mercoledì 8 luglio 2026

Io, quando mi annoio, mi scaccolo. Generalmente questa cosa accade mentre sono stesa sul divano in solitudine a non fare niente, a fissare il soffitto, a stare il più ferma possibile per non evaporare. Mi prendo la caccola dal naso, azione che richiede un certo impegno ma ricambia con gratificazione, e poi la guardo. Non si somigliano mai. Succede che in casa mia sia pieno di piante e siccome io mi sto annoiando quindi sono in una situazione di grande pigrizia, non ho nessuna voglia di alzarmi e fare le cose educatamente, quindi di prendere un fazzoletto come si comanda, avvolgere la caccola e buttarla via, allora mi guardo intorno, vedo le piante, penso che la caccola appena tolta sia piena di ingredienti come sali minerali, zuccheri, proteine e forse pure altro, e la deposito spingendola per un po' nella terra della pianta che ho più vicina, producendo una concimazione a chilometro zero. O almeno è quello che mi piace pensare. Questo è quanto.

venerdì 4 luglio 2025

due secondi, due parole

Mi tocca leggere delle robe che poi io non ce la faccio. Un certo "dott" ha scritto un titolo ad effetto sulla sua pagina social e poi ha continuato dando consigli pedagogici. L'espertone che ha studiato tanto, quindi ha qualcosa di intelligente da dire, esordisce così: "Ok la Montessori... ma anche basta. (...) Attenzione a non trasformare i nostri figli in piccoli Buddah che non possono mai essere contrariati".

Ho sentito le budella intrecciarsi. Ma cosa cazzo c'entra la Montessori? Niente. Non credo l'abbia mai letta, il dottore.

Due secondi, due parole: la Montessori ha detto che il bambino è al centro del suo apprendimento, non "il centro del mondo, un essere intoccabile, un sacro Buddah". Sono due cose molto diverse e mi fa incazzare che gente titolata pubblichi sui social queste puttanate, dimostrando di non avere mai capito, se non addirittura mai letto, una riga del suo pensiero. Non va citata a cazzo. Grazie.

Basta sparare minchiate sui social perché purtroppo poi la gente pensa che ci sia della sostanza. La pedagogia è un discorso serio e complessissimo; ben vengano i dibattiti ma non sviliamolo con frasi ad effetto sui social spacciandoci per esperti del pensiero altrui, così, superficialmente, lanciando consigli come coriandoli a carnevale. Ci vogliono attenzione e cautela a maneggiare certi argomenti sui social, abbiate pietà, perché può essere molto dannoso. 


lunedì 30 giugno 2025

basta un gatto e tutto il mio pacifismo va a fars

Il mondo è più impazzito del solito, diciamo che corre a ritmo crescente verso la follia totale, esseri umani potenti fanno scelte indecenti portandoci verso non si sa bene cosa, ma tutto è tranne qualcosa di costruttivo, e ora io e il mio pacifismo (sono cresciuta a latte e pacifismo, a scuola, in casa, in giro, tra gli amici, pace pace pace, pace sempre), siamo un po' confusi, siamo tutti confusi, non si capisce più niente, non è possibile che succeda ancora, nonostante la lezione del novecento, e poi inorridisco, e mi sento impotente, arrabbiata, non ci credo, non mi capacito, mi incazzo, cerco di capire ma non ci riesco, non ci sono giustificazioni valide, non mi bastano più la storia, l'economia, gli interessi, le analisi: come lo guardi è uno schifo inaccettabile e per me, oggi, incomprensibile.

Poi.

