sabato 12 novembre 2011

eh

Sono andata a fare colazione al bar e mi son detta prendo il quotidiano che c'è e leggo le notizie, vediamo; e c'è La Stampa e un bell'articolo di Gramellini che si intitola Buonotte che dice che è dal 94 che ci zuzziamo quello lì (non proprio queste parole esatte, ma insomma) e che ha convinto la gente a votarlo, che gli ha creduto "per mancanza di filtri critici o semplicemente di alternative".

Ecco, io tutte le volte che vinceva mi mettevo la mano sulla fronte dispetarata, sapevo dove ci avrebbe portato. Dalla disperazione passavo alla rabbia verso chi lo votava e poi alla considerazione amara che forse l'Italia, a sto punto, se lo meritava, uno così. Adesso son qui che mi dico che la democrazia è fatta così, che la minoranza si becca le decisioni della maggioranza, giusto? Va bene, mi son detta, però adesso sarebbe bello che LA CAZZO DI MAGGIORANZA che l'ha tenuto su a fare le macerie ci chiedesse scusa, a noi minoranza che comunque paghiamo TUTTE le conseguenze. Perché alla fine questa cosa dell'ignoranza e della mancanza di filtro critico è una colpa, e non ce la possiamo permettere.

Adesso andate a guardare le tette del grande fratello, maggioranza.

lunedì 7 novembre 2011

della carta

Cartoleria

Scusi, ha quella carta che voglio io, quella così e così?
No, ma abbiamo l'altra, quella cosìcolà
Acc! Ma io non mi trovo bene con questa, vorrei l'altra
Eh, ma l'altra l'ho finita, dobbiamo ordinarla, arriva mercoledì
...
...
Come faccio adesso? Va bene, mi dia lo stesso un foglio di questa cosìcolà, che non resisto, ma poi ordinatene seicento chili dell'altra eh, vengo mercoledì
Ce l'abbiamo dalla mattina, se crede
(e qui ho capito quanto devo essere sembrata disperata)
No, vengo nel pomeriggio che passo di qua
Va bene
Grazie intanto, quanto le devo eccetera eccertera.

Ma io dico, ordinare della carta. Che al giorno d'oggi è più difficile trovare della carta in cartoleria che dell'uranio arricchito dal tabacchi. Mica era la prima cartoleria in cui la cercavo.

comunque questo era un post sul desiderio.

lunedì 24 ottobre 2011

domani


Domani lo avrò in mano, il terzo libro di Sara.
Sono emozionata.

(lo trovate a Lucca Comics (self area) e sarà presto anche nelle librerie, oppure qui)

sabato 22 ottobre 2011

punti di vista

Forse qualcuno di voi si ricorda di Madhi; per chi avesse voglia di leggersi un lunghissimo vecchio post, ne parlai qui.
Madhi è un ragazzo africano che sta cercando di vivere in Italia e che ogni tanto passa a trovarci e si ferma a bere un caffè e a fare due chiacchiere. Adesso è un po' che non lo vedo, dice che forse in autunno riusciva, dopo tanti anni, a tornare dai suoi. Spero.

In primavera, a ridosso dello scoppio della guerra civile in Libia, passò a trovarci e gli chiesi un parere. Ricordo bene che lui mi rispose sorridendo, molto sicuro di ciò che diceva: Gheddafi è finito. Prima o poi lo trovano e lo uccidono.

Io gli dissi che probabilmente lo avrebbero catturato e processato. Mi guardò tenero. E poi mi disse con il suo italiano ancora un po' stentato:" da noi non è come qui da voi, che si fanno i processi e poi dopo magari uno, un mostro come quello lì o un assassino, gli calano la pena ed esce per buona condotta e torna ad ammazzare. Da noi ti ammazzano, sei finito. E per me è giusto, deve essere così, via! Così la gente ci pensa di più prima di ammazzare un altro. Hai ammazzato? Allora devi morire. Paghi con la vita. E infatti lui non arriverà mai ad un processo, è già finito, lo ammazzeranno, ed è giusto così. Siete voi che sbagliate.

Mi impressionò la sua schiettezza. Sono profondamente contro la pena di morte e avrei voluto iniziare a parlare e parlare e parlare. E invece quel giorno, di fronte a lui, a quegli occhi che non so mica quante ne hanno viste, io non seppi dire beo. Era come se sapessi che qualsiasi discorso o qualsiasi argomentazione, per quanto ben posti, non lo avrebbero mosso di un passo.

