -  Facciamo un brindisi? -. L'uomo rispose: - No! no ne ho già viste delle belle e mi sono spaventato -. Allora l'ubriaco lo fece da solo. Allora l'uomo pensò: - Se anch'io diventassi ubriaco cosa accadrebbe, forse mi divertirei, proviamo! - . Chiese al barista un bicchiere di Wischy, ma il barista non ne aveva più, aveva solo vino; allora l'uomo volle vino, lo bevve ma non diventò ubriaco. Disperato non sapeva come fare, allora lo chiese al barista che gli chiese: - Vuoi diventare ubriaco? sei matto? - e l'uomo rispose: - Sì perché, non si può, è pericoloso? -. Il barista gli spiegò tutto quello che era successo a due ubriachi. Gianni insisteva e voleva diventare ubriaco a tutti i costi. Gianni credeva di divertirsi e invece era pericoloso perché si poteva ammalare. Gianni andò in casa in cantina e bevve tutto il vino che c'era. Poi ritornò al bar credendo che ci fosse l'altro ubriaco e invece era morto. Allora Gianni si fece curare subito da  un dottore perché non voleva morire, il dottore arrivò subito e non fece che curarlo.



martedì 11 dicembre 2018

Tra una bracciata e l'altra

Espiro - inspiro
che la Simona dicev
espiro - inspiro
affettato non ne
espiro - inspiro
quindi poi le
espiro - inspiro
iccome non si era an
espiro - inspiro

Eccetera.

Due signore hanno continuato a nuotare con la tavoletta e a parlare per vasche e vasche e vasche e io ho pensato che altro che emisferi comunicanti e il multitasking, qua siamo all'eccellenza.

sabato 24 novembre 2018

in macchina, mentre andavo al lavoro

Così l'altro giorno, verso le quattro, mentre andavo al lavoro in macchina, ero ferma al semaforo e sul marciapiede, in angolo, ho visto  una cabina telefonica, non riuscivo a smettere di guardarla. Spero non spariscano mai. Che età bisogna avere per innamorarsi?, dice la protagonista del film che sto guardando. Quaranta, le risponde il padre. Non lo so, ma l'altro giorno, in macchina, mentre andavo al lavoro, improvvisamente mi è venuto in mente un verso, Il tempo di tua vita mortale, credo di averlo capito in quel momento, quarantacinque e mezzo. Non capisco cosa vuol dire qui, mi dice il piccolo mentre studia l'Infinito. Cosa vuol dire per te?, gli dico io. Quello, vuol dire; ma imparala a memoria, chissà mai un giorno, mentre meno te lo aspetti, capisci qualcosa in più. E se ci studiassero da lontano, ci guardassero mentre ci muoviamo, noi umani, sulla terra, come minuscoli puntini all'interno di un sistema gigantesco, che leggi dovrebbero mai usare per capire la logica dei nostri movimenti?, pensavo mentre andavo al lavoro, una mattina.


martedì 16 ottobre 2018

scelte di una certa (età)

Poi, un giorno, quando meno te lo aspetti, guardi un video con il telefono, solo che per vedere lo devi allontanare (che sei mezza cieca), e per sentire lo devi avvicinare (che sei mezza sorda) e quindi per chi ti guarda sei una cosa molto brutta da vedere nei gesti e nei movimenti e nella mimica facciale.

Io, per quanto mi riguarda, nel caso specifico ho scelto di sentire e allora ho appoggiato il telefono all'orecchio, perché potevo anche andare a prendere gli occhiali da vista e godere della cosa totalmente, ma cosa vuoi, erano in camera da letto e io ero in salotto e alzarsi dal divano costa diciamo una qual certa fatica alle ginocchia e al corpo in tutto il suo insieme.


giovedì 6 settembre 2018

sull'incanto

Oggi chiacchierando con un mio amico sull'incanto mi son ricordata che io mi incanto spesso, anche oggi per esempio, che mi sono presa la pioggia mentre tornavo in bicicletta da Rimini, sentivo le gocce che cadevano sulle mie braccia, e sentivo che nessuna di loro cadeva contemporaneamente,  per dire, insomma, mi incanto a guardare le cose, le più banali per i più, per me sono incantevoli, e mi sono ricordata di una volta, avrò avuto diciassette anni, ero a casa di una mia amica, eravamo in cucina, sua mamma stava preparando da mangiare e chiacchieravamo, e c'erano tre o quattro uova sul ripiano, io ero di fianco a sua mamma e la guardavo mentre cucinava, e chiacchieravamo, ad un certo punto sovrappensiero ho fatto ruotare un uovo e l'uovo si è messo a ruotare, ruotare, ruotare, aveva un movimento bellissimo, come si muovono le uova non cotte, e io lo guardavo, finché è caduto e si è spiaccicato per terra e io ho seguito questo movimento fino al suo compimento, estasiata, e sono rimasta lì a guardare l'uovo spiaccicato e poi la mamma della mia amica e la mia amica hanno smesso di parlare e mi guardavano e in quel silenzio io mi sono ridestata dall'incanto e la sua mamma si è messa a ridere e la mia amica mi ha guardata e mia ha detto Che grande! Però, dimmi, perché non l'hai preso invece di farlo cadere?
Perché la mia amica mi conosceva bene e sapeva che io ero soggetta a questi incanti e forse si incantava a guardare me che mi incantavo e allora non mi ha dato della stupida, come solitamente invece qualcun altro avrebbe fatto, mi ha chiesto perché non l'ho preso, mentre cadeva, che ero lì che lo guardavo, e io le ho detto che era un movimento bellissimo e non potevo fermarlo, per me era così ovvio, e solo allora mi sono accorta che forse quell'uovo serviva, che sua mamma così ne aveva uno in meno però mi ha detto, sempre ridendo, Non importa, faccio lo stesso anche senza.
Quelle due, per me, mi volevano un gran bene.

lunedì 3 settembre 2018

auguri

C'è il capodanno occidentale, c'è il capodanno cinese, e poi c'è il capodanno degli insegnanti, che in settembre quando si incontrano si dicono tutti Buon anno.