Poi c'è sto fatto che abito in campagna e da quasi un anno ho un gattino che però tengo in casa, può uscire sul balcone e in una tettoia, fa qualche giretto, guarda giù, guarda gli uccellini, cattura lucertole, è un gatto abbastanza felice. Se non fosse che da questa primavera il mio gattino viene bullizzato, attaccato, stressato, odiato e minacciato da un gatto nero randagio che lo ha puntato perché evidentemente lo vive come una minaccia al suo territorio: sale in terrazza e lo attacca (lo ha ferito come solo i gatti sanno ferire), sale sul davanzale della finestra e lo attacca, lo rincorre fino in casa e lo attacca. E gli fa davvero male. Una sera, nonostante il caldo, mentre stavo lì a guardare la tv, avevo chiuso la finestra a vasistas perché ero terrorizzata da un suo attacco (anche in questo momento lo sono) e per evitare l'ennesimo sfregio del micio; e mentre mi stavo per addormentare, perché la tv o fa schifo o fa addormentare,  sento il mio micio fare un ringhio verso la finestra (cosa ringhia? Lo sa benissimo di essere un sottone senza speranza). C'era  il gatto nero randagio dall'altra parte. Siccome non poteva entrare, si è lanciato contro il vetro con violenza (mado' che carattere), sbattendo forte e poi andando via, facendo rischiare un infarto a me e forse anche al mio gatto, che tra l'altro ha anche dei problemi di cuore, ma questa storia è già triste così senza che io infierisca. Ha anche la coda mozza e storta, devo ammettere. Però è bellissimo, il mio Peppino. Sì, si chiama Peppino. Sono stressatissima. Non so più come difenderlo. Un giorno ho preparato una bacinella di acqua in terrazza e quando la bestia è arrivata per attaccare Peppino, gli ho rovesciato la bacinella addosso ma quello è svelto come la polvere ed è scappato, e io ho rovesciato tutta l'acqua sopra le poltrone del balcone senza che lo toccasse una goccia. Vince sempre lui.

Ma torniamo alla pace. Ieri, pensa che ti ripensa a come fare per dissuadere il randagio a venire a sfregiare il mio gatto, ho comprato un Nerf, quelle pistole ad acqua che spruzzano acqua,  ho pensato GLI SPARO. Sono tornata a casa con un gas che non so dire, ho caricato il nerf di acqua e mi sono appostata in casa in agguato aspettando quella bestia, pronta a colpirlo. Perché un po' lo odio. So che fa il suo alla fine, è un gatto, ma io lo odio, non ci sono margini di dialogo con lui. Peccato che questo Nerf abbia una potenza di spruzzo imbarazzante, un doccino per bambini di tre anni, però fa lo stesso, i gatti odiano l'acqua e così mi ritrovo a girare per casa con questo fucile dallo spruzzo imbarazzante. Sembro Lara Croft: mi apposto dietro ai muri e guardo fuori, come nei film, aspettando che la bestia attacchi per attaccarlo, BESTIA MALEDETTA. E MI CARICO MI CARICO MI CARICO, BASTARDO VIENI VIENI.

Cosa c'entra adesso però questa storia con la pace. C'entra, perché mentre facevo questa cosa da film di bassa lega, con gli appostamenti per casa tutta armata, dentro di me c'era un certo piacere della guerra, la voglia di vincere, stravincere, farlo tremare, fargli male anche, molto male, non ucciderlo ma fargli male, anche all'orgoglio, fargli capire chi comanda, il potere di dire Bestia maledetta hai perso e io ho vinto, non ci avrai, io difendo la mia casa il mio Peppino la mia tranquillità la possibilità di guardare questo schifo di tv e addormentarmi senza avere un infarto perché tu hai questo desiderio di dominio su Peppino e sul territorio.

E mentre pensavo queste cose, attenzione, mi sono osservata fare Lara Croft in giro per casa ben armata, che anche quando mi sedevo a mangiare tenevo il fucile sul tavolo pronta con la mano sopra, con un gusto tutto particolare dentro di me per la guerra contro questa minaccia, con una voglia intrinseca di vincere. 

E non lo so, guardando il mio gusto per questa cosa mi sono un po' fatta schifo, ma mi sa che facciamo tutti un po' schifo, lo abbiamo dentro e senza mediazione della cultura, di senso critico verso il mondo e verso di noi, siamo tutti fritti, perché io l'alternativa con questa bestia non ce l'ho, non mi è venuta in mente e mi sento fallita, questi due gatti sono gatti, sono territoriali, sono nemici e io non credo riuscirei a farli diventare amici, quello là litiga con tutti in campagna per il territorio, sento i versi da casa, e anche con Peppino fa così nonostante, poveretto, lui non sia davvero una minaccia (credo io, ma che ne so io di gatti alla fin fine). Mi sono armata per la battaglia per il mio territorio anziché, che ne so, mettere del cibo anche per lui e attirarlo con le buone, farmelo amico... NO MAI BESTIA! Vedi? A volte penso che noi esseri umani non ce la possiamo fare.  E' dentro di noi. Se non siamo forti davvero, se non veniamo a patti sempre questa parte bestiale che abbiamo dentro, sempre e non solo dopo la tragedia, se non la vediamo e la calmiamo ragionando, ogni volta come se fosse la prima, cercando ogni alternativa, con ogni mezzo, se non ci proviamo, se non ce la mettiamo tutta, siamo fritti. E infatti lo siamo, e la storia lo insegna. Non impariamo mai, e non riusciamo proprio a tenere alto nelle nostre vite il difficile discorso della pace. 

