Come dicevo ieri, la mia cucina è abitata da un numero di mosche umanamente non sostenibile e mentre son qua che leggo il mio libro comprato venerdì, che aspetto di poterlo leggere in pace da venerdì, lo vedo là che mi aspetta, ci aspettiamo, è un desiderio reciproco che cresce, finalmente possiamo farlo, mi siedo sulla poltrona nella mia cucina e lo prendo e lo apro, e quelle schifose volanti nere iniziano ad appoggiarsi su di me, fastidiose come solo le mosche sanno essere, ovunque, io le scaccio con il gesto, ma loro tornano, vorrei una coda, mi servirebbe adesso, invece dai con il gesto, uso anche il libro, e dai una, e dai due, e dai anche tre quattro addosso contemporaneamente. Devo rileggere le righe lette perché mi spezzano il ritmo, non so se si coglie il nervoso. Ad un certo punto decido che è l'ora della strage, E' l'ora della strage, dico, e prendo uno straccio giallo, perché l'ammazza mosche rosso è sparito, e inizio a uccidere mosche con una furia assassina, contando le vittime una a una, così, e una, e due, e treeee e quattro, e cinque, e poi qualcuna la finisco con il piede. Provo una tale soddisfazione che ci sarebbe da vergognarsi, a provare soddisfazione a uccidere. Ma non mi vergogno. E' lo stesso con le zanzare, non mi vergogno, la vergogna è coperta dalla soddisfazione. E seiiiii. Ho finito. Posso tornare a leggere.
domenica 23 ottobre 2022
sabato 22 ottobre 2022
tiltare
Oggi ho bruciato le verze. Sono tornata a casa con le telline, volevo fare le telline ma era tardi e quelle devono avere il tempo di spurgare dentro l'acqua con il sale, allora ho messo a cuocere le verze e le ho bruciate perché nel frattempo ero al telefono tiravo fuori la salsiccia tagliavo la cipolla facevo seimila cose. Ho preparato un pranzo brutto, molto brutto, la casa puzzava di verza bruciata e le mosche, in un numero umanamente non sostenibile, giravano attorno alla tavola che la cucina era una stalla. E' arrivato figlio piccolo che ha detto Che puzza. Ho Bruciato le verze. Ma possiamo mangiare in salotto? Non sopporto le mosche. Tra la stalla, le mosche, le verze bruciate, ero bruciata anche io. Mi ha detto, figlio piccolo, Cos'hai. Niente, ho bruciato le verze. Sì, ma cos'hai? Cioè, che altro c'è? Cosa è successo? Niente, ho bruciato le verze, dico io. Ah.
In realtà la stalla, le mosche, aver pronto un pranzo brutto, avevo tutta una brutta roba dentro. Glielo dico, gli dico Volevo farti trovare il pranzo, ma le telline, le verze, le mosche, la stalla...
Ah! Adesso ho capito. Hai tiltato mamma, non è niente. Capita. Cosa vuoi che sia. Oggi andrà tutto storto. Arrenditi. Devi fare così, non fare niente, mettiti sul divano fino alle tre, chiudi gli occhi, guarda spegnere una candela, poi passa.
E' passato.
venerdì 21 ottobre 2022
momenti epici a cui vorrei assistere
Prima, mentre camminavo beata e contenta tra le vie del centro con una piccola pioggerella addosso, sento dire "Lascia stare, Stalker (io ho sentito stolker, con la o)". Stalker è un cane, media stazza che tira per entrare in un negozio ma la cosa gli è impedita dall'urlo e dal guinzaglio. Che nome, penso. Poi, dopo aver finito le mie compere, due libri e un foglio grande di carta per acquerello, torno verso la macchina e sento "Vieni qua, Killer!". E' un altro cane, Killer, piccolo e tirato al guinzaglio con una forza maggiore e contraria alla sua che tira verso l'annusamento di una cacca di un amico cane, non so di che razza sia Killer, non so la razza dei cani. Allora ho immaginato il momento in cui si dà un nome a un cane, che deve essere un momento epico, io vorrei assistere. Comunque volevo dire che in piazza mi son fermata, avevo sotto braccio il foglio 50x70 arrotolato, ho iniziato a guardare intorno attraverso il buco tondo. Non male. Ho un'idea.
