venerdì 18 giugno 2010

Pile

Sono giorni che la pila dei panni cresce. E mi guarda. Mi guarda e non favella, e quando la pila non favella è anche peggio.
Chi favella, invece, è Van. Van mi dice: Mi toccherà imparare a stirare, che tradotto vuol dire più o meno stira. E la pila resta lì. Passa qualche giorno, la pila intanto cresce, anche autonomamente per la verità, e Van mi dice, così, distrattamente: Ehm, ci sarebbe da stirare (apprezzo la sincerità). E la pila resta lì. Accorgendosi come un'aquila dall'acuto ingegno che la pila non solo è ancora lì intatta ma che ha ormai raggiunto altezze vorticose e tenta le sue prime lallazioni, temendola anche un po', sento Van che parlotta tra sé e sé scrollando la testa e cercando di calcolare se sia meglio imparare a stirare o gettare direttamente tutta la pila dalla finestra.
Ok, ok. Ho capito. Ho-capito. Fa caldo, sono oberata, sono stufa, girerei vestita di canovacci, se fosse per me, e a voi farei usare dei tappeti legati con la cucitrice (perché non vi vestite con i tappeti? ne abbiamo anche di colori sgargianti), e sento salire un po' di nausea. MA OCCHEI, ho detto, occhei. Ho capito. Guardo la pila, guardo Van, riguardo la pila e la pila lo sa che quando la guardo così è perché sono in cima, e sa anche bene che quando sono in cima poi l'azzanno con rabbia e sudore accanendomi per ore e ore su di lei. A questo punto i giochi sembrano fatti, è una buona serata fresca e quando è fresco è bene; e io stirerò. Ma in tutta questa semplice storia di pile e donne e tappeti e pile e donne, c'è un ma.

Perché bisogna stare molto attenti alle pile. Ci sono pile e pile, e le pile di giugno sono pazzesche, le più terribili. A volte ci puoi trovare dentro anche i pantaloni di dicembre, sono pile con i grilli nella testa e piene di idee strane e rivoluzionarie. Mai calare la guardia con le pile di giugno. E infatti. Infatti anche questa sgualdrina è una di queste.

Insomma, non gli piace tanto il mio sguardo, alla furbetta, ed è un attimo: approfittando di una mia momentanea distrazione dovuta al richiamo primitivo del figlio che urla "fahaatttohooooo mahammahaaa" dal bagno, lei tenta la fuga. Se ne va. Va via. Sa che mi accanirò di lì a breve e allora ha la grande pensata di andarsene. Semplice. Cosa fa, la sciocca? Esce di casa, anche lentamente per la verità, come se fosse la cosa più naturale del mondo che una pila di panni variopinti e spiegazzati prenda la porta ed esca di casa e che poi si incammini giù per strada (ma dove andrà mai, mi chiedo io calma e sanguigna fredda). E fa pure la gnorri, capito? che ogni tanto si gira che deve controllare se la seguo, con lo sguardino socchiusino di quella che è tutto normale, e che cosa c'è adesso di strano se vado a fare un giretto, non so io, sempre a controllare tutto in questa casa non c'è un minimo di libertà (credo di scorgere anche la mossina con la mano, ma non ci giurerei).

Comunque scendo anch'io (e per forza, vuoi lasciare una pila girare da sola di sti tempi?) e dopo averla seguita un po', perché è anche divertente guardare una pila di roba che se ne va a zonzo, mi tocca agire. Scusa pila? Ma dove vai?
Lei mi guarda e allora le viene quest'idea meravigliosa della corsetta simil fuga. Oh signur, ma cosa fai? Sei troppo alta, dove vai? Ma non vedi che perdi tutte le mutande e i calzetti in giro? Ma ti sembra una roba da fare?
Niente, scoordinata come una pila scoordinata, continua a correre. Costretta all'azione di forza, mi piazzo davanti a lei in uno scontro non proprio edificante e caccio il mio fantastico: Mavedidipassaresubitoacasadicorsaaaadisgraziataaaaa! utilizzando una infallibile tecnica di richiamo tramandata di generazione in generazione, la tecnica del braccio teso con l'indice puntato verso la porta di casa, il corpo tutto tinco con le gambe unite e il culo indietro e con il tono di voce che carica gradulmente come un motorino, passando dal basso e lento fino al veloce e urlato, per diventare una roba strana, stridula, che spesso le ultime parole rischiano di restare strozzate in gola ma non importa, perché tanto la vittima ha capito tutto già dal primo Mavedi. Nulla sì può contro il braccio teso della donna incazzata. Si raduna una certa folla, i vicini fanno il tifo, son momenti che la via racconterà per giorni, che qui non succede mai un cazzo, son cose che suscitano più interesse del principe filiberto, o come si chiama, che balla su rai 2. Alla fine la vinco io e lei, testa bassa e zitta zitta, passa a casa. Si posa sul divano, devo dire anche con un certo stile imparato negli anni, con quella giusta arrendevolezza un po' vittimistica (tutta scena; sospira pure, l'attrice) che mi sembra una mossa della Fracci con il braccio sugli occhi (che pena), ormai rassegnata alle prossime spazzolate violente del ferro. Per vendicarsi, mano a mano che io stiro e il sudore riga la mia faccia, la sua altezza cresce. Son tremende le pile di giugno, io lo so.


E io stiro. Stiro e mentre stiro penso che stirava mia mamma, stirava mia nonna, stirava la mia bisnonna, stirava la nonna della nonna della mia bisnonna.