isterie varie

Ho scoperto che quando leggo mi viene l'isteria da comodità, perché io, se leggo a casa, per me è un piacere da gustare. Supponiamo che decida di leggere, che ho del tempo, allora per prima cosa decido dove, per esempio prima ho deciso di leggere sull'amaca in terrazza; e siccome so che poi mi viene l'isteria da comodità, per evitare di alzarmi diecimila volte e interrompere il godimento per prendere qualcosa che mi fa stare comoda, può essere un cuscino, una coperta se ho freddo, gli occhiali da vista se non ce la faccio più senza, da bere, il telefono metti qualcuno chiama o altro, mi preparo tutto prima. Adesso sto scrivendo questo post per il nervoso perché, in terrazza, che mi sono preparata la cuccia perfetta, appena ho iniziato a leggere mi sono accorta che ho il sole in faccia e mi sono alzata per prendere il cappello. L'incazzatura è il motore di queste poche righe.

sabato 1 settembre 2018

molla quel freno

Stamattina ho preso la bicicletta per il mio solito giro contro ogni previsione meteo che dava pioggia dalle undici, ma alle undici c'era solo qualche nuvola, io in casa non ce la faccio a stare, allora esco, tanto c'è solo nuvolo, speriamo bene, perché rinunciare, poi magari rinuncio, sto a casa e mi frustro, allora vado. Ma mentre pedalo sono indecisa, vado fino a Rimini? E se poi diluvia? Vado solo fino alla posta, pago la multa e poi torno; eh però, è solo nuvolo, potrebbe non piovere; e mente sono lì che rimugino, dall'altra parte della strada che cammina con la bici in mano vedo Antonio, sta portando la bicicletta a fare un giro, dice di solito, attraverso e mi fermo davanti a lui. Ciao, dico, ciao, mi dice, dove vai di bello? Vado a Rimini a prendere dei libri che ho ordinato, poi devo pagare una multa, gli dico, ma il meteo dice che pioverà, cosa faccio, vado o non vado? Son qua presa dall'indecisione, il telefono dice che piove ma io non vedo pioggia, andrei, e però se dopo al ritorno piove? 
Guardo verso Rimini, vedi? niente nuvoloni. Mi dice Ma dove guardi? Devi guardare di là, verso Bellaria, viene da là, se viene, vedi dove tira il vento? Allora guardiamo verso Bellaria, ma niente nuvoloni neri nemmeno da là. Bah. Guardiamo il telefono, il telefono dice che sta piovendo in questo momento, invece non piove per niente. Che nervi.
Antonio alla fine mi dice Vai e al massimo prendi la pioggia tornando, e poi ti asciughi, cosa sarà mai?  Quando mi capita e mi prendo la pioggia a me piace un sacco, e me la prendo tutta di gusto, e ride.

E infatti sono andata, e mentre scendevano quattro gocce, ma proprio quattro, ho pensato chissenefrega, me la prendo tutta, "a me piace un sacco", niente paura, niente "ti prendi un malanno", vai!, e poi invece è uscito il sole, un caldo pazzesco, e poi in libreria ho sentito dire che era previsto il temporale per le cinque, sono tornata che c'era un gran sole. 

Mi son dispiaciuta che mi sarei fatta fermare da due gocce. E adesso mi sento più forte, perché delle volte mi freno da sola per delle stupidate, dici poco. Faccio tesoro. Grazie Antonio.

giovedì 30 agosto 2018

un'estate che, tra le altre cose

Ho passato l'estate così: la mattina sono andata in bicicletta fino a Rimini, per fare dell'esercizio fisico che assieme alla dieta dà i suoi frutti, poi il pomeriggio ho scritto e poi giù al mare a leggere, poi la sera niente, solo ogni tanto qualche giretto. E a Rimini, la mattina, se c'era anche mio figlio grande in giro in bici con me, siamo andati a fare colazione (lui si mangiava una mucca, io un cappuccino e un bicchiere d'acqua gas), poi una volta di quelle che eravamo insieme siamo andati a parlare con il tipografo di via Saffi, sono entrata, mi ha detto: veramente siamo chiusi però se posso... io ho detto che devo stampare un libro, chiedo come devo preparare il file, mi ha detto come fare, non so se ho proprio capito, comunque riapriamo il 3, allora ci vediamo il 3. Invece se non c'era mio figlio, delle volte andavo al mercato dei vestiti, ma ho comprato solo mutande e calzetti, che in casa i calzetti spariscono, continuo a comprare calzetti, non capisco, poi quello della frutta e verdura e anche quello del pesce, il mercoledì e il sabato, che una volta sono entrata, non ero del giro, si vedeva, mi hanno guardato, io non sapevo che banco scegliere, come si fa a scegliere, non avevo uno preferito, mi sono diretta verso un banco libero a caso, mi guardavo attorno come per chiedere scusa agli altri banchi, che imbarazzo, ma qualche banco devo pur sceglierlo, e mi sembra di aver colto del dissenso provenire dagli altri banchi, ma questi sono dettagli.

E a Rimini delle volte andavo nella mia libreria preferita a usare il buono della carta docente, ho preso e letto una ventina di libri, bellissimi, tutti tranne uno veramente, ma è una buona media, se ti piacciono diciannove libri su venti. Però non dico quali perché ho una forma strana di pudore digitale. Dal vivo invece ve li direi. Uno di questi libri ha vinto il mio primo premio assoluto. 

Oggi sono tornata in libreria sempre in bicicletta, fan otto chilometri all'andata e otto al ritorno, circa, e ho preso un libro che è uscito oggi, il libraio ha dovuto sfurgattare in una scatola, non l'aveva ancora messo fuori, io mi sono sentita un po' in colpa, a farlo lavorare così, è sempre gentile e disponibile, poi altri libri che ho prenotato non sono ancora arrivati, e quando sono uscita, che è due mesi che vado là a prendere i libri, il libraio mi ha detto "Ciao Lia", l'ultima volta aveva detto "Ciao cara", e invece quando ha detto il mio nome mi sono emozionata tutta.

martedì 28 agosto 2018

Cose che è dagli anni novanta che ci penso

L'altro giorno ero in fila dal panettiere. Ad un certo punto è il turno di un signore di circa cinquant'anni (di colore? nero? scuro di pelle? non so come descriverlo*), prende il suo pane, paga ed esce. La ragazza al banco lo richiama indietro "Ehi, scusa...scusa...", lui si volta e torna, lei gli dice gentilmente "scusa, guarda, ho sbagliato il resto, tieni, mancavano 50 centesimi". Lui sorride, si salutano e poi esce.