martedì 18 ottobre 2022
posso farcela
Oggi sono tornata a casa verso l'una, mi sono sdraiata sotto al mobile della sala, ho acceso la ciabatta, poi ho acceso la tv, mi sono seduta sul divano, ho pensato che mi giravano le palle a usare l'elettricità, ma oggi avevo voglia di guardare la tv, il tg, poi ho ascoltato il tg, la prima notizia era che le bollette dell'energia sono alle stelle, ho pensato vaccagare, ho spento la tv, mi sono stesa sotto al mobile della sala, ho spento la ciabatta, ho preso un libro, sono andata di sotto in giardino sul mio divanetto, al sole, l'ho aperto, mi piace molto, lo avevo già letto nel 2017, lo sto rileggendo, lo sto finendo, ho letto, ho riso, mi sono scaldata al sole, sono stata benissimo.
domenica 9 ottobre 2022
niente
Ho saputo che in giro, di me, si dice che sono l'insegnante che non fa niente. Proprio così, "ah lei, quella che non fa niente!". Allora, vorrei dire che a questa persona devo dire due cose e una è che la Montessori diceva che (cito a memoria) "se e quando una o un insegnante ha lavorato bene, potrebbe andarsene dall'aula e le cose andrebbero avanti benissimo da sole", anzi, sarebbe meglio che se ne andasse spesso, aggiungo io, che devo dire che nel mio lavoro dovremo ricordarci più spesso che primum non nocere. Ma va bene, non voglio polemizzare. E la seconda cosa, che non devi dire che vuoi dire due cose e poi ne dici solo una, lasciando come un senso di sospensione sgradevole, la seconda cosa che vorrei dire a queste persone, o magari è solo una, è che la parola niente, in questa persona che di me ha detto quello, acquista significati incredibili sulla quantità di comprendonio.
martedì 16 agosto 2022
le persone letterarie
Ci sono delle persone che sembrano delle figure letterarie. Io, per esempio, che questo Agosto sono andata al mare in bicicletta e sono tornata dal mare in bicicletta, sempre alla stessa ora, verso le cinque le sei anche le sette, e tornando ogni volta mi sono fermata a fare una tappa sotto a un fico che c'è lungo la strada qua in campagna dove abito io, che è da Luglio che aspetto il momento giusto di quando i fichi fanno le smagliature, e all'ombra di quel fico, ogni sera che tornavo dalla spiaggia, senza nemmeno scendere dalla bicicletta, ho preso un fico, l'ho aperto, l'ho mangiato, ne ho peso un altro, l'ho aperto, l'ho mangiato, ne ho preso un altro, l'ho aperto, l'ho mangiato, poi a volte proprio non ho resistito, ne ho preso un altro, che fa quattro fichi, l'ho aperto, l'ho mangiato, poi ho tenuto le bucce nella mano destra, ho spinto sul pedale, ho buttato le bucce dentro al fosso e ho continuato verso casa ringraziando il fico.
venerdì 17 giugno 2022
le persone serie
Devo averlo già scritto ma lo ripeto a quei pochi che passano da qua e che penso ritengano, come me, che le parole siano importanti.
Politico di turno (evito il nome) su tg2: "e allora facciamo che c'è il kinder garden, l'asilo d'infanzia, da una parte, e le persone serie dall'altra".
Applausi.
Primo: si chiamano Scuola dell'Infanzia e Asilo Nido, e dovresti saperlo, visto che fai il politico italiano e sei anche pagato profumatamente.
Secondo: continuiamo a mettere le cose dell'Infanzia dalla parte opposta delle persone serie. Bravo.
Incommentabile.
martedì 5 aprile 2022
incanto e dintorni
Oggi siamo andati a passeggio con i bimbi. Qualcuno, affacciato alla finestra, salutava. Ho guardato questo trenino di bimbi, ero fiera, siamo i più belli, mi è venuto da pensare, devo averlo anche canticchiato, e poi ho detto: siete i più belli di tutti, siete il futuro. E lui, la sua mano nella mia, mi ha guardato e mi ha detto: cos'è il futuro?