Ogni tanto ci penso ancora.

martedì 4 ottobre 2011

sono stata alla blogfest e ho vinto

volevo scrivere la mia su questa festa che è la blogfest.

svolgimento

L'anno scorso per la prima volta sono andata alla blogfest, dice che forse spinoza.it vinceva dei premi e allora via con gli spinozi a vederci e a ridere insieme, che capita di rado e quando capita è sempre molto bello.
E insomma l'anno scorso eravamo là dove c'erano i cuscini per terra e ci annoiavamo un po', allora io e AleSerena vediamo un biliardino abbandonato e decidiamo di fare una partitella. Sempre bello. Iniziamo a fare la partitella e, vedendo che egli faceva finta di non saper giocare per cavalleria, gli dissi che ero bravetta e poteva anche smettere di fare finta di non saper giocare, che non mi divertivo. Invece non sapeva giocare veramente e allora io ho vinto mille a uno (per autogol della sottoscritta) e ho riso tantissimo perché delle volte giocavo anche in difesa, la sua.

Allora quest'anno eravamo nella spalmbeach e c'erano due biliardini e così mi chiamano per una partitella, io sono felice e corro a giocare, solo che capito in squadra con aleSerena; cogliendo la tragedia di questo fatto, un po' mi dispero dentro, dico Guardate che lui non è capace, mi faccio il segno della croce, gli avversari sono lo Splendido e la Laura, dico Laura tu sei capace? lei dice una cosa che non ricordo bene ma capisco che è una mezzasega (non si dice mezzasega), allora dico Ok, siamo equilibrati, si può fare. Mi metto in porta per limitare i danni, lo Splendido è in attacco contro di me, credo di ricordare che si tira su le maniche della camicia, io inizio a sudare, mi faccio tanti segni della croce che ho paura di slogarmi il polso, il polso mi serve.

Iniziamo.

E niente, aleSerena fiocca subito dei goals incredibili sotto lo stupore da occhi a palla della sottoscritta che con uno sforzo del tutto inutile tenta di contenere la felicità. Urla di gioia.
Sei andato a ripetizione tutto l'anno tu!
! ammetterà.
Tutto l'anno.
Bravo!

Non passava un goal dalla mia porta neanche a pagare. Lo splendido allibito dice Mai mi hanno fatto uno-due così. Io non so cosa cosa vuol dire uno-due ma so che la mia difesa è una roccaforte che neanche il famoso muro, ci sono cecchini appostati tra le guglie, sparano alle gambe degli omini all'attacco, sangue, crocerossine, amori che nascono in trincea, soldati che scrivono lettere a casa, scene di isteria, pianti, suoni di sirene, portantine, i bottoni di Napoleone che si sciolgono, le giubbe che aperte non scaldano più, che freddo maledetto fa in Russia, perdiamo la guerra per colpa dei bottoni, non divaghiamo, insomma lo Splendido non fa goal neanche a morire (i soldati) mentre aleSerena caccia delle bombe alla povera Laura che intanto ogni volta si dispiace tantissimo e chiede scusa, una scena pietosa mentre io urlo di gioia per l'amico andato a ripetizione tutto l'anno.

Poi, però, lo Splendido mi ha fatto ridere.

Siccome io come è noto ai più sono una a cui non piace molto ridere, ho iniziato a indebolire la difesa e questa è stata una cosa che non è molto giusta, secondo me, fare ridere la difesa.

Comunque vorrei dire che nonostante tutto abbiamo vinto noi, pochissimo scarto, bellissime partite, brava Laura, mi hai fatto anche gol dalla tua difesa, una sleppa pazzesca, che io dopo ho detto Eh no eh, e volevo vendicarmi, ho anche provato a fare un tiro cattivo, s'è sentito il boato del pubblico, l'ovazione, la Chiara ha preso paura, ha detto Ma qui rischio che mi arrivi una palla addosso, secondo voi? e noi Nono stai tranquilla. Ma non ho fatto goal, purtroppo. Però abbiamo vinto noi lo stesso.

Sono felice, siete belli, poi per fortuna che ero in squadra con uno bravo.

