sabato 3 dicembre 2011

ti posso baciare?

Poi succede che sono al banco della carne e si avvicina una ragazza carina, ha il berretto grigio calato sugli occhi grandi e ha vissuto almeno dieci anni meno di me, io li vedo, sono tutti e dieci lì tra me e lei, anche se sono tutti i miei.
Guardiamo entrambe dentro al grande frigo. Solo che ci guardiamo dentro con occhi e pensieri diversi. Ancora non so i suoi ma i miei, mentre passo lo sguardo tra i pacchi di carne, sono più o meno: che palle, faccio da mangiare sempre le stesse cose non ho fantasia sono di una monotonia mortale.

Signora posso chiederle una cosa? Certo, dimmi.

E allora c'è lei che mi dà del lei e mi chiama signora, e soprattutto ci sono io che le do del tu.

Queste vanno bene per fare le fettine impanate? Perché io non son capace di fare da mangiare, sono appena andata a convivere, non sono capace, come si fanno? Mi scusi se glielo chiedo, è che non so proprio come si fa.

Posso baciarti?

Io la guardavo e poi ci guardavo da fuori, lei che mi dava del lei e io che le davo del tu; io, che quando era stato il mio momento tutto avrei voluto tranne che fare da mangiare, lui che aveva detto che gli piaceva e lo avrebbe fatto lui sempre e poi come è finita che invece preparavo sempre io, non lo so proprio, e insomma ho dovuto imparare a impanare la fettina, e così eravamo lì, io e lei e il suo berretto di lana grigio sugli occhi, e lei che mi dava del lei e io che le davo del tu e la volevo abbracciare, come una zia, la volevo abbracciare.

Insomma, le dico io, è facile, fai così e così, anche un po' di limone, vedrai, non è difficile.
Grazie, mi dice, grazie davvero.

E poi pensavo che ho quasi quarant'anni, ci pensavo anche prima di arrivare al supermercato mentre guidavo, è una settimana che ci penso, a come cambiano le cose, pensavo ad altro, non poprio alle fettine ma alla fine è la stessa cosa, fai le stesse fettine per dieci anni e intanto dentro ti cambia tutto.
Pensavo che è strano, il tu, il lei, la fettina e la signora che poi
sarei io. Però un po' è anche bello.
Cambiare, dicevo.

lunedì 21 novembre 2011

Va a messa

Leggo ultimamente su alcuni giornali, nonché ascolto alla radio, il racconto della giornata di Monti: Monti che va a messa, Monti che ha la stessa donna da sempre, Monti che la domenica va alle mostre con la moglie, e paga il biglietto.

Bravo Monti, penso.
Mi auguro per lui che sia un uomo realizzato e felice.

Però sento un bruciorino allo stomaco verso questo sbandieramento della vita di Monti.
E allora il bruciorino mi ha portato a chiedermi perché lo fanno, perché tutto questo sbandierare la sua proba vita privata.

Cosa ci sta dicendo il giornalista raccontandoci la vita di Monti?
Semplice: consapevolmente o no, ci sta vendendo il nuovo personaggio.
Non sto dicendo che Monti non vada bene, come faccio a dirlo adesso? Io mi auguro che ci sia una svolta, che ci si possa fidare d'ora in poi delle istituzioni, ci mancherebbe. Quello che vivo con fastidio è altro e non c'entra assolutamente nulla con Monti e il suo governo.
E' che sono stufa: questo tipo di racconto mi suona tanto come una pubblicità, e quando c'è la pubblicità io voglio cambiare canale. E' automatico.

La pubblicità indica un modello di vita, e lo fa attraverso i consigli agli acquisti: ti vende la merendina e intanto ti dice come devi fare colazione, ti indica la vacanza e ti dice che devi andare in vacanza, ti mostra una coppietta a cena e ti indica come deve essere la coppia felice... E noi ci siamo abituati a quella (cattiva) maestra di vita talmente tanto e in modo così automatico che non ce ne rendiamo più nemmeno conto.
Esempio: a scuola mi è capitato di suggerire a due genitori alcune strategie educative e mi son sentita dire: ah, sì, giusto! come dice la tata Lucia!
E ciò è vissuto come del tutto normale.
(Per fortuna che i miei studi sono legittimati dalla tv! sono credibile, fiuu)

Allora, gente, se non sentiamo il bruciorino quando arriva questa pubblicità, ma anzi, ci sentiamo rassicurati dallo stile di vita di quest'uomo e automaticamente ci fidiamo, come se davvero cosa mangia a colazione avesse a che fare con le sue future manovre "tecniche", allora significa che nonostante tutto non è cambiato niente nel nostro modo di pensare e che il berlusconismo è ancora vivo e vegeto: siamo gente che crede nella pubblicità. Ci sarà forse discontinuità nei fatti burocratico-economico-politici, ma nessuna discontinuità nella nostra testa. Nessun passo avanti. Si continua ad avere bisogno dell'eroe in cui identificarsi e a cui fare il tifo, e la stampa e la televisione creano una nuova narrazione ad hoc per venderci un nuovo prodotto.

