sabato 4 novembre 2017

ma l'arte, cos'è?

Eravamo a Venezia ma non ne racconto niente perché troppa roba e tutta quella roba, Venezia compresa, ha bisogno di tempo, dentro un solo cervello, per tradursi in roba da dirne. 

Invece una cosa che posso dire è che al negozio, a Venezia, fuori l'Arsenale, ho visto un libro di Isgrò e in questo libro c'era la foto di una sua opera, note musicali sparse su una pagina bianca e mi è venuto in mente un ricordo di quando ero in prima elementare che secondo me è degno di nota, e il ricordo è questo: la maestra fa un dettato e quando finisco le porto il dettato alla cattedra e lei dice Tutto giusto un po' arrabbiata e dice che non ho messo nessun puntino sopra le i, Vai subito a riempire la pagina di puntini, mi dice.

Io sono tornata al banco e senza nemmeno sedermi ho pesato Che problema c'è? ho preso l'ultima pagina del quaderno, la penna e l'ho riempita di puntini, random. Mi sono anche chiesta se sarebbero bastati e ne ho aggiunti un altro pochettino, di puntini.
Poi sono tornata da lei e le ho fato vedere la pagina. Lei mi ha detto Cos'è? e io le ho detto E' la pagina di puntini e lei prima si è arrabbiata, e io non ho capito perché, e poi mi ha detto che dovevo farli sulle i, i puntini, e poi si è messa a ridere e mi ha detto Va bene dai, vai; però era un po' scocciata. 

Col senno di poi, due riflessioni, la prima: poveretta la maestra, quante ne avrà dovute vedere. La seconda, poveretta me, che artista inconsapevole e incompresa.

Ah, non so cosa sia l'arte ma secondo me non lo sa nessuno.

lunedì 23 ottobre 2017

cose che ti svoltano un pomeriggio

Oggi avevo il numero 51, per le insufflazioni, e era pieno di bambini che scorrazzavano davanti all'ambulatorio. Uno di questi, Cristian, un segretario perfetto, età 5 anni, correva a chiedere il numero a tutti e poi li avvertiva quando era il loro turno. Lui era il 52, Sei dopo di me, gli ho detto. Sono dopo di te, mi ha detto. Più di una volta.

Poi gli ho chiesto Come ti chiami? Mi ha detto Indovina. E io ho iniziato a sparare nomi e poi mi ha detto MA NO! Io mi chiamo Cristian. E tu? Io Lia, piacere, sei un segretario perfetto.

Poi ho dovuto indovinare il suo secondo nome, Era del mio bisnonno, mi ha detto. Era il nome di un prete, ci ha detto (perché eravamo diventati tanti a provare a indovinare). Era il nome di quello lì che era un papà importante... Francesco! dice una signora. No, un papà di tanto tempo fa... Giuseppe! dico io. E sì, il suo secondo nome è Giuseppe.

Poi abbiamo dovuto indovinare il primo e secondo nome di sua sorella (Aurora) e il secondo nome, mi ha detto, inizia per A e finisce per A, è un nome gentile. Agata, dico io. NO! Agata, quella lì, è la mia amata. Ah, ho detto io.

Poi si è inserito un altro piccoletto, nel gioco, e mi ha detto Indovina il mio. Io ho iniziato a dire nomi, mi ha detto Il mio è corto! Allora ho detto Luca! e lui mi ha detto Fuochino! e io zitta, niente, ci ho anche pensato, ma che indizio è.
DIEGO! mi ha detto. 
Ma ovvio, ma come ho fatto a non capirlo. 

Ma, tipo, Luca, dico io, è per caso un tuo amico? Sì, mi dice lui, quello con i capelli gialli rotondi.

Però il secondo nome di Aurora, quello gentile, alla fine non l'ho saputo.




martedì 17 ottobre 2017

epilogo

E quando sono arrivata là convinta che l'avrei passata liscia e m'han detto che No, la cannuccia non è di lattice, è plastica, SI POTE FARE, volevo svenire ma son stata forte e ho anche dissimulato contentezza ma non ci hanno creduto, che ero contenta. 