Poi vorrei scrivere una cosa sul tacco 12, ma magari domani, dai.

venerdì 23 settembre 2011

Mi invento i detti famosi

Ti voglio! dice il formaggio alla pera, che cadendo dal noto pero lo guarda e non capisce. Ti voglio! ripete lui con decisione. E' un bel pezzo di formaggio grana, lui. La pera è la morte sua, lo sa lui e lo sa il contadino che si gode la scena da sotto un albero; il pero, appunto.
Lo sanno tutti, del fomaggio e della pera; che sono la coppia perfetta, dico.
Non ci si può mettere per traverso a un siffatto destino.
Però c'è che la pera è un pochetto testarda, sembra faccia di tutto per fuggire a quel meraviglioso odine universale cosmico pensato per lei; di finire con quel gran pezzo del grana, dico.

E insomma ce ne vorranno di peripezie perché il buon fato si compia (è sempre così, che la necessità è per vederci felici e fa pure di tutto, credete, e noi invece facciamo di tutto per rovinare e complicare le cose, e essere infelici), finché la pera s'arrende (s'accorge? si sveglia?) al buon formaggio, facendo di quella accoppiata la migliore dei secoli.
C'è da dire che mai come quel formaggio e quella pera.

Da cui il famoso detto "non fare la pera", a intendere che non bisogna accanirsi a rovinare i piani di un buon destino pensato per noi complicando, incasinando, correndo, scappando, ingarbugliando, ragionando in maniera logica e ragionevole e ostinandosi a remare contro.
Pfiu.

Va anche detto che "due atomi di idrogeno e un atomo di ossigeno formano, quando reagiscono tra loro una sostanza, l'H2O, le cui qualità non sono riconducibili a quelle dei due elementi fondamentali H e O. L'acqua è qualcosa di diverso, non è solo la somma di determinate qualità individuali e sarebbe insensato ogni tentativo di ridurla alle sue singole componenti. E' proprio questo genere di sciocchezza che non di rado commettiamo. [...] Ogni rapporto (fra atomi, cellule, organi, uomini o nazioni, poco importa) è qualcosa di più e di diverso delle componenti che i due partner portano con sé nel rapporto: dall'alchimia scaturisce una qualità emergente sovrapersonale." (da Paul Watzlawich: Di bene in peggio)

E il contadino lo sa.

martedì 9 agosto 2011

Quando è amore, è amore


Ho fotografato il peperone perché io sono innamorata, del peperone. Era sulla tavola, così, da solo. L'ho visto e siccome l'amo, sono andata a prendere la macchina fotografica e l'ho fotografato, perché è bellissimo. Però è anche letale, mi uccide dentro tutte le volte, quello lì. Io non gli so resistere e dai una, dai due, dai tre, tutte le volte che me lo trovo davanti (sulla pizza, sui crostini, cotto, crudo, a fettine) io lo mangio e penso che la prima la seconda la terza la quarta volta è stato solo un caso se poi mi son venuti dei crampi alla pancia da stare in stato comatoso per due ore, tipo coccodrillo.

Quando è amore, è amore.

E poi volevo dire anche che le ante bianche con due maniglie che si vedono dietro sono di una credenza che fu della mia bisnonna, e poi della mia nonna, e adesso è mia.
Spendo due parole anche per quell'amore lì:
Credenza della bisnonna: 1930-vivente.

lunedì 1 agosto 2011

sempre sui luoghi di confine

Il momento prima di andare a letto, ogni genitore lo sa, è il luogo delle confessioni intime, delle frasi buttate lì, dei bicchieri d'acqua dopo aver spento la luce, dei riti della buonanotte che si vorrebbero infiniti.
In uno di questi luoghi di confine, l'altra sera, al buio, mi ha sussurrato questo:

"Mamma, io sto attraversando una fase in cui ho molta paura del buio, ma moltissima. E' come se tutte le paure fin da quando sono piccolo si fossero sopressate nel buio. Ma non so dirti quali di preciso, la paura è una cosa profonda, non è su delle cose in particolare. La paura è una cosa molto, molto profonda".