O forse sì.



giovedì 26 giugno 2025

meno caldo

Per fare qualsiasi cosa (e ce ne sarebbero) sto pensando di rimandare a quando sarà meno caldo. Non so se mi alzerò dal divano prima di ottobre. 

giovedì 18 luglio 2024

che discorsi che fai

Vorrei dare un nome alle piante. Tu parli alle piante? Sì sì, ma succede di più che sono loro a parlare a me. Ho sete, sento. Tieni, bevi. Ho paura del gatto. Ma il gatto non c'è più, le dico. Eh ma io ho il ricordo, mi mangiava, ho ancora paura. Cresci tranquilla, le dico, il gatto non c'è più. E dopo lei cresce tranquilla. Dopo se le do un nome, tipo Gilda, le dico Gilda, ti trovi bene dove ti ho spostato, nella finestra della camera? Sì Sì, mi dice. Brava, dimmi eh, se c'è qualcosa. Vuoi compagnia? ne prendo un'altra? Sono piena di piante, ho un problema, forse, che ogni volta che vado al supermercato porto a casa un pianta, magari dovevo comprare la gomma da cancellare per fare le parole crociate a schema libero con la matita e la gomma, ma l'ho persa, dico vado a comprarla, esco apposta di casa anche se è una tortura, fa caldissimo, entro al super, la vedo, m'innamoro all'istante, sono rapita, la prendo, la compro, è una pianta bellissima, sento che mi dice: portami a  casa con te portami a casa con te, cosa fai, non la prendi? La prendo e vado a casa, e a casa dopo che l'ho appoggiata sul tavolo e  la guardo e ci guardiamo e mi sorge una felicità interna, ciao le dico, benvenuta, sei a casa, ti presento alle altre, e poi mi accorgo che non ho comprato la gomma da cancellare, allora alzo gli occhi al cielo, ero felice che avevo appena presentato la nuova inquilina alle altre amiche, avevo fatto il giro da tutte, che poi sono gelose, ero felice, invece mi maledico, do i pugni al tavolo, niente gomma, ma perché, perché? adesso non ho più voglia di uscire, adesso devo rinunciare a fare le parole crociate, che è l'altra dipendenza bella e buona che ho, dopo quella di comprare le piante, che è più una compulsione, ma non stiamo a fare i precisini. Quindi casa mia è piena di piante, e libri, e parole crociate a schema libero. Secondo me si parlano, tra di loro, hanno un linguaggio segreto pianta-libro, ogni tanto sento i discorsi, non so se sono nella mia testa, è possibile, visto che vivo con loro deve essere che conosco la loro lingua, ormai. Ai libri dico: ci siete tutti? E loro mi dicono Sì. Vigliacchi, chi non c'è non può rispondere, fate i furbi. Quando sono tornata dalle vacanze, mi sono accorta che erano un po' tristi, le piante. Adesso sono serene. (nel frattempo ho ammazzato una zanzara). Niente gatti, per ora, e io sono tornata, do da bere, fa tanto caldo, un po' di acqua io, un po' di acqua loro. Di sti tempi, oh, non basta mai. Delle volte penso: adesso le affogo. Invece bevono che bevono. Non basta mai, che caldo.  Delle roselline, rosse, per esempio, erano quasi morte, svaso, nutro, incoraggio, adesso voglio vedere, ma ce la fanno, sento il coraggio, la tenacia. E anche un'altra pianta, io lei non la capisco, comunque è risorta, ha avuto un brutto momento, poi l'ho messa un po' da sola, mi ha detto: ho bisogno dei miei spazi. Adesso sta bene, ha anche fatto dei fiori. L'accetto così com'è, ha il suo carattere, cosa vuoi. Quindi adesso: nome.