Ne usciremo mai?
Io spero solo di non essere l'unica a sentire questo bruciorino.

giovedì 17 novembre 2011

di questi tempi

Oggi a scuola con i bimbi di cinque anni in palestra abbiamo fatto un gioco divertentissimo: io mettevo la musica e loro ballavano, correvano, facevano quello che volevano, liberamente. Quando poi spegnevo la musica, loro dovevano cadere a terra e restare lì fermi finché non la facevo ripartire. Poi ho fatto una variazione e allora quando la spegnevo dovevano stendersi con le gambe per aria. E poi ancora: mettersi con le mani per terra e il sedere per aria. Alla fine, ultima variazione, potevano scegliere una delle tre a piacere.

Ci siamo divertiti un sacco. Ridevano, saltavano, correvano, cadevano. Li vedevi che erano felici proprio. E anche io a vedere quanto erano felici, ero felice.

Ad un certo punto una bambina mi si è avvicinata (ero seduta in terra di fianco allo stereo) e mi ha detto: Tieni maestra, il biglietto (per finta), e poi anche la sua amica mi ha dato il biglietto (per finta).

Io l'ho preso (per finta) e ho sorriso e poi ho pensato che a me, a cinque anni, non mi sarebbe mai venuto in mente di dare il biglietto alla maestra che mi faceva fare una cosa divertente.

martedì 15 novembre 2011

Ma dai!

Ho fatto una ricerca su google, di quelle ricerche così, un po' cretine anche, di quelle ricerche che non sai bene cosa vuoi cercare.

Ho cercato sotto immagini la "donna anni 40" e poi via via anni 50, anni 60, fino alla donna del 2010.
Potete immaginare la classica icona della donna anni 40 (un'attrice), così come di quella anni 50 (davanti ad una cucina), anni 60 (su una vespa), anni 70 (con le braghe a campana), Pamela Anderson in costume rosso con due tette così che corre in spiaggia per la donna anni 90, e così via.

Ebbene, due cose mi hanno incuriosito: tra le immagini della donna del 2000 c'è la De Filippi, per quella del 2010 Berlusconi.

sabato 12 novembre 2011

eh

Sono andata a fare colazione al bar e mi son detta prendo il quotidiano che c'è e leggo le notizie, vediamo; e c'è La Stampa e un bell'articolo di Gramellini che si intitola Buonotte che dice che è dal 94 che ci zuzziamo quello lì (non proprio queste parole esatte, ma insomma) e che ha convinto la gente a votarlo, che gli ha creduto "per mancanza di filtri critici o semplicemente di alternative".

Ecco, io tutte le volte che vinceva mi mettevo la mano sulla fronte dispetarata, sapevo dove ci avrebbe portato. Dalla disperazione passavo alla rabbia verso chi lo votava e poi alla considerazione amara che forse l'Italia, a sto punto, se lo meritava, uno così. Adesso son qui che mi dico che la democrazia è fatta così, che la minoranza si becca le decisioni della maggioranza, giusto? Va bene, mi son detta, però adesso sarebbe bello che LA CAZZO DI MAGGIORANZA che l'ha tenuto su a fare le macerie ci chiedesse scusa, a noi minoranza che comunque paghiamo TUTTE le conseguenze. Perché alla fine questa cosa dell'ignoranza e della mancanza di filtro critico è una colpa, e non ce la possiamo permettere.

Adesso andate a guardare le tette del grande fratello, maggioranza.

lunedì 7 novembre 2011

della carta

Cartoleria

Scusi, ha quella carta che voglio io, quella così e così?
No, ma abbiamo l'altra, quella cosìcolà
Acc! Ma io non mi trovo bene con questa, vorrei l'altra
Eh, ma l'altra l'ho finita, dobbiamo ordinarla, arriva mercoledì
...
...
Come faccio adesso? Va bene, mi dia lo stesso un foglio di questa cosìcolà, che non resisto, ma poi ordinatene seicento chili dell'altra eh, vengo mercoledì
Ce l'abbiamo dalla mattina, se crede
(e qui ho capito quanto devo essere sembrata disperata)
No, vengo nel pomeriggio che passo di qua
Va bene
Grazie intanto, quanto le devo eccetera eccertera.