Stiro e penso che la donna stira dalla notte dei tempi, probabilmente stira persino da prima che inventassero il ferro da stiro. Secondo me, la donna stira da quando Dio disse: "Donna, tu partorirai con dolore e stirerai montagne e montagne e montagne e montagne di panni e mutande". Però quest'ultima cosa non è passata alla storia, soprattutto la parola mutande. Chissà perché. E' probabile che in quel momento gli uomini stessero guardando una partita di pallone e qualcuno cacciò un rutto talmente fragoroso, a cui seguirono risate maschie talmente fragorose e strizzatine e grattatine di palle talmente virili e maschie che, ahimé, questa amara verità finì perduta nell'aere.

Che a saperlo prima non cambiava niente, ma a saperlo prima almeno lo sapevamo prima.

Comunque nutro speranze. Intanto l'epidurale l'hanno inventata. Forse un domani nei tempi post-postmoderni gireremo tutti con degli scatoloni addosso con i buchi per le gambe e le braccia. E si sa, carta e cartone non si stirano e non si lavano. Dai, non si sa mai.

11 commenti:

  1. la mia l'ho falcidiata l'altro giorno..impresa titanica..però, siccome sono un poco masochista non nascondo che provo un segreto piacere a vedere le cose ammonticchiate tutte belle lisce lisce.
    ah ..LIA NON STIRARE LE MUTANDE!..tempo sprecato, e poi se il Van si lamenta digli che tocca a lui farlo ma munisciti di una buona dose di Foille, si scottano istantaneamente, è provato!
    Come quando maneggiano l'attaccatutto e si appiccicano le dita, gli uomini e il ferro da stiro fanno la guerra dai tempi dei tempi e...ah.. vince sempre il ferro!

    RispondiElimina
  2. Ehm... vedi che passando ho gettato qualcosa nella pila, poi vengo a ritirarla ben stirata. te l'ho chiesto perfavore, ma forse qualcuno ha fatto un rutto proprio in quel momento.

    RispondiElimina
  3. E' una dura lotta quella contro le pile ma è anche da tenzoni come queste che si manifesta la superiorità delle donne!

    RispondiElimina
  4. stavomegliquandostavopeggio18 giugno 2010 13:07

    "Donna, tu partorirai con dolore e stirerai montagne e montagne e montagne e montagne di panni e mutande" vince!
    comunque credo di averla vista passare la tua pila,con quello sguardo furbino...

    RispondiElimina
  5. Mi piace molto, voto per vederti vestita di canovacci mentre vesto con eleganza innata i miei tappeti legati con la cucitrice.

    RispondiElimina
  6. @A.: mai stirato mutande né calzetti, ci tengo alla salute mentale.
    @Stavomeglio: attenzione perché stava venendo lì da te, me lo ha detto lei nelle orecchie mentre la menavo.
    @Orio: Fatto. Il rutto. Ero io.
    Syris, ma tu styris? (e con questa autorizzo chiunque a tirarmi i pomodori)
    Van, lanciamo la moda sul mercato. Per me qualcuno abbocca.

    RispondiElimina
  7. Commento serio....quando parli della pila da stirare e di questo Van che ti fa capire che forse è ora che tu lo faccia, mai passato per la mente che potrebbe farlo lui?
    E poi chiedono perchè le donne vanno in pensione a 60 anni anzichè a 65 come gli uomini..ECCO IL PERCHé perchè oltre a lavorare fuori devono stirare, fare e tirare su i figli e tenere lacasa...loro i maschi se sono buoni e accondiscendenti al max ti concedono di "collaborare".

    RispondiElimina
  8. Caro anonimo, qui si tocca un tasto dolente. Tendo a non dare per scontato nulla, io, e infatti questo post è un po' burlone perché in realtà Van, che è mio marito, è un uomo come ce ne sono pochi e davvero la fatica di casa viene divisa equamente in due. Però abbiamo discusso molto, negli anni. E' infatti anche vero che spesso siamo noi donne, purtroppo, a dare per scontato che il lavoro di casa è della femmina. Faccio un esempio: sento spesso dire: mi stiri? mi lavi i piatti? mi passi l'aspirapolvere? Mi? Anche il linguaggio tradisce spesso un modo di pensare radicato a cui sono abituate prima di tutto le donne. Un altro modo: donna che lavora fuori casa come l'uomo ma che dice: mio marito è bravo, mi aiuta in casa. Mi?

    Ecco, togliendo di mezzo il tacito "lo fai tu perché sei femmina", bisognerebbe abituarsi a pensare che ci si accorda. Allora saremo nella post post modernità. Grazie del commento, mi hai dato un'occasione per approfondire un tema a cui tengo molto! ;)

    Il post in realtà mirava a sottolineare che, davvero, di tutti i lavori di casa quello che l'uomo repelle e che è raro che faccia è proprio stirare. O no?
    :)

    RispondiElimina
  9. (giuro che non ho mai detto "mi", eh. Pure come note, passo dal Re al Fa direttamente: passo al "fare", appunto.)

    RispondiElimina
  10. Allora siamo d'accordo, domani ti insegno a stirare. Ti si aprirà un mondo, capirai cose, avrai visioni, vorrai un santone.

    RispondiElimina
  11. Chi è lei?! Cosa faccio, io, qui?!
    Devo andare. Ciao.

    RispondiElimina