mercoledì 17 luglio 2024

spiaggia libera

Mi piace molto, la spiaggia libera, liberi di piantare l'ombrellone dove ci pare, senza geometria, la spiaggia libera ha la geometria quella che si dice: irregolare. E' tutto un disordine, da vedere, colorato. Mi piace la spiaggia libera, c'è delle persone come me, selvatiche. Argomenti della spiaggia libera: politica. Va male tutto, riassunto delle politiche precedenti, nomi cognomi era meglio prima no guarda non lo so forse era peggio comunque è tutto uno schifo. Telenovele: che ho saltato anche la ginnastica, che dovevo sapere se poi alla fine la nuora ha deciso di abortire che il marito non sapeva niente che il bambino era dell'altro. Bella bella bella guarda che bella che è la devi guardare. Il marito della narratrice di telenovela corregge quando lei sbaglia il racconto, col berretto bianco di paglia calcato in testa, corregge con gli occhi chiusi, seduto immobile, fa caldo, prende il sole sotto l'ombra. Allora lei sì, dice, spiega tutto dall'inizio, in dialetto, un piacere ascoltare. Argomento: il cibo. Ricette. Ristoranti. Bello, brutto, lontano, vicino, pago troppo, pago poco. Argomento: che ieri siamo andati a balare il lissio, pettegolezzi su varie altre persone. Argomento: preoccupazione per il mondo come va, per i nipoti, come faranno, non lo so.  Argomento: gioco a carte: le signore si insultano perché non cali mai la carta che mi serve, cala quell'asso, cazzo! Dice cazzo, la signora over sessanta, è piacevole sentire cazzo da una over sessanta, ti senti parte dell'umanità tutta. Argomento: uno parla sempre lui, gli altri ci provano, a intervenire, ma non c'è spazio,  poi uno gli dice, a quello che parla sempre: ma dì qualcosa anche te, che stai lì sempre zitto. Eh, dice la moglie, mentre gioca a carte ma l'orecchio è dappertutto a trecentosessanta gradi, eh, fallo stare zitto un po', a lui là, ve', prova te. Lui sta zitto, ma poco poco. Te pensa a zughé.

 Domani ci torno.


domenica 14 luglio 2024

apro google

Poi apro google, per noia, i social non ci vado, apro google, mi suggerisce: 11 libri di crescita personale, allora mi vien da pensare ma io, io non voglio mica crescere, personalmente.

Quindi io, questa cosa di contare gli anni che passano, che dicono che sono gli anni che hai, io adesso penso che è una cosa molto italiana, non lo faccio più. Quanti anni hai? Non lo so mica, dirò. Ha importanza? Non credo. Fai te, dirò, mi va bene tutto, pensala come ti pare.

domenica 19 maggio 2024

Buona serata

Buona serata. Grazie. Cioè, insomma, non lo so, credo, mi sembra di sì. Mangio tonno e insalata in terrazza, guardo lontano, tutto campi. Con chi, dici?  C'è il tramonto, rosso, poi c'è un fringuello che fa dei numeri, sta su un fico, ogni tanto vola che sbatte le ali forte, forse mangia le zanzare. Ceno con il fringuello, io tonno e insalata, lui zanzare. Magari non è un fringuello. Non lo so, è molto carino, ogni tanto viene davanti alla porta finestra a sbattere le ali forte, io lo vedo, sembra che mi voglia salutare, siamo amici. Con chi sono, dici? Se sono sola? No, è pieno di alberi. Mia mamma dice: non sei mai solo in mezzo agli alberi; che è vero, prova. Poi c'è il fringuello e il tramonto. Io, questa vita, che bello; sì, è una buona serata, buona serata anche a te!

mercoledì 1 maggio 2024

delle volte

Delle volte penso, la terra, non va poi mica da nessuna parte. Nemmeno io, infatti. Delle volte la vita mi commuove.

mercoledì 14 febbraio 2024

un campo, un albero

Grecia, otto anni circa, spiaggia (libera). La notte, poca luna, il cielo, immenso, non c'era posto tra una stella e l'altra e la via lattea, tantissima. Io guardavo. I grandi si stupivano, ricordo, dicevano Guarda che roba. Io invece dicevo E' normale, è lì da sempre.

L'ho dato per scontato, così tanto cielo dico, e le stelle.  Era scontato. Era lì, lo avrei visto sempre, tutto quel cielo.

E invece no. 

Respiro. Un campo, un albero, un canto d'uccelli. Alba, tramonto. Ascolto, osservo. Contemplo.

lunedì 12 febbraio 2024

del linguaggio e di ciò che ci racconta

"Soggetti e soggette, buonasera".