Nulla di strano, no?
Sicuro?

Nel 1992 frequentavo il mio prima anno di università; al corso di psicologia un giorno la professoressa parlò della forma del Lei e ci disse di essersi accorta che alle persone allora chiamate extracomunitari non ci si rivolgeva mai con il Lei. Perché no? Poi disse che avremmo dovuto farlo e insegnare loro a darlo e riceverlo, come faremmo con chiunque stia imparando la nostra lingua. 
Meraviglioso, pensai.

*Sempre in quegli anni vidi una rassegna di cortometraggi fatti da studenti del DAMS. Uno mi colpì tantissimo perché ci faceva fare i conti con qualcosa di cui non avevamo una percezione chiara:
una ragazza è seduta davanti ad un tavolino in una grande terrazza e sta scrivendo una lettera ad una sua amica che è in America per l'Erasmus, le sta scrivendo che stanno per arrivare alcuni loro amici e che di lì a poco ci sarebbe stata una festa. Ad un certo punto suona il campanello, entrano due ragazzi che vanno a salutarla in terrazza. Lei saluta e poi lo scrive nella lettera, scrive che è arrivata nome con il suo nuovo ragazzo di colore; poi si ferma un attimo e cancella di colore pensando "ma che sciocchezza, di che colore?", allora scrive un bel ragazzo, simpatico, alto, atletico, nero, è qui per studiare medicina" ma poi cancella e pensa "ma quanti particolari, se fosse bianco li scriverei?", poi scrive di origine Nord-africane, ma subito pensa "che ne so io di che origini ha", e va avanti un bel pezzo, non sa come fare, è in difficoltà, sente che sta facendo i conti con qualcosa che lavora da sotto.
Alla fine scrive:
"E' arrivata nome con il suo nuovo ragazzo, si chiama nome, un bel tipo, se stanno ancora assieme quando torni lo conoscerai", rendendosi conto che ancora non conosceva quel ragazzo, non poteva descriverlo e il fatto che avesse la pelle scura era un dettaglio insignificante.


martedì 21 agosto 2018

sul confine

La sala giochi del mio paese, che è ancora un posto molto frequentato da persone di ogni età, cosa che mi stupisce sempre, chiude alle 24:30.
C'è scritto così, a penna, in un cartello di fianco alla cassa.

Che a pensarci bene è un tempo che non sei da nessuna parte, o da tutte e due, dipende da chi guarda. 
E infatti è un orario bellissimo.

giovedì 16 agosto 2018

lo trovo meraviglioso

"Tutti i filosofi del mondo pendeno ogge dalla penna di V. Sig.a, perch'in vero non si può filosofare senza uno vero e accertato sistema della costruzione de' mondi, quale da lei aspettiamo; e già tutte le cose son poste in dubbio, tanto che non sapemo s'il parlare è parlare."

Marzo 1614, in una lettera che Campanella scrisse a Galileo.







mercoledì 8 agosto 2018

darsi un termine

Quindi adesso questa storia la sto rileggendo, la sto sistemando, anche grazie a un secondo lettore che mi dà dei suggerimenti, aggiungo tolgo sposto, rimetto risposto eccetera, come quando dovevo finire la tesi, che se non fosse per il fatto che c'era una scadenza precisa data dalle tasse e dagli appelli sarei ancora lì a correggere, dal 1998. Che poi a continuare a correggere finisce che snaturi tutto, mandi tutto in mona.

Poi mi vien su un'angoscia, all'idea che qualcuno possa leggere la mia storia, ma un'angoscia, non ho più scampo. Allora ho un progetto, che quando ho finito di correggere, mi do un termine, il 31 agosto, porto il file dal mio amico rilegatore in via Saffi, decido un formato, la copertina, tutto, mi faccio consigliare da lui che è uno bravissimo, poi me lo faccio stampare, lascio per ultime delle pagine vuote se uno vuole lasciare un commento, chi lo vuole leggere deve venire a prenderselo a casa mia, sennò niente, mi dispiace.

E in questi giorni ho scoperto anche un'altra cosa che mi ha lasciata un po' così, stupita, e cioè che per la lingua italiana, io, di questa "opera", sono il padre. Guarda te cosa vado a scoprire certi giorni.

martedì 7 agosto 2018

diario di una dieta 1

Sono in dieta da quaranta giorni e ogni giorno scrivo quello che ho mangiato per rendermi conto delle rinunce, un gelato oggi, un pacco di patatine domani eccetera.
Ho scoperto che mento.

lunedì 6 agosto 2018

fine

E niente, ho appena finito la storia. Chiusa. 
Mi viene da piangere tantissimo.

venerdì 3 agosto 2018

ripromettersi

Prima sono andata a prendere un libro nella mia libreria, in sala, Ugo Cornia, Sulle tristezze e sui ragionamenti, avevo voglia di leggerne un pezzettino perché c'è questo libro che sto leggendo adesso che è anche bello eh, ma; quindi sono andata a prenderlo, Sulle tristezze, l'ho aperto a caso, ho letto un capitolo, ho sospirato e ne ho subito giovato in salute e felicità, poi sono andata a vedere se c'era scritto qualcosa sulla prima pagina, di solito scrivo sempre qualcosa sulla prima pagina, e infatti c'è scritto a matita, in basso:

16 ottobre 2010, Lia e Nicolò in città.

Mi ha fatto di un piacere. Adesso però vorrei ricordarmi di più di quel giorno, sicuramente ero andata in città in bicicletta col piccolo, che aveva cinque anni, seduto dietro, magari proprio a comprare quel libro e però non mi ricordo nient'altro. Dovevo essere più precisa.
Me lo riprometto: al prossimo libro che compro, inserire dettagli.

mercoledì 1 agosto 2018

Come suona

Ho detto a mio figlio piccolo (dodici anni quasi tredici) se voleva leggere l'inizio della storia che sto scrivendo, che è quasi finita, manca il finale. Mi ha detto sì, allora gli ho dato il mio computer e ha letto l'inizio e poi a un certo punto mi ha detto, Mamma, la trama è molto bella ma sembra scritta da un bambino senza le mani, così guarda. E si è messo a sbattere la testa sulla tastiera del pc.
Che ridere. Gli ho detto che ha ragione, perché capita che le prime pagine ancora non sai bene che musica suona quella storia, lo sai solo scrivendola, quindi l'inizio è sempre un po' stonato. Adesso che so come suona questa storia sarà un attimo, correggere.
Ti viene voglia di leggerne ancora? Così capisci cosa voglio dire.
Sì! Posso?
Allora ha voluto leggere il primo capitolo e in certi punti rideva,  bella questa, diceva, in altri non capiva, io gli dicevo che avrebbe capito dopo averlo letto tutto, che è come un puzzle, mi chiedeva dei personaggi, a volte sbarrava gli occhi sorpreso.
Adesso ho capito cosa intendevi, mi ha detto.