La dottoressa bellissima giovanissima bravissima gentilissima dolcissima Ma quanto dura? Dura molto? Io ho un po' pauretta! No no no, pochissimo, un minuto ad orecchio (UN MINUTO? LEI E' PAZZA) mi ha infilato la cannuccetta (che fastidio che fastidio) e ha insufflato l'aria (che bruciore che fastidio) e Lo sente il suono dell'aria? Sì sì sì lo sento (che fastidio che impressione) e a sinistra? no no no no sì sì adesso sì, c'è tappo eh, a sinistra, e sì, sono sopravvissuta ma ho avuto tanta tanta paura.  

Sono andata via e poi sono tornata dopo poco perché avevo lasciato lì la cartelletta. Ho visto uscire dalla stanzetta degli orrori un bambino di tre anni. Rideva.

Epico. Stima fratello.




lunedì 16 ottobre 2017

mo seh

Quindi ho fatto la visita al talassoterapico per le terapie e niente, viene fuori che devo fare le insufflazioni. Ho chiesto a un mio alunno di cinque anni che le ha fatte se fanno male e lui mi ha detto sì, molto, ma io sono stato tanto tanto coraggioso. 
Ecco, io no, tesoro. Io no.

Infatti è dalle cinque di oggi pomeriggio, ora in cui ho scoperto che dovrò fare queste insufflazioni su per il naso fin giù nelle orecchie, che c'ho dentro come un magone.

Poi a cena si parlava di operazioni chirurgiche e a me è venuto in mente che se dovessero operare me dovrebbero creare una sala "lattice e gomma free" perché io sono tutta speciale e sono allergica al lattice e alle gomme. Nonostante la cosa sia certificata e tutto il resto, me ne dimentico sempre e infatti la prima lezione di pilates la ragazza bravissima ci ha dato un palloncino e ci ha detto di soffiare dentro e di sentire che addominale usavamo e io ho soffiato dentro una due tre volte e poi ho finito la lezione di pilates che sembravo la Dellera.

L'inverno scorso ho fatto l'aerosol e poi mi son tolta la mascherina e ero tutta viola in faccia che sembravo un panda viola. 

E però quando l'otorino oggi mi ha chiesto: signora, lei ha allergie? Io ho detto: mmhhh, no. 
Quella al lattice è un'allergia che tendo a dimenticare, chissà poi perché.

Solo che a cena, parlando di operazioni eccetera, il mio cervello ad un certo punto ha fatto uno più uno uguale due e ha pensato: Capperini, ma l'insufflazione con che cannuccia la fanno? NON LA FARANNO MICA CON UNA CANNUCCIA DI LATTICE EH? OH, CHE GLI MUOIO DAVANTI! NUOOOOOOOOOAAOO! NON SCHERZIAMO! 

MO SEH! ZTE! MBEH!

D'un tratto la giuoia: non possono insufflarmi! 

Domani vado, vediamo. 

Ma dovranno cambiarmi terapia.

(Però intanto ho fatto il mio primo esame audiometrico e ci sento benissimo).




giovedì 12 ottobre 2017

Pensa a un animale

La calante. In la calante. L'acufene, il suono continuo che ho nella testa, è in la calante. Io credevo che fosse in si bemolle, invece un amico mi ha detto Prova a farlo? e io l'ho cantato, e lui con il cellulare, che fa anche da accordatore (ma pensa te), mi ha detto così, che è in la calante. 
Usate me per accordare gli strumenti.

Sarà il cerume, mi faccio fare il lavaggio delle orecchie per toglierlo. Non era il cerume.

Sarà il catarro, ho appuntamento lunedì al talasso terapico con un otorino e poi inizio le terapie.
Vedremo. 

Intanto, però, una sera che ero da sola in casa, capita quasi mai, mi son seduta sul divano al buio, in silenzio (silenzio... io il silenzio non so più cos'è) e mi son detta Adesso voglio proprio sentirlo bene questo suono in la calante che mi tormenta nella testa da maggio, ininterrottamente, giorno e notte, voglio prendere confidenza,  metti caso ci debba convivere per sempre.