 

martedì 18 aprile 2023

ho sentito piangere una lumaca

Che nella vita, ve lo dico, c'è un prima e un dopo l'aver sentito piangere una lumaca, soprattutto per come è successo a me, vi racconto, stamattina a scuola un bambino è arrivato con una lumaca dentro una bottiglia di plastica, le aveva messo dentro anche delle foglie, era un regalo per una sua amica (nuova generazione della seduzione: una volta mazzi di fiori, adesso cesti di lumache), e questa lumaca è stata con noi tutta la mattina, di braccio in braccio, vicino alle costruzioni, ai disegni, alle bamboline, e io la guardavo e soffrivo per lei tanto che ad un certo punto mi sono immedesimata, mi è venuta anche la nausea, l'ho detto ai bambini, per favore liberatela nel prato, non è giusto, ma niente, la lumaca doveva restare là per il pubblico sguardo a girare per i tavoli dentro la bottiglia, la violenza dell'acquario, e insomma ad un certo punto sento un sibilo. E niente, lo ignoro. Poi lo sento di nuovo, so che non è un mio acufene, conosco molto bene tutta la sinfonia dei miei acufeni, è un sibilo esterno, dico alla mia collega Senti il sibilo? Sì, lo sento, bambini tutti zitti. E il sibilo non c'è. Poi siamo andati in giardino, la lumaca sempre nella sua bottiglia e non so perché loro hanno deciso che era ora di liberarla e l'hanno liberata. E allora io e la mia collega abbiamo capito che il sibilo era il suo pianto. 

Fine.

Sono giorni strani.

mercoledì 22 marzo 2023

Al vòusi

 Un òman l'éra aquè

disdéi s'una scaràna

e t'un minéud l'è andè.

Anca la su vòusa

ch'la è acsè pina ad véita

la sòuna tra la memòria

mò léu t'a n'e' vèid piò.


Nino Pedretti


giovedì 8 dicembre 2022

degli eventi memorabili in certe giornate

Qua dai miei genitori, dove vengo a ritirarmi per via di questo silenzio rotto solo dal chiacchiericcio del camino, oggi la giornata è passata in silenzio, io a leggere lo stesso libro, mia mamma a fare le parole crociate, mio padre a leggere il giornale, tutto. Anzi, due giornali, tutti. Nessuno legge tutto il giornale. Mio padre sì. Due. E oggi questo silenzio è stato interrotto da un evento incredibile: hanno acceso un lampione davanti alla casa dei miei genitori. Un lampione con una lampadina molto forte, tanto da indurre mia zia a citofonare per esprimere il suo rammarico, al che mia madre le ha detto che adesso non può più fare gli spogliarelli notturni davanti a casa, non vista. Adesso può farli, ma vista. E dopo è continuato il silenzio, e le parole crociate, e il giornale, e il mio libro. E dopo un po' di silenzio mia mamma ha detto: ma chi avrà acceso quel lampione? E si sono messi a fare delle ipotesi, perché, in questo paese dove abitano loro, chi accende i lampioni per le strade ha un nome e un cognome. Dopo c'è stato un altro po' silenzio, le parole crociate, il giornale, il mio libro. E dopo un altro po', mia mamma ha detto: forse è stato Sergio. Silenzio. E io poi ho detto, ma cosa ve ne frega di chi è stato? E mia mamma ha detto: è importantissimo sapere chi è stato. E poi dopo, rivolta a mio padre che leggeva il giornale in santa pace e delle volte secondo me fa finta di essere sordo, gli ha detto: vai da Sergio così lo scopriamo. Per fortuna che io mi sono messa a ridere, e anche mia mamma si è messa a ridere, però poi ha detto che forse non ci dormiva la notte, con questo dubbio. E ancora a ridere, ridere, ridere. E così intanto che ridavamo mio padre zitto zitto è stato salvo. 

domenica 4 dicembre 2022

silenzi

C'è dei silenzi che ti fanno compagnia. Qui adesso, per esempio, io leggo un libro davanti al camino, mia mamma fa le parole crociate, tossisce e si soffia il naso, mio padre in cucina legge il giornale, in silenzio, ognuno di per sé e però è anche con gli altri, in un certo senso. Poi c'è il fuoco nel camino, che non sta mai zitto. Ma lui, lo si perdona.

giovedì 1 dicembre 2022

la logica degli affari

Si concorderà con me che "farsi gli affari propri" o "fare i propri affari" potrebbero sembrare due frasi simili, avendo sostanzialmente le stesse parole; in realtà sono portatrici di un significato completamente diverso, cosa che si evince per esempio dal fatto che se mi faccio gli affari miei, adesso, non dovrei proprio alzarmi dal divano, anzi, tutto al contrario, me ne starei beata e comoda, invece per fare i miei affari mi tocca alzarmi.

lunedì 21 novembre 2022

cosa ci è successo 2

C'è una scena, in Manhattan di Woody Allen, la scena del ragno formato King Kong. Ci pensavo l'altro giorno. 