Come primo lettore, son contenta.

venerdì 27 luglio 2018

tutta una questione di scelte

Oggi, che mi sono svegliata alle sei per causa di forza maggiore (se quello di fianco a te russa e non lo vuoi svegliare, e non lo vuoi girare che tanto è già su un fianco, e non vuoi schioccare la lingua che tanto comunque il silenzio dura poco,  e quindi poi non riesci più a chiudere occhio e alla mente s'affacciano solo pensieri che è meglio di no), oggi, che sono andata a fare una passeggiata in spiaggia di un'ora dalle sei alle sette, poi sono tornata a casa, ho fatto colazione, sono andata al mare a prendere un po' del primo sole, ho visto sfilare un campionario di paesaggio umano diviso per fascia oraria, ho letto, ho dormito (solo quando le vecchie, sì, le vecchie, ridiamo dignità a questa parola, vecchie, hanno smesso di berciare e quando i cani hanno smesso di cagnare); se come oggi, che mi son svegliata alle sei, ho camminato e respirato l'aria fresca della mattina, avevo anche il golf, e mi son riempita gli occhi del colore del mare, e mi son sentita così salutare, e sono anche a dieta, mangio sano che più sano non si può; se come oggi lo faccio tutti i giorni, ma quanto sana divento? 
Ma chi mi credo di essere?

Sto scrivendo quella storia lì, secondo me il lettore non ci capisce niente, ma è una scelta stilistica, che quando il lettore prenderà il libro per leggerlo (sempre che ci sia mai, un giorno, un libro), mi aspetto che dopo un po' lo lanci contro il muro e poi dietro gli tiri anche la ciabatta. 

martedì 10 luglio 2018

Progetti

Ho un sacco di progetti, cioè tre. Uno sarebbe di continuare a disegnare fumetti, l'altro di finire un libro che ho in cantiere, l'altro non lo posso dire. 
E quando ho tanti progetti son proprio contenta, ci sono un sacco di cose da fare, andare, vedere, pensare, ricercare, tentare, sbagliare, ritentare, per non parlare della sensazione esaltante di aver qualcosa di importante da realizzare, e poi sapere che ci sarà quel momento stupendo, quando senti la soddisfazione dell'aver realizzato! posso solo scegliere. 

Vado a leggere al mare, ciao.

domenica 8 luglio 2018

è così

Ieri mattina sono andata in centro in bicicletta. Avevo con me la macchina fotografica a tracolla, e quando me ne vado in giro per la mia città con una macchina fotografica a tracolla, mi sento un po' turista. In centro alcuni ragazzi di una associazione stavano raccogliendo fondi. Sono passata veloce e ho sentito una ragazza dire "...e la fotografa". Ero io, parlava di me. Mi sono girata e le ho sorriso. Chi ha una macchina fotografica non è più turista. I turisti, oggi, hanno il telefonino.

L'altra mattina mi hanno chiamata per un sondaggio. Anche l'altra settimana, e anche poco meno di un mese fa. Dico sempre sì, sarà per questo che mi chiamano spesso. In questa intervista ho scoperto cose di me incredibili. Chiamatemi ancora. 
Alla fine dell'intervista, la ragazza mi ha chiesto chi è il capofamiglia. Come prego? In che senso?, dico io. Il capofamiglia... nel senso... Segue un silenzio nel quale mi trovo a pensare "vediamo adesso come se la cava, dai avanti, dimmi in che senso". Nel senso di chi prende le decisioni in famiglia, mi dice lei.  Io e mio marito insieme, le dico io (pensando che in certe famiglie sono bambini di 3 anni a decidere). Grazie, arrivederci.
Ma chi li scrive i sondaggi?

Sto leggendo molto, una piacevole bulimia a cui non seguirà nessuna dieta. Ho comprato così tanti libri che non soffrirò di abbandono ogni volta che ne finirò uno. Mentre leggo, ad un certo punto mi viene da mettere un segno, una pieghetta in alto. Non sottolineo perché tanto, anche se sottolineassi, comunque non ritroverei la pagina. A vent'anni sì, la ritrovavo, trovavo i pezzi che avevano destato il mio interesse solo sfogliando il libro, quasi al primo colpo. Con certi libri letti allora posso ancora farlo. Adesso no, non credo che ne sarei capace. Insomma, faccio l'aletta. L'aletta. Chi mi ha insegnato a fare l'aletta? A farla così, un piccolo triangolino in alto? La faccio e immediatamente la detesto, la tolgo e l'accarezzo per fare in modo che scompaia, non mi piacciono i libri con le alette, penso. E ne ho una marea. Ma perché ho imparato a fare l'aletta? Perché ho fatto le alette? Non ricordo un momento in cui ho imparato, come se l'avessi sempre saputo.

L'ho sempre saputo. Tanti anni fa, avrò avuto otto, nove anni, prendo un bicchiere di vetro per mettere dentro del te caldo. Mia mamma dice di mettere un cucchiaino dentro il bicchiere, altrimenti, dice, si potrebbe spaccare il vetro. Mi stupisco, eseguo e poi la guardo. Stava lavando i piatti. Ricordo molto bene di essermi chiesta come facesse a saperlo. Gliel'ho chiesto e lei mi ha detto così, L'ho sempre saputo. 

Chissà quante cose assolutamente non scontate ho sempre saputo e mi porto dietro come ovvietà, e così penso, faccio, mi comporto e non cambio, anche se mi fa schifo. 





martedì 19 giugno 2018

l'uscita didattica

Siamo in uscita didattica con i bambini di quattro anni, per la verità qualcuno ne ha già cinque, dobbiamo essere precisi, sono differenze da fare ASSOLUTAMENTE. Però precisiamo che sono TUTTI grandi, ma non divaghiamo.

