martedì 19 aprile 2016

Quasi cinque anni

È successo più o meno così: in tre anni, dal 2009 al 2011, ho pubblicato tre libri piccini per bambini, tre piccole storie di una bimba, Sara, un po' poetici un po' surreali un po' me. Fino al 2013 circa li ho presentati ovunque con un gran dispendio di energie e tantissima soddisfazione, dopodiché il crollo, la nausea, il non poterne più, l'aver fatto il pieno.
E però.
E però girava nella mia testa una quarta storia di cui sapevo solo alcune cose. La primavera scorsa ho disegnato alcune tavole ma non avevano il verso, non avevano nessun collegamento tra di loro, non trovavo il filo nonostante fosse proprio un filo a legarle insieme e a dare continuità. Soffro l'imbarazzo e il senso di inadeguatezza nel non essere illustratrice e nel voler insistere a illustrare le mie storie ma un amico mi disse che erano belle, che parlavano ai bambini, e queste parole me le sono tatuate dentro.
Quella stessa primavera sono successi diversi casini che mi hanno, diciamo,  distratto dal disegnare e il tavolo è rimasto lì con pennelli colori matite carta abbandonati, un fermo immagine da fuga per terremoto. Non riuscivo né a pulirlo né ad usarlo e tutto questo mi metteva in crisi.

Mi sono detta aspetta. 

Nel frattempo cercavo ostinatamente di inventare questa storia e ne venivano fuori oscenità e banalità. Non funziono così, devo rassegnarmi.

Verso dicembre ho deciso di liberare il tavolo. Mi son detta che se non deve succedere non succede e stop, via tutto, pulizia. Metto tutto via e amen. Abbandono il progetto.
Ne parlo con un'amica che mi dice (stupendomi non poco) che mi bada, che ci sono persone che aspettano un'altra storia, lettori affezionati. Stessa cosa succede di lì a poco ad una cena con amici .
A Natale regalo una copia del secondo libro ad un'amica. Quando ci incontriamo di nuovo mi dice ma sono i tuoi? e che i miei libri li conosceva benissimo e che le piace un sacco il segno e fanne un altro dai dai dai eccetera. Un'altra mi telefona e mi racconta che il figlio adora i libri di Sara che lei tiene "in alto", come reliquie. E tutto questo, nonostante farmi un gran piacere, aumentava la mia ansia.

Poi un giorno, facendo le pulizie, mi è apparsa la storia, tutta. Io non so dirvi perché dando lo straccio sotto al tavolo della sala io abbia sempre le migliori folgorazioni creative, ma è così. Funziono così. Ho ritirato fuori tutto, ho preparato il tavolo, sono andata a comprare la carta e in poco tempo la storia è nata. E tutto è filato dritto (tranne il fatto che la forma delle tavole non l'ho decisa io, ma la storia).

Oggi ho consegnato le tavole alla mia adorata editrice (senza la quale tutto questo non sarebbe possibile) e a breve si va in stampa.

Quando le ho detto che sono passati cinque anni dall'ultimo libro non ci credeva nemmeno lei.
Si riparte.

martedì 29 marzo 2016

Vacanze

Come hai passato le vacanze?

Ho disegnato (scarabocchiato), suonato (strimpellato), pulito, stirato, ho fatto stretching ( visto che ho il torcicollo ho provato a fare la spaccata destra e sinistra, mi sono inchiodata a terra, il torcicollo resta e non riesco a fare le spaccate), ho sciolto la cioccolata delle uova per fare delle barrette ("ma non potevi lasciarla a forma di uovo spaccato?" Certo, ma vuoi mettere?), ho letto, ho dormito, ho fatto famiglia, sistemato foto, ascoltato musica.

E non sei mai uscita di casa?

No, ma mi sono vestita lo stesso.

martedì 22 marzo 2016

Lezioni

Imparare uno strumento da sola credo sia, tipo, una follia. Riguardo gli esercizi dopo un po' di tempo che non mi siedo qui e leggo i miei commenti sul libro. Rido. "Difficile"; "difficilissimo"; "riprovato, bene al primo colpo"; "riuscita, che soddisfazione enorme!!!"; "molto molto molto difficile"; "capito abbastanza". "Allegro. Seh, con la lentezza con cui lo faccio io, non credo proprio".