Ogni tentativo di spiegazione è naufragato dentro quella sua semplice verità. Ho continuato a godermi quel momento, eravamo i più belli.
martedì 29 marzo 2022
magia
Ho fatto un sogno e in questo sogno c'era un signore, doveva chiudere la saracinesca del suo negozio, un negozio strano, una specie di teatro. Io sono fuori e sbircio dentro, nel sogno ho questo ricordo per cui in altri tempi si entrava lì, che c'era il teatro, le tende, le tele, le palle giganti, i cuscini per ascoltare storie, mi ricordo che lui sapeva raccontare anche senza parlare, che dentro succedevano cose fuori dal mondo, che lì dentro si aprivano porte e che noi piccoli e grandi entravamo e lui ci conduceva in posti mai visti, con gli occhi chiusi, con gli occhi aperti, con il corpo, con la musica, con le parole, con il silenzio, viaggiavamo alto. E lui sta tirando giù la saracinesca perché certe regole imposte glielo fanno chiudere, quel posto. Sono con un mio vecchio amico (sono con lui perché anche lui è portatore sano di quella magia lì) e ci guardiamo increduli, quel posto non può chiudere, ma che regole assurde sono queste?, dobbiamo fare delle petizioni, legarci fuori, non può abbassarsi quella saracinesca. Guardo l'uomo, è molto alto, ha i capelli bianchi e un giubbotto arancione su gambe lunghissime. E' un po' triste, si chiude un capitolo, io non posso pensarci, lo guardo e lui mi dice: qua mi fanno chiudere, ma state tranquilli, io non ho finito, io mi invento da un'altra parte. Ha negli occhi tutto il suo modo e io lo so che è ancora vivo.
E io lo cercherò, la magia non può morire sotto la cenere dell'omologazione, del consumo, dell'arido, del pensiero unico, della rassegnazione al piattume secco e sterile, del per forza e del per devo. E io adesso ho deciso che quella magia è ora di tirarla fuori, e io ho deciso che vivo ogni giorno con le persone più magiche che esistano, e io ho deciso che adesso ve li racconterò, in un modo o nell'altro, lo tiro fuori dalle mie mani, disegnando o raccontando, quel magico, perché quella magia lì deve tornare, deve tornarvi dentro, ce l'avete anche voi, voi grandi, adulti, adatti, adulti adatti, cresciuti e rassegnati, e ve la siete dimenticata, e allora ve la restituisco io, ho deciso, quella del nascondino per finta, del sentirsi qualcos'altro e qualcun altro senza bisogno di nessuno sforzo, senza bisogno i dichiararlo, di spiegarlo, di autorizzarlo, perché è così e basta, si può e basta, è ovvio e basta, non ha didascalia quella magia lì, è e basta, è il regno dell’impossibile che c’è e loro lo sanno e non lo chiamano nemmeno così, dell’oggi e basta perché domani sarà un altro oggi. Voglio raccontare questo mondo ai grandi che non hanno la fortuna di vederlo più, e che si sono dimenticati com’era.
Ma c'è. Quella saracinesca non chiude.
lunedì 7 febbraio 2022
cristalli
Sono andata a raccontare una delle mie storie in una biblioteca (tra l'altro bellissima), e poi abbiamo fatto qualche esperienza con i colori. E' stata una cosa così delicata, così tenera, così bella. Questi bambini erano nati da poco, nel marzo del 20, quando abbiamo smesso. E adesso che ricominciamo, piano piano, li osservavo, come osservavo le mamme che erano con noi, così dolci, ci avvolgeva una specie di incanto; e a viver quei momenti lì, a noi, sembrava di toccar cristalli. Mi sono sentita piena, grata. Alle sei e un quarto mente tornavo a casa c'era un tramonto rosso da far brillare gli occhi e ho pensato, dopo tanto tempo, che potevo permettermi di sperare.