***

Mio figlio grande ha dieci anni e già un discreto talento nel raccontarsi le emozioni. Dal canto mio, che non ho paura del buio anzi lo adoro e ci ho pure scritto un librino per bambini, adesso son qua che mi chiedo dove si siano sopressate le mie.

mercoledì 27 luglio 2011

Ma sì, dai

Idee chiare fin da piccoli: "Io voglio fare il re, però sarò buono con i miei schiavi. Basta che stiano seduti a tavola quando mangiano, che mi ascoltino, che facciano quello che voglio io, ma anche possono fare quello che vogliono loro, delle volte."

venerdì 22 luglio 2011

Il fatto è

Il fatto è che lei quella sera non aveva alcuna voglia di uscire, né di vestirsi, né prendere la macchina, né fare la strada, arrivare, parlare, ascoltare. Quelle serate così, di quei periodi così, di quelle volte così che vuoi solo stare nel letto a puntare il soffitto, prona, e magari poi dormire, perché non ne va una dritta ed è inutile accanirsi, bisogna aspettare, cosa vuoi fare.
Ma niente, véstiti ed esci stasera ci son tutti non puoi mancare non fare la depressa vieni.
E andiamo.

E mentre si veste distratta davanti allo specchio a spalle basse e avvolta nella tristezza dei suoi trentaqualcosa anni e non me ne va dritta una son solo una vecchia stronca abbandonata dalla fortuna, e sua nonna dall'alto dei suoi ottanta che le dice io alla tua età saltavo i fossi per il lungo, hai ancora tutta la vita davanti, sei una giovinetta; e sua sorella piccola che dal basso non dice niente ma scrolla la testa a ribadire non si sa bene cosa, ma le sorelle piccole ribadiscono sempre con acidità qualcosa di brutto che pensi già da sola; mentre succede tutto questo lei ha già la borsa sotto braccio, le chiavi in mano e scende le scale. Scattano degli automatismi delle volte, non si sa cosa, qualcosa ti muove, ti prende da sotto con un calcio nel sedere. Insomma, si muove ed è già in strada.

E allora tutti lì con le macchine, la prendi tu la prendo io siamo cinque qua cinque là (ricordami perché mai sono uscita stasera), insomma rimesta rimesta il fatto è che bisogna che lei prenda la macchina e con lei ci deve salire Coso. Chi è Coso? Non si sa, è amico del cugino della ex della sorella della compagna di classe della vicina di casa di Carlo. Allora lui viene con te? E venga con me. E andiamo.

Il fatto è che lei quella sera non aveva proprio la benché minima voglia di parlare ascoltare socializzare, niente. Se era lì era colpa del calcio da salto olimpionico che la vita ogni tanto t'assesta nel sedere.
E loro due sono lì in macchina, a seguire il codazzo. Lui non parla, e lei nemmeno. Lui guarda fuori dal finestrino e lei ogni tanto lo guarda. Non è bello, no. Lui guarda fuori dal finestrino con la testa appoggiata. Forse anche lui l'hanno obbligato, siamo due obbligati stasera. Avrà anche lui una nonna di ottant'anni che saltava eccetera e un fratello piccolo acido come la varechina.
C'è da fare mezz'ora almeno, in macchina. Zitti tutti e due.
Va bene a lei, va bene a lui, di stare zitti. C'è la musica alla radio. Lei guarda dritto, lui guarda fuori dal finestrino. Che a guardarli potrebbe sembrare che lui si debba ricoverare all'ospedale per una malattia mortale, e il dolore, e la separazione e non ci sono le parole. Invece no. Tira tutta un'altra aria, lì dentro.

Sono i luoghi di confine, quelli che le fanno perdere la testa: l'attaccatura del collo alla spalla, tramonti e albe, il momento in cui si passa dal sonno alla veglia, i primi momenti con uno sconosciuto, che dopo le prime parole si è già passati di là. E in macchina in quel momento era pieno di luoghi di confine, e lui aveva un'attaccatura collo spalla che era la fine del mondo.


Il fatto è che lui poi muove la testa e le guarda le mani sul volante. Lo sguardo sale su per i polsi, le braccia, poi si ferma sul viso giusto un attimo. Ed è ancora il finestrino.
Che se c'è una cosa che la fa cascare è la possibilità del desiderio dell'altro.
Il fatto è che lui ha quel modo particolare di muovere la testa, guardare fuori, è sempre tutta colpa dei particolari, se è sì o se è no, è sempre il particolare che frega. E insomma sarà il suo modo di guardare, o il modo di muovere la testa, sarà la musica complice (c'è sempre una musica complice, decidete voi quale, non posso fare tutto io), sarà; il fatto è che quei due quella sera non sono mai arrivati a destinazione.

Il fatto è che poi, come nelle grandi saghe d'amore, del dopo, della vita matrimoniale, nessuno parla mai. Ma è andata bene eh, stavano molto zitti tutti e due. E poi c'era pieno di particolari, e desiderio, e luoghi di confine.