Siamo in uscita didattica al Parco Marecchia, che è splendido, e alla fine della nostra passeggiata arriviamo al Ponte di Tiberio, veramente di Augusto e Tiberio, meraviglioso ponte millenario.
Indicandolo dico:

- Bambini, sapete come si chiama quel ponte?
- Ceeeerto maestra! Quello è il ponte di Tiberio! Me lo ha detto il mio papà.

Mannaggia ai fichi romani, come diceva mia nonna, ma i bambini oggi sanno tutto! Ma a cosa servo io, maestra, ai bambini di oggi? Che frustrazione, oggi non servo, oggi non posso insegnare niente. Tristezza, mestizia.

Poi mi ridesto e penso: ma dai, è impossibile che sappiano chi era Tiberio.

Dico:

- Bambini, ma sapere chi era Tiberio?
- Ma te l'ho già detto, maestra, il ponte!

E un sorriso di soddisfazione si stampò sul mio volto di maestra ancora utile.
Allora ho preso fiato e mi sono messa a fare la mia bellissima lezione guardando e indicando il ponte con ammirazione e quando mi sono voltata non c'era più nessuno perché nel parco c'erano degli alberi caduti su cui arrampicarsi, dei sassi, degli insetti, delle foglie, dei rami così spettacolari che ciao Tiberio, ci vediamo alle elementari.



sabato 9 giugno 2018

tu chiamale, se vuoi

A scuola sono venuti due ragazzi dell'associazione RiAnima di Rimini, ci educano a comportamenti sicuri e ci insegnano cosa fare in caso di emergenza. E' un'esperienza molto bella, ma soprattutto utile.
Ad un certo punto ci insegnano che il numero da chiamare in caso di emergenza è l' "uno uno due".

Volete fare una prova? adesso chiamiamo l' uno uno due, vieni Chiara, dice Teresa. Gabriel farà il bimbo da soccorrere, stenditi a terra, facciamo finta che ti sei rotto un braccio. Gabriel si stende a terra, Danilo chiama e mette il telefono davanti a Chiara, sei anni, che deve parlare all'operatrice.  Noi ascoltiamo da una piccola cassa collegata al telefono. L'operatrice, Valeria, sa che stiamo chiamando da una scuola, che è una simulazione, ma è davvero operatrice dell' "uno uno due".
Pronto, si sente dal telefono. Chiara è emozionata e con la sua vocina timida risponde. Come ti chiami, dice Valeria. Chiara, dice Chiara. Perché mi hai chiamata? Cosa è successo?
Teresa suggerisce sottovoce, Chiara dice che un suo amico si è fatto male al braccio. 
Chiedigli come si chiama. Chiara esegue e Gabriel risponde. Valentina dice bene, possiamo dire che risponde, che è vigile. Chiedigli quanti anni ha, dice Valeria. Chiara esegue, Gabriel risponde. Chiedigli se quando è caduto ha sbattuto la testa. Chiara chiede e Gabriel dice di sì. Valeria dice Bene, brava Chiara, sei bravissima. Dove vi trovate? A scuola, dice Chiara. In che città? Santarcangelo, dice Chiara.
Molto bene Chiara, ora mandiamo un'ambulanza. Sei stata molto brava. 

Nel frattempo io mi sono messa a piangere. Sono dietro i bambini, osservo la scena in silenzio e piango. Non riesco a fermarmi, vorrei fermarmi perché mi vergogno un po', ma non ci riesco. Poi penso che quest'anno abbiamo lavorato tanto sulle emozioni, a riconoscerle, a dare un nome, a lasciarle scorrere. E quel lavoro viene utile anche a me, in quel momento. Mi dico che è commozione, sto pensando a quante volte, durante un'emergenza, i bambini fanno la differenza, e sentire la vocina di Chiara, così piccola e così brava, e la voce rassicurante di Valeria dall'altra parte del telefono, mi ha fatto crollare. Lascio che le lacrime scorrano.

Ad un certo punto Valeria dice Adesso avrei bisogno che tu mi passassi la maestra.
Alé, penso. Mi guardano, ma io non sono mica in grado. Mi sono commossa, scusate, dico. Per fortuna c'è la mia collega che va al telefono. Non so cosa si dicono, sono andata in bagno a prendere un po' di carta per asciugare gli occhi.

Danilo viene a chiedere se va tutto bene. Tutto bene, grazie, mi sono commossa, siete bravissimi.

Sono contenta. Grazie ragazzi.

lunedì 4 giugno 2018

le chiacchiere

(Ciao, sono tornata, è finito un periodo, diciamo così, un periodo che bisognava fare silenzio.)

Allora racconto questa cosa:
un pomeriggio, a scuola, siamo tornati dentro dal giardino, ci siamo messi nell'angolino (panchine in cerchio dove si fanno le chiacchiere, si raccontano le storie, si fa il calendario, si gioca) giusto il tempo di raccogliere le idee e poi tornare a giocare, fare, sbrigare, creare cose, inventare. 
I bambini erano sudati fradici, storditi dal caldo e dal gioco in giardino, con i capelli appiccicati alla testa, sporchi di polvere, di terra, di erba. Avevano tutto il giardino addosso, praticamente.
Allora io ho detto: Bambini, prima di tornare a giocare ci fermiamo un pochino, ci rinfreschiamo qui, cerchiamo di trovare un po' di benessere. 
Una bambina si è messa nella posizione del loto e ha chiuso gli occhi. 

Dico: ma voi sapete cos'è il benessere? 
Lo faccio spesso, mentre parlo, di chiedere se sanno il significato delle parole che uso. Scopro spesso che no, non lo sanno.

"E' fare i bravi", mi dice uno. 
No, dico io. Quello sarebbe il Bravessere!
Ridono. Rido con loro.

Pensate un attimo alla parola benessere, è formata da ben e essere, quindi è come dire stare bene. Per esempio, quando tornate a casa e siete stanchi, affamati,  magari anche un po' nervosi... Vi succede?
Sono tutti d'accordo che sì, succede così, e seguono coloriti esempi di nervoso.
Poi però la mamma o il papà vi fanno fare un bel bagnetto (seguono commenti su cosa c'è dentro la vasca o nella bacinella, paperelle, schiuma fino al cielo, rane che spruzzano, specchi pieni di gocce, sorelle o fratelli casinari, un giorno è successo che, pavimenti allagati, mamme e babbi sfiniti) e vi rilassate e tutti belli profumati mangiate e vi sentite di nuovo bene, giusto?
Sì sì!
Ecco, dico io, quello è un esempio di benessere.
A qualcuno tra i più piccoli sta calando la palpebra, tanto si sta rilassando. 