Ma io dico, ordinare della carta. Che al giorno d'oggi è più difficile trovare della carta in cartoleria che dell'uranio arricchito dal tabacchi. Mica era la prima cartoleria in cui la cercavo.

comunque questo era un post sul desiderio.

lunedì 24 ottobre 2011

domani


Domani lo avrò in mano, il terzo libro di Sara.
Sono emozionata.

(lo trovate a Lucca Comics (self area) e sarà presto anche nelle librerie, oppure qui)

sabato 22 ottobre 2011

punti di vista

Forse qualcuno di voi si ricorda di Madhi; per chi avesse voglia di leggersi un lunghissimo vecchio post, ne parlai qui.
Madhi è un ragazzo africano che sta cercando di vivere in Italia e che ogni tanto passa a trovarci e si ferma a bere un caffè e a fare due chiacchiere. Adesso è un po' che non lo vedo, dice che forse in autunno riusciva, dopo tanti anni, a tornare dai suoi. Spero.

In primavera, a ridosso dello scoppio della guerra civile in Libia, passò a trovarci e gli chiesi un parere. Ricordo bene che lui mi rispose sorridendo, molto sicuro di ciò che diceva: Gheddafi è finito. Prima o poi lo trovano e lo uccidono.

Io gli dissi che probabilmente lo avrebbero catturato e processato. Mi guardò tenero. E poi mi disse con il suo italiano ancora un po' stentato:" da noi non è come qui da voi, che si fanno i processi e poi dopo magari uno, un mostro come quello lì o un assassino, gli calano la pena ed esce per buona condotta e torna ad ammazzare. Da noi ti ammazzano, sei finito. E per me è giusto, deve essere così, via! Così la gente ci pensa di più prima di ammazzare un altro. Hai ammazzato? Allora devi morire. Paghi con la vita. E infatti lui non arriverà mai ad un processo, è già finito, lo ammazzeranno, ed è giusto così. Siete voi che sbagliate.

Mi impressionò la sua schiettezza. Sono profondamente contro la pena di morte e avrei voluto iniziare a parlare e parlare e parlare. E invece quel giorno, di fronte a lui, a quegli occhi che non so mica quante ne hanno viste, io non seppi dire beo. Era come se sapessi che qualsiasi discorso o qualsiasi argomentazione, per quanto ben posti, non lo avrebbero mosso di un passo.

Ogni tanto ci penso ancora.

martedì 4 ottobre 2011

sono stata alla blogfest e ho vinto

volevo scrivere la mia su questa festa che è la blogfest.

svolgimento

L'anno scorso per la prima volta sono andata alla blogfest, dice che forse spinoza.it vinceva dei premi e allora via con gli spinozi a vederci e a ridere insieme, che capita di rado e quando capita è sempre molto bello.
E insomma l'anno scorso eravamo là dove c'erano i cuscini per terra e ci annoiavamo un po', allora io e AleSerena vediamo un biliardino abbandonato e decidiamo di fare una partitella. Sempre bello. Iniziamo a fare la partitella e, vedendo che egli faceva finta di non saper giocare per cavalleria, gli dissi che ero bravetta e poteva anche smettere di fare finta di non saper giocare, che non mi divertivo. Invece non sapeva giocare veramente e allora io ho vinto mille a uno (per autogol della sottoscritta) e ho riso tantissimo perché delle volte giocavo anche in difesa, la sua.

Allora quest'anno eravamo nella spalmbeach e c'erano due biliardini e così mi chiamano per una partitella, io sono felice e corro a giocare, solo che capito in squadra con aleSerena; cogliendo la tragedia di questo fatto, un po' mi dispero dentro, dico Guardate che lui non è capace, mi faccio il segno della croce, gli avversari sono lo Splendido e la Laura, dico Laura tu sei capace? lei dice una cosa che non ricordo bene ma capisco che è una mezzasega (non si dice mezzasega), allora dico Ok, siamo equilibrati, si può fare. Mi metto in porta per limitare i danni, lo Splendido è in attacco contro di me, credo di ricordare che si tira su le maniche della camicia, io inizio a sudare, mi faccio tanti segni della croce che ho paura di slogarmi il polso, il polso mi serve.

Iniziamo.