E mi sono messa lì ad ascoltare, in meditazione, seduta con le gambe incrociate, da sola, al buio.

Sibilo. Continuo. Forte. Acuto. Nel centro della testa. Sibilo. In la calante.

Quando ho chiesto a mio figlio se anche lui lo sente mi ha detto Certo che lo sento! E io gli ho detto Ma non ti dà fastidio? e lui mi ha detto Ma no! non potrei mai stare senza! E' il suono del silenzio, mi tiene compagnia da sempre! Senza, impazzirei.

Io amo il buio e il silenzio totali, TOTALI. A volte mi chiudo negli stanzini bui e sto (stavo) lì a godere del niente, per dire. 
Come siamo diversi.

E insomma, mentre sono lì seduta al buio che ascolto questo concerto nella mia testa in un unica nota, la calante, cado in un profondo stato di concentrazione e chiedo al mio io di mandarmi, per favore, il motivo di questo suono, se mai fosse psicologico.

Mi è apparsa una scimmia appesa ad un ramo che dondolava, serena e divertita.

Ok, parliamo di questa immagine. E' il mio io profondo? E' il mio animale guida? E' la risposta al sibilo?

Lascio la scimmia penzolare e provo a fare delle vibrazioni con la voce, un suono nasale che fa vibrare il palato (non so in che altro modo spiegarlo, tipo creare un ronzio nel cranio) per capire se queste vibrazioni in qualche modo, scontrandosi con la vibrazione dentro la testa, la mettano ko. Mentre faccio questa specie di emissione, in effetti, il suono non lo sento e appena smetto sembra affievolito. Sono felice. Vittoria!
E invece poi ricomincia.

Ma torniamo alla scimmia che penzola dal ramo, al mio io profondo o forse al mio animale guida.

L'ho guardata penzolare, ho riflettuto un po', ho cercato di essere moto sincera con me stessa, ho accantonato le banalità che suonavano un po' da scuse e alla fine forse ci sono: evitando di pensare che sia il mio inconscio che mi prende bellamente per il culo, è possibile che il messaggio della scimmia possa essere che devo darmi un po' di più al divertimento, al gioco e allo svago fine a se stesso?
(Cioè non lo fai? No, non lo faccio).

Vado a cercare un albero.





lunedì 2 ottobre 2017

di sfoghi e brutture che non si addicono a una signora come me ma quando ci vuole ci vuole

Io, che sono nata nel novecento, tutte queste password. 

Vaffanculo.


mercoledì 27 settembre 2017

vai a capire

Oggi a scuola abbiamo festeggiato i compleanno di 5 bimbi. Di solito cantiamo la canzone tanti auguri a te in italiano, in inglese, in spagnolo, poi inventiamo quella cinese e oggi ho l'ho cantata anche in francese.

Col francese, ma quanto hanno riso, quanto.
Roba da non credere.

venerdì 22 settembre 2017

di libertà e dintorni

Un giorno mi è venuto da pensare alla libertà e ai trasgressivi e mi è venuto in mente che uno, se si sente un po' tipo obbligato a essere trasgressivo, perché ormi ha quella faccia lì, da trasgressivo, non è mica poi tanto  libero, pensavo.

domenica 17 settembre 2017

una domenica a

Una domenica a

lavare stendere stirare
aspirare lavare
svegliare figlio grande
riordinare nei cassetti
mangiare con figlio grande
lavare stendere
salutare figlio grande
stirare
guardare serie tv
una pesca
riordinare cucina
un te
(coi biscotti)
riordinare nei cassetti
guardare un'altra puntata.

Suonare.
Suonare suonare suonare.


sabato 2 settembre 2017

Stare

Mi dice: la notte prima delle due non dormo; le dico, io non riesco ad andare oltre mezzanotte, poi crollo, e la mattina devo stare su, non riesco a stare nel letto. Sei come tuo padre, mi dice; sei come Lele, le dico.
Chi fa la guardia contro i lupi, se tutti dormiamo? le dico. 
Giusto, mi dice. 

Silenzio.

Ci sono di nuovo i lupi, vicino a dove abitiamo noi, mi dice.
Per fortuna, le dico; stanno tornando, erano in via di estinzione.