E il contrario di benessere? Chiedo.
Essere ben! Mi dice uno.
Ridiamo. 
Pensateci bene, dico. Benessere è una parola formata da ben e essere e vuol dire stare bene, sentirsi bene. E il contrario di sentirsi bene? Che parola potrebbe essere?
Non essere bravi! mi dice uno.  
Provo a semplificare e chiedo quale sia il contrario di bene
Male! dice uno. Poi alza lo sguardo, ci pensa e in un attimo arriva a comporre la parola Malessere.
Discutiamo per un bel po', ne hanno da raccontare.

E niente, è bello parlare con loro, volevo dire questo.








venerdì 6 aprile 2018

ce la faccio, ce la faccio

Terzo (terzo) giorno di dieta.

Alle tre ho pensato di mangiare un pacchetto di cracker. Alle 4 ho pensato di mangiare un pacchetto di patatine. Alle 5 ho pensato di mangiare un gelato. Alle cinque e qualcosa ho mangiato un'arancia. Sono le sei e qualcosa, guardo la gatta.  Sto pensando di mangiare la gatta, pelliccia e tutto. 

Ho mal di testa da fame, nervoso da fame, noia da fame, depressione da fame, affaticamento da fame, sguardo da fame, camminata per casa da fame, posizione sul divano da fame, giro dei canali tv da fame, scrittura di questo post da fame, sistemazione dei capelli in testa da fame, grattata sulla guancia da fame, posizione in piedi in un angolo della casa guardando il muro da fame, sospiro da fame.

Ho appena ruttato l'arancia.




venerdì 16 febbraio 2018

oggi

Un gatto rosso attraversa, silenzioso, una strada deserta, poi s'infila giù per la ringhiera. Non c'è nessuno, in giro. Son poi le dieci di mattina, ma dove son tutti? dormono ancora? Chiusi in casa, stanno. Fa un freddo. E noi si va al lavoro, uno dietro l'altro, in macchina, per la strada grande. Qua e là, zitti, respirano gli alberi in mezzo ai campi, ci son tre oche in un giardino, passa un fagiano in volo. E' tutto qui, mi sembra, quel che vedo di vivente. Che noi, a guardarci bene, dentro le macchine che van per la strada grande, non sembriamo poi mica tanto vivi.Vè mo là, però, ci son le prime gemme sui rami nudi stecchiti,  e il sole è più alto di ieri, a sinistra, sul bordo del campo.




mercoledì 14 febbraio 2018

margini di miglioramento

Prima, mentre mi facevo il bagno, caldo, con la schiuma, con il livello dell'acqua da annego, mi sono venuti in mente due ricordi. Il primo narra di quando facevamo il bagno io e mia sorella. Finché riuscivamo a stare entrambe dentro la vasca, tutto è andato abbastanza bene. Poi siamo cresciute e abbiamo dovuto fare i turni per chi lo faceva prima, ovviamente nella stessa acqua. E quando toccava a me, il secondo turno, ero tristissima, acqua fredda e sporca e poca.
Un giorno l'ho minacciata di non fare la pipì dentro e lei mi ha guardata con la faccia che diceva Che bella idea! e poi la faccia è cambiata in La sto facendo adesso.

E l'altro ricordo è questo: verso i vent'anni, una mattina, entro in camera mia e trovo un ragno nero grosso e peloso sul mio cuscino. Presa dallo schifo e dallo sconforto (terrore no, non mi fanno paura), inizio a pensare a come sbarazzarmene senza ucciderlo e quindi penso penso penso penso, ragiono ragiono ragiono, faccio dei calcoli, pure, e intanto non perdo di vista la bestia, e penso ragiono soppeso penso. Ad un certo punto, sempre guardando il ragno, urlo a mia madre di portarmi un pezzo di cartone e un bicchiere: l'idea è semplice, con il bicchiere copro il ragno, poi passo il foglio sotto, prendo tutto e porto il ragno di fuori.

Mia mamma arriva con bicchiere e cartoncino, si ferma, mi guarda, guarda il ragno, mi riguarda, dice "pori i me schei", prende il cuscino e lo sbatte di fuori. Ualà. Cinque secondi tutto compreso.

Adesso, con in mente questi ricordi edificanti della mia gioventù, bevo.

lunedì 12 febbraio 2018

quando tutto va come deve andare e senti che la tua mente è fresca, limpida, leggera

Che sarebbe quando, dopo un anno di trasloco, cerchi una cosa, che anche ci tenevi, a quella cosa lì, e pensi: "non la troverò mai più, è impossibile, chissà dove l'ho messa, meglio se la catalogo sotto cose perse nel trasloco, non dovrei nemmeno sforzarmi a cercarla che ci rimango solo male", e invece dopo la trovi al primo colpo.


venerdì 9 febbraio 2018

incredibile

Continua a telefonare gente che mi vuole regalare qualcosa. Al prossimo che chiama detto direttamente i codici per un bonifico.

martedì 6 febbraio 2018

due motivi

Io non ho problemi a dormire, semmai il contrario, ho problemi a stare sveglia, però ci sono due motivi che non mi fanno dormire la notte e uno è l'ingiustizia, o meglio quello che non capisco, che mi fa fare dei rimuginii e mi fa venire dei nervosi alle quattro di mattina, che sto lì a guardare il soffitto, poi mi alzo, mi faccio una tisana, guardo il soffitto della cucina, bevo la tisana, porto dentro la sedia a dondolo che ho dimenticato in terrazza, metti che piove, tiro su un po' di polvere, mi viene in mente che avevo appuntamento alle sei e mezza dal tappezziere per ritirare la poltrona della nonna, che mi ha chiesto 360 euro per metterla a posto, mi compro una frau con quei soldi, devo andare a riprendermela sfasciata, mi son dimenticata, porcoboiba, che nervoso, ci vado domani

 e l'altro motivo, le lenzuola messe male.