Il fatto é che mi correggo da sola, come succedeva a scuola, ché quando ero piccola io ci lasciavano il tempo di sbagliare sbagliare sbagliare e poi di autocorreggerci.

Oppure sto continuando imperterrita a sbagliare tutto, eseguendo una, diciamo così, originale lettura delle note. Mi prendo questa libertà, non me ne vogliano i musicisti veri.

sabato 12 marzo 2016

Notizie

E' marzo! salutiamo tutti Marzo! Ciaaaooo Maaarzo.

Bene, fatti i dovuti saluti, dirò che scrivere un post al giorno è troppo anche per me che scrivo cazzate anche mentre guido. Una volta ho cercato dentro al cruscotto una cosa su cui scrivere il pensierino del momento (stupido, ovviamente) e ho trovato i pannolini di quando il piccolo era molto piccolo. Ogni supporto è buono, anche perché con l'avanzare dell'età, oltre a diventare sempre più stupidi, i pensierini diventano anche sempre più sfuggevoli, un secondo ce l'ho in mente e il nano-secondo dopo ops, ciao. Però ammetto che un post al giorno no, è troppo.
Ma oggi salutiamo Marzo con questo primo post che dice:

dopo ben 5 anni (impossibile, dove sono stata tutto questo tempo?) ho partorito la quarta storia di Sara. Era tanto che ci pensavo e l'illuminazione è arrivata mentre davo lo straccio sotto al tavolo della sala alle ore 11,43 di questa mattina. Spesso ho le illuminazioni dando lo straccio.
No, a casa vostra non funzionerebbe, bel tentativo comunque.

Da qui a realizzarlo è tutto un dire, ma l'idea adesso c'è e mi soddisfa assai.
Alé.

venerdì 26 febbraio 2016

io non ci capisco

Ho quarantadue quasi quarantatre anni e sto praticamente iniziando a suonare uno strumento musicale per il quale, si dice da sempre, è importante iniziare prestissimo. E mi sto rendendo conto che con la passione e l'impegno ce la posso fare senza grossi drammi e che anzi, l'esercizio mi aiuta a tenere elastica la testa, che ieri era giovedì e io ero convinta fosse mercoledì e la mia collega a un certo punto mi ha anche detto Bé, mi consolo.

Allora ho pensato che ho ancora tanta vita davanti per imparare un sacco di cose.

Poi mi è venuto anche questo pensierino: noi umani facciamo di tutto per riuscire a vivere fino a duemila e novecento anni  e però non facciamo altro che anticipare le tappe ai bambini su tutto e a inondarli di stimoli precocissimamente.
Forse abbiamo questa idea che sia giusto imparare il massimo possibile prestissimo, anzi, prima di presto, e di più, di più di più di più, e di questo passo non bastano mai le cose da proporre e far vivere ai bambini e ovviamente sempre prima e con aspettative che lasciamo perdere.
Poi ci lamentiamo che non sanno stare fermi, che sono ansiosi, che non hanno passioni sono depressi e non sono creativi. 

Per fare un esempio banale, so che sono controcorrente, ma invece di portare i bambini di sei mesi alle letture dei libri, raccontategli storie a casa, anche inventate, senza nient'altro che la vostra voce e le vostre espressioni e il vostro corpo, che per il libro c'è tempo. 

...mio figlio a sette mesi camminava, il mio leggeva, il mio suonava Wagner in pancia con il cordone ombelicale; il mio ha tre anni e sa fare le moltiplicazioni a sei cifre, a mente, in verticale; il mio ha copiato la gioconda a due anni; il mio ha otto mesi e suona sei strumenti contemporaneamente anche con le dita dei piedi e i peli delle braccia, il mio...