E niente, aleSerena fiocca subito dei goals incredibili sotto lo stupore da occhi a palla della sottoscritta che con uno sforzo del tutto inutile tenta di contenere la felicità. Urla di gioia.
Sei andato a ripetizione tutto l'anno tu!
! ammetterà.
Tutto l'anno.
Bravo!

Non passava un goal dalla mia porta neanche a pagare. Lo splendido allibito dice Mai mi hanno fatto uno-due così. Io non so cosa cosa vuol dire uno-due ma so che la mia difesa è una roccaforte che neanche il famoso muro, ci sono cecchini appostati tra le guglie, sparano alle gambe degli omini all'attacco, sangue, crocerossine, amori che nascono in trincea, soldati che scrivono lettere a casa, scene di isteria, pianti, suoni di sirene, portantine, i bottoni di Napoleone che si sciolgono, le giubbe che aperte non scaldano più, che freddo maledetto fa in Russia, perdiamo la guerra per colpa dei bottoni, non divaghiamo, insomma lo Splendido non fa goal neanche a morire (i soldati) mentre aleSerena caccia delle bombe alla povera Laura che intanto ogni volta si dispiace tantissimo e chiede scusa, una scena pietosa mentre io urlo di gioia per l'amico andato a ripetizione tutto l'anno.

Poi, però, lo Splendido mi ha fatto ridere.

Siccome io come è noto ai più sono una a cui non piace molto ridere, ho iniziato a indebolire la difesa e questa è stata una cosa che non è molto giusta, secondo me, fare ridere la difesa.

Comunque vorrei dire che nonostante tutto abbiamo vinto noi, pochissimo scarto, bellissime partite, brava Laura, mi hai fatto anche gol dalla tua difesa, una sleppa pazzesca, che io dopo ho detto Eh no eh, e volevo vendicarmi, ho anche provato a fare un tiro cattivo, s'è sentito il boato del pubblico, l'ovazione, la Chiara ha preso paura, ha detto Ma qui rischio che mi arrivi una palla addosso, secondo voi? e noi Nono stai tranquilla. Ma non ho fatto goal, purtroppo. Però abbiamo vinto noi lo stesso.

Sono felice, siete belli, poi per fortuna che ero in squadra con uno bravo.

Poi vorrei scrivere una cosa sul tacco 12, ma magari domani, dai.

venerdì 23 settembre 2011

Mi invento i detti famosi

Ti voglio! dice il formaggio alla pera, che cadendo dal noto pero lo guarda e non capisce. Ti voglio! ripete lui con decisione. E' un bel pezzo di formaggio grana, lui. La pera è la morte sua, lo sa lui e lo sa il contadino che si gode la scena da sotto un albero; il pero, appunto.
Lo sanno tutti, del fomaggio e della pera; che sono la coppia perfetta, dico.
Non ci si può mettere per traverso a un siffatto destino.
Però c'è che la pera è un pochetto testarda, sembra faccia di tutto per fuggire a quel meraviglioso odine universale cosmico pensato per lei; di finire con quel gran pezzo del grana, dico.

E insomma ce ne vorranno di peripezie perché il buon fato si compia (è sempre così, che la necessità è per vederci felici e fa pure di tutto, credete, e noi invece facciamo di tutto per rovinare e complicare le cose, e essere infelici), finché la pera s'arrende (s'accorge? si sveglia?) al buon formaggio, facendo di quella accoppiata la migliore dei secoli.
C'è da dire che mai come quel formaggio e quella pera.

Da cui il famoso detto "non fare la pera", a intendere che non bisogna accanirsi a rovinare i piani di un buon destino pensato per noi complicando, incasinando, correndo, scappando, ingarbugliando, ragionando in maniera logica e ragionevole e ostinandosi a remare contro.
Pfiu.

Va anche detto che "due atomi di idrogeno e un atomo di ossigeno formano, quando reagiscono tra loro una sostanza, l'H2O, le cui qualità non sono riconducibili a quelle dei due elementi fondamentali H e O. L'acqua è qualcosa di diverso, non è solo la somma di determinate qualità individuali e sarebbe insensato ogni tentativo di ridurla alle sue singole componenti. E' proprio questo genere di sciocchezza che non di rado commettiamo. [...] Ogni rapporto (fra atomi, cellule, organi, uomini o nazioni, poco importa) è qualcosa di più e di diverso delle componenti che i due partner portano con sé nel rapporto: dall'alchimia scaturisce una qualità emergente sovrapersonale." (da Paul Watzlawich: Di bene in peggio)

E il contadino lo sa.