Stanotte, tutt'e due.

lunedì 5 febbraio 2018

lascia pur fare

Ieri pensavo alle mie routine e al fatto che ogni giorno faccio le stesse cose, mi alzo, vado in bagno, preparo la moka, poi torno in bagno, poi torno in cucina, faccio colazione, poi vado a scuola, poi torno da scuola, faccio da mangiare, lavo stiro radano, ragazzi marito e tutto il resto,  sempre uguale, qualche variante. 
Che palle.

Poi sono andata avanti nel ragionamento e ho pensato che la terra gira su se stessa, e gira attorno al sole, e il sole brucia, tutti i giorni, la mia vita durerà, toh, quanto? più o meno cento anni, cosa sono cento anni, la terra quant' è che fa la stessa cosa? e non si annoia mai. Pensa se smette. Lascia fare. E io mi annoio.  Che spocchia.

Poi l'ho detto alla Mari e lei si  messa a ridere, quando gliel'ho detto, e poi ha detto: forse la noia è degli esseri viventi, allora abbiamo pensato a cosa distingue l'essere non vivente dal vivente, al passaggio da uno all'altro, dalla materia alla vita, per dire, e i nostri cervelli, a pensare a quel passaggio lì, si è visto proprio, hanno fatto SPAAH, anche i nostri occhi hanno fatto SPAAH, anche i nostri capelli. Siamo state un po' in silenzio, dentro lo SPAAH. 
Poi abbiamo pensato che forse è il pensiero che produce la noia, che il pensiero è elettricità, ci pensi, che il pensiero è elettricità? Lascia fare.
SPAAH.

Poi abbiamo pensato che forse è la noia ad essere la creatrice di varianti, come l'errore nella trasmissione del codice genetico, e che dall'errore (eccetera eccetera, siamo andate avanti un casino, troppo lungo).

Tipo che la noia è un errore del pensiero e questo errore però è creatore. Lascia fare.

Intanto preparavamo la cena per i ragazzi, noi avevamo la tisana, perché noi facciamo la dieta, niente cena, noi, certo, prima ci siamo scofanate questo mondo e quell'altro con l'aperitivo, lascia fare, e mentre parlavamo i ragazzi mangiavano, e mentre parlavamo i ragazzi bevevano, e mente parlavamo i ragazzi se ne andavano, e mentre parlavamo non ce ne siamo neanche accorte, che se ne erano andati, e parla parla parla parla parla parla parla parla, a un certo punto è tornato Lele, dal lavoro, di domenica, sì, che non sono mica gli anni ottanta, lascia fare, è entrato, io ho detto: Mari, dovremmo avere un canale radio, io e te, che secondo me ci seguirebbero, e Lele ha detto: sì, facciamolo, che svoltiamo, io vi ascolterei.

Poi abbiamo finito la tisana, buona notte e tanti saluti.


mercoledì 31 gennaio 2018

ma andiamo

Le diete. Che puoi mettere solo *un cucchiaino* di olio nell'insalata, e poi l'insulto, che se metti l'olio nel cucchiaino e poi lo versi nell'insalata, ma cosa va giù nell'insalata? Cosa? Che l'olio resta tutto nel cucchiaino? 
Fuck cucchiaino.
Ho iniziato a  guardare Dexter, per cui adesso il mio dialogo interiore è tutto un fuck qua fuck là.
Volevo condividere.

sabato 27 gennaio 2018

quando incontri un gentiluomo ed è subito gioia

Ieri, a casa dei miei, ho incontrato un signore che non vedevo da, credo, almeno dieci anni.
Nell'ordine, i seguenti complimenti:

Tu sei la sorella più grande di età ma più bassa, vero? e più grassoccia?
E hai... 50 anni?

Ho annuito a tutto.

mercoledì 24 gennaio 2018

di ritratti e di bambini

Non mi sono mai fatta fare un ritratto. Mi piacerebbe molto posare per un pittore ma non ho avuto mai occasione e, si sa, son cose che devono succedere un po' così, per caso, non so. Come si fa a farsi ritrarre da un pittore? Io non lo so, lo desidero ma non lo so, come si può fare. Vai da un pittore e glielo chiedi? e dove lo trovi un pittore? non lo so, come si fa.
Ho sempre pensato che posare per un pittore mi metterebbe in una posizione di attesa, di curiosità (chissà come mi vede, chissà cosa verrà fuori), di emozione, di tensione, di sottomissione, anche, perché lui è il pittore e io sono niente, in quel momento, in una relazione per niente simmetrica. Il potere è tutto il suo. Questo ho sempre pensato.

Poi, oggi, ho chiesto ai bambini di ritrarsi vicendevolmente.
Avete mai assistito all'esecuzione di un ritratto fatto da bambini di 4 e 5 anni?
Io sì. E' un'esperienza interessante, straordinaria.

Il soggetto ritratto spesso non si limita a fare da posa, ma dà indicazioni al disegnatore molto chiare: Per i capelli usa il marrone, per la bocca la voglio con il rossetto, prendi il rosso. Le guance rosa, le ciglia nere. I capelli sono lunghi, guarda, ho la coda con il fiocco. 
A volte ho dovuto frenare il modello dall'intromettersi nel disegno, dal disegnare lui stesso.
A volte chi posa si stufa e se ne va, senza salutare, ma questo capita solo quando il modello è molto piccolo, anche se è stato proprio lui a chiedere di essere ritratto, ma è così che funziona. Comprensibile.
Altre volte, invece, ci sono modelli immobili, perfetti, seri, imbalsamati. Ma è molto raro.

Prendono la cosa seriamente e ridono, ridono, ridono di gusto. Lì attorno si forma spesso il pubblico che osserva, rispettosissimo, il ritratto in atto. E si piacciono, e si vogliono bene, mentre si ritraggono, si vede proprio che vogliono onorarsi attraverso il segno. E non hanno mai paura di sbagliare, e ridono, e si divertono, e si vogliono bene. 

E' stato bellissimo.

autogol

Quando mi organizzo o faccio dei programmi, che li stia mettendo in ordine, a mente, o che li stia scrivendo, io parlo, da sola, un po' come quelli che quando danno da mangiare ai figli piccoli, ad ogni boccone aprono la bocca.

- Dovrei fare un lavoro per la scuola, però, a pensarci, posso farlo anche domani mattina.
- Ah, mamma, quindi procrastiniamo, eh?