Lasciateli stare, vaccaboia.
(scusate lo sfogo)


giovedì 18 febbraio 2016

Le mani

Ho iniziato tre volte a suonare il pianoforte, la prima nel millenovecentonovantaequalcosa, la seconda un anno fa, la terza oggi. 
Ho iniziato tre volte a disegnare, la prima nel duemilanove, la seconda un anno fa, la terza da poco. 
Avevo smesso l'anno scorso in marzo perché sono stata presa sotto un treno di sfighe che mi hanno, diciamo, distratta.
Ho girato attorno ai colori e ai tasti per giorni, con un senso di repulsione misto ad attrazione fatale (e dolore).

Volevo dire questo: le mani si ricordano tutto. 
E anche questo: le mani mi aiuteranno a dimenticare.


mercoledì 17 febbraio 2016

nuove consapevolezze 2

Oggi, di colpo (perché queste cose le capisci di colpo), ho realizzato che non farò mai cose in cui non credo.

domenica 14 febbraio 2016

Non dovevano lasciarmi sola con le cozze

E così, per la prima volta in vita mia, preparo le cozze.
Non mi piace fare il pesce ma tocca sempre a me, e poi fa bene. E poi queste sono un regalo voglio approfittarne e sono fresche e insomma, facciamolo.
"Prima le devi pulire", mi dicono.
Ora, se chiedi a qualcuno di pulire una qualsiasi cosa per la prima volta nella sua vita, la tira a lucido, ci mette tutto se stesso per fare il miglior lavoro della vita, di equiparare chi lo fa da sempre, di dimostrare di essere capace, di non essere da meno.

E andiamo, cozze.

Così sono lì nel lavandino di sinistra e una ad una le prendo, le guardo, tolgo la barbetta e inizio a pulirle e poi a passarle nel lavandino di destra. Inizio a pulirle bene, anzi, benissimo. A lucidarle, una ad una. E mentre faccio questo mi viene anche da parlarci, come sei bella, cozza, che colorito nero con sfumature perlate, e tu, guarda qui, tu sei proprio perfetta, la modella cozza, nera e pulita, ma dove sei stata? Nulla ti si è attaccato sopra, nessuna tellina, non hai alghe, come hai fatto a restare così perfetta e bella, cozzina mia? E guardati, tu, cozza numero tre, piena di alghe, grossa, ti si sono attaccate tutte le telline del mare a te, sei anche piena di alghe, di croste bianche che non vengono via, che non vengono via, che non vvveeenngoooonnoovviaa, direi che sei la cozza più brutta del mondo, ma chi siamo noi per giudicare dall'aspetto, eh? ma chi lo dice che tu non sia la più buona? Magari la cozza modella, quella smorfiosa, è bellissima ma fa schifo, di sapore. Che ne sappiamo noi?

E via così. Per quarantasei cozze.
Per due volte. Tirate a lucido come se dovessero andare al ballo delle debuttanti cozze.

Dopo una fatica immonda guardo in internet una ricetta base e ho solo aglio, olio e vino (niente prezzemolo, per dire) (amen). Soffritto, cozze in pentola, poi qualcuna si apre, le saluto, spruzzata di vino, si aprono tutte nel giro di poco, saluto con la mano, faccio i complimenti a tutte le mie adorate cozzine. Brave cozzine.
Speriamo bene, va.

Dice che sono venute buonissime. Io mica lo so, a me le cozze fanno schifo.

mercoledì 10 febbraio 2016

Sono solo le 8:17

Ho sognato che cercavo le vie in discesa di una città (che vedo sempre nei miei sogni ma non so che città sia) e poi, infilata in un sacco della spesa grande, in piedi, scivolavo e scivolavo e scivolavo veloce, tipo skate. Poi mi sono fermata al mercato. È stato divertentissimo.

Fuori c'è tanti cieli e un vento da far diventare matti. Sono sveglia da un'oretta scarsa, ne sono successi già seicentomila, di guai.

Resto curiosa.

lunedì 8 febbraio 2016

Oh, l'ho detto.

Invecchiare, come insegnare, è un atto di generosità. Quindi, se non volete invecchiare, fate i vostri conti.