E i cervi, mi dice lei. Che poi ti attraversano la strada e se li prendi sotto ti tocca anche pagarti i danni alla macchina, conosco diverse persone a cui è successo. Il papà li ha visti ma non ne ha mai preso sotto uno. Per fortuna.

Per fortuna, dico.

Silenzio.

Io faccio le parole crociate, lei fa un solitario, siamo una accanto all'altra. 

Fai spesso quelle robe lì? 
Sì. E tu i solitari?
Sì.

Silenzio. Una accanto all'altra.

Ricordo una volta, avrò avuto tre anni, ero a casa di mia zia, mi ero svegliata dal riposino e mia zia doveva badare a mia cugina, appena nata e a mia sorella, di due anni, e mi ha detto Stai seduta qui sulla poltrona, io arrivo. Io ricordo che sono stata seduta lì, ricordo che ho guardato a lungo la poltrona, color marroncino chiaro, ricordo il tessuto, velluto, ricordo la forma, era strana, senza braccioli, poi ho guardato la stanza, ricordo che mi incantava il movimento delle tende, bianche, mosse dal vento. Ricordo che mi guardavo le mani, i piedini  (che non uscivano dalla seduta della poltrona) e le scarpette blu, quelle con i buchi, i sandaletti di noi nati negli anni settanta. Ricordo il pavimento. Ricordo che non pensavo a niente, stavo, guardavo, ma non pensavo, non analizzavo, non mettevo ordine, non catalogavo, non cercavo analogie, non cercavo differenze, non cercavo di rendere quella cosa una conoscenza utile, non producevo nulla, non cercavo alcuna utilità. Ricordo spesso quel giorno con una sorta di nostalgia perché una pace così io non l'ho più provata e ogni tanto ci provo, a stare come stavo a tre anni. A stare e basta.

Poi dopo un po', non so quanto ma deve essere stato tanto tempo a giudicare dalla sorpresa, lei è entrata e ricordo che mi ha detto Ma sei ancora qui, tu? Certo che sono qui, e bene che sto.

Un po' più grande, ma non tanto, mentre me ne stavo per i fatti miei a giocare, a volte mi accadeva di accorgermi che stavo pensando, allora mi fermavo, bloccavo l'ultima cosa pensata e poi andavo indietro per recuperare la catena di pensieri spensierati che mi avevano condotto a quel pensiero là, quel pensiero che in quel momento mi ero accorta di pensare. Veniva fuori una catena lunghissima di pensieri in qualche modo collegati uno all'altro e scoprivo anche quanto fossero però sconnessi al discorso generale, nel senso che non c'era un discorso generale, c'era una catena di pensieri legati tra loro ma senza un argomento principale, e mi divertivo un sacco. Ridevo. Poi tiravo una specie di sintesi, avevo iniziato con, supponiamo, il colore del mattoncini lego che avevo in mano ed ero finita a pensare a quante erre ci fossero nei nomi della mia famiglia. Poi mi divertivo a capire cosa avesse legato cosa, come fossi passata da un pensiero, che a volte poteva anche essere un'immagine, ad un altro, a quanto la prima cosa e l'ultima  fossero totalmente lontane tra loro, eppure appartenevano alla stessa catena. La cosa interessante è che questa analisi era totalmente priva di giudizio, non mi chiedevo il senso o il motivo o il perché avessi pensato a questo o quello, semplicemente giocavo, mi incuriosiva moltissimo il funzionamento del mio cervello, osservare come fosse in grado di creare relazioni tra pensieri velocemente, e mi divertivo a cercare la logica del collegamento, ma non significati reconditi. Semplicemente osservavo qualcosa che succedeva dentro la mia testa, era un gioco disponibile, divertente e ogni volta unico.  

Ecco, vista da fuori devo aver dato spesso l'impressione di una che non faceva niente, invece mi accorgo ora di quanto quei giochi e quegli esercizi spontanei siano genitori di alcune capacità analitiche e creative che mi ritrovo anche oggi, da adulta, e di quanto mi siano stati spesso utili in passato.

Vorrei ringraziare chi mi ha lasciato stare lì.