Zitta devo stare, zitta.


venerdì 19 gennaio 2018

fa troppo caldo, per essere

Mi sa che sto male, mi fanno male le ossa, ho voglia di latte ma non voglio bere il latte di mucca per qualche ragione strana, lo bevo ogni mattina ma quando sto male no, quando sto male  mi sento in colpa a bere il latte di mucca, non indaghiamo, ho preso il latte di riso, l'ho scaldato, ho fatto la schiuma come se fosse un cappuccino di riso, ma da solo ho poi pensato che non era buono, ci ho messo dentro il nesquik. Perché l'ho fatto. Io la devo smettere. Lo dicevano, che il senso di colpa crea un sacco di guai.

mercoledì 17 gennaio 2018

più che lavata, lessata

Devo fare una ricerca per la storia che sto scrivendo, sono di un felice, chi l'avrebbe mai detto che avrei avuto bisogno di ricercare, e domani vado alla biblioteca civica Gambalunga a fare questa ricerca, che ci andrei anche spesso, in biblioteca, ma non ho mai una scusa, mi viene un nervoso delle volte, quando ci passo davanti, vorrei entrare, avere una scusa per farlo, poi non entro, cosa entro a fare. Invece adesso ce l'ho, domani pomeriggio vado, son contentissima. 
Le idee migliori, come questa, mi vengono mentre faccio il bagno, forse è per via della temperatura, 40 gradi.

martedì 16 gennaio 2018

non credetemi pure #2

E lì vicino, dall'altra parte della strada, c'è il bar degli scienziati, se la raccontano, poi tornano nella loro dimensione parallela e scrivono le idee geniali. Però io là dentro non mi sento di entrare, solo ogni tanto origlio.
L'indirizzo per trovarsi lì non lo hanno ancora bene capito neanche loro, che succede per caso, sennò ve lo dicevo.

domenica 14 gennaio 2018

non credetemi pure

Credo che esista un bar, in una dimensione parallela, dove si incontrano le persone creative, ci vanno a raccontarsela, poi bevono qualcosa, mangiano un tramezzino, o un toast, ognuno con i suoi gusti, ha due stanze, per dire, piccole, e le vetrate sono sia di qua che di là, perché è un bar ad angolo, ha dei quadri di foto in  bianco e nero, e queste persone se la raccontano e poi quando tornano nell'altra dimensione parallela, realizzano. 
Io lo so perché ci sono stata, è un bar bellissimo.

giovedì 11 gennaio 2018

un senso, tutto questo, ce l'avrà pure

che più mi concentro nella storia, che in fondo, chi non ha una storia nel backup, più sento la mancanza di mio marito, che poi adesso che ha gli occhiali, non so, è un tale bonazzo, con gli occhiali, gli han detto "Assomigli a quell'attore,  James Franco", e io che non mi ricordo mai i nomi, un giorno, sul divano, mi sono gettata su di lui dicendogli "sei un tale figo, come quell'attore, Jean Franco". 
"Gianfranco Chi?"

di date importanti

Il diciotto gennaio, che quest'anno cade di giovedì, tra una settimana, per me è un giorno importantissimo, perché cinque anni fa è morta mia nonna e io l'amavo tantissimo. L'amo ancora adesso, per la verità. Non smetterò mai, di amarla, per la verità.

Riscrivendo questa cosa che avevo nel disco rigido, la sto cambiando, il diciotto gennaio è una data importante, in questa cosa che sto scrivendo, l'altro giorno mi sono informata su un paese che c'entra con tutta la storia, ma non scrivo il perché, adesso, forse un giorno, chissà, comunque questo paese è la Norvegia, e ho scoperto che proprio il 18 gennaio è il giorno in cui il sole ricomincia a sorgere dopo tanti mesi di buio.  Per me è perfetto, ne sono felice.

L'ho detto a  mio figlio grande, gli ho detto Ale Ale Ale Ale, ma la sai una cosa? lui si è spostato le cuffie da un orecchio, ha ascoltato, poi ha detto E allora?


mercoledì 10 gennaio 2018

il caso o la necessità? Mai capito

Se dovessi scrivere tutte le volte che, nella mia vita, mi sono capitate delle coincidenze, ma non robetta eh, parlo di cose grosse

maestra, lo sai? l'infinito è un numero che non finisce mai

ecco

e se non ci credete è perché non siete me. Chi mi frequenta invece,

maestra, infinito vuol dire

ecco.

Però, un po', è fatica.

martedì 9 gennaio 2018

cominciamo bene (per davvero)

Nell'anno nuovo, questo qua, il 2018, ho ripreso in mano una roba che avevo scritto almeno sette anni fa, era chiusa in un disco rigido, per liberare spazio, backup, l'ho ripresa, l'ho letta, mi veniva da vomitare, scritta male ma male ma male, che imbarazzo, l'avevo scritta fantasticando mentre mettevo a letto i bambini, ore e ore di fianco a loro ad aspettare che si addormentassero, non si addormentavano mai, mi accompagni nel sonno, sì, vengo, a morire di noia, vedi che utile, la noia, insomma l'ho ripresa in mano, come storia ci sta tutta, come personaggi anche, insomma, la sto riscrivendo da capo in modo completamente diverso, salvando trama e personaggi, più o meno, perché qualche differenza c'è anche lì, ma insomma, sta venendo fuori una cosa bella, secondo me, ma non devo dirlo io, come dice mio marito, però gli ho fatto leggere due righe, ha riso, me le ha correte un po', infatti giusto, però ha riso. 

Insomma, scrivere, in ferie, perfetto, invece se devi anche caricare la lavastoviglie, passare lo swiffer, preparare il pranzo ai ragazzi, andare a lavorare, lavarti, fare i giri per i figli, essere a casa perché adesso sono i figli che girano e trottano, e tu devi essere a casa, devi fare da perno, per così dire, ecco, scrivere in questa condizione, è una roba di un difficile. E' difficile fare anche tutto il resto tipo ascoltare le persone che ti parlano, perché, porca miseria, la testa è sempre lì, poi si creano degli imbarazzi.

lunedì 8 gennaio 2018

Cominciamo bene

Non è tanto che è lunedì, sono le ferie. Come faccio adesso a iniziare a lavorare, che ho sonno? Bella domanda.

mercoledì 3 gennaio 2018

l'equilibrio


Sfugge, talvolta, il significato dei sogni.



Per quanto surreale, alla fine è invece così maledettamente chiaro.