Quando abbiamo smesso di essere innamorati delle nostre nevrosi? Woody Allen ce le ha mostrate tutte, ci siamo innamorati delle sue, abbiamo guardato le nostre e ci abbiamo riso su, sapevamo vivere con le nostre schifezze, con le nostre storture, le amavamo anche un po'. E adesso? 

Guardo la tv pochissimo, non ho tempo e mi deprime, ma l'altra sera mi dico, va là, informiamoci un po'. Pubblicità. Tanta. Tantissima. Tutti sorridenti, vincenti, ricchi, super fighi da paura, con famiglie perfette, denti perfetti, alimentazione perfetta, case perfette, auto perfette, vite da urlo. Minchia, io sono una sfigata assoluta. Povera con le pezze al culo piena di cellulite rughe capello moscio storture sentimentali auto da rottamare sbalzi d'umore terrore delle prossime bollette e nevrosi varie (segue lista lunghissima di pecche personali). 

E i social? Peggio, signora mia. Tutti modelli con vite da togliere il fiato! E felici, oh sì, sempre felicissimi.

Quando abbiamo smesso di essere innamorati delle nostre storture? 

Non lo so, ma io adesso ricomincio. Che meraviglia l'imperfezione, signora mia. Che meraviglia.

martedì 1 novembre 2022

che fatica

Sono andata in lavanderia per il copri materasso perché la lavatrice mi ha detto di no. Sono andata in lavanderia e sono successe delle cose, che ho incontrato due. La prima persona era un uomo, l'ho braccato perché non sono molto brava a fare con le lavatrici pubbliche, gli ho chiesto se mi aiutava, quindi mi seguiva con l'occhio di sbieco che intanto era lì che scaricava la sua asciugatrice, mentre io leggevo le istruzioni a voce alta e eseguivo i compiti delle istruzioni. Io credo di avere un problema con le istruzioni, non le capisco. Capisco Kant, ma le istruzioni delle lavatrici pubbliche no. M'ha detto fai così e così, alla fine, sempre parlando a voce alta eseguendo ogni cosa, metto la banconota, ritiro il resto, premo qui e qui (in questo punto è  dovuto intervenire lui perché io non trovavo dove premere, non si preme più adesso, è tutto un touch, non ci arrivo, vaccaboia), alla fine è partito tutto, ho visto la lavatrice girare, ho tirato un sospiro di sollievo. Ero felice. Lui è andato via, ha fatto una fatica, sembrava, a darmi una mano. Ho salutato, ho ringraziato. Però che fatica, i rapporti umani, dico. 

E la seconda cosa che è successa è che fuori c'era il sole e allora mi ero portata un libro che ho scoperto che non lo avevo letto, avevo letto molto di questo autore che mi piace parecchio, anche due volte lo stesso libro, adesso li ripasso tutti. E questo libro qua, mi è saltato in mano in libreria, è del 2000 non lo avevo letto, che sorpresa che è stata. Mi sono portata fuori la sedia, mi sono messa al sole, ho aperto la prima pagina, ci avevo scritto (scrivo sempre dentro la prima pagina): "21/10/22 Questo libro non sapevo che esistesse. Adesso lo so. E' tutto un gambero, la mia vita". Infatti è vero. Comunque mentre leggevo al sole è arrivata una ragazza con un bambino di circa un anno, in braccio. La vedo entrare e aprire tre lavatrici e iniziare a svuotarle nei cestoni, con il bambino in braccio, nove dieci undici chili di umano c'erano tutti,  e allora sono entrata, le ho chiesto se aveva bisogno di una mano, nono grazie, ma sì, che pesa, ma ce la faccio (faceva un sacco di complimenti, si dice così quando uno si sente che vorrebbe ma non sa bene), tranquilla, le dico allungando le braccia verso i dieci chili di umano. Poi ha approfittato e il bambino l'ho preso in braccio e io stavo lì vicino alla sua mamma così la toccava perché lui non era proprio molto d'accordo, e poi dopo aver svuotato le lavatrici è andata alle asciugatrici, che la lavatrice a casa è rotta, a casa ne ho un'altra, di bambina, e il pupo la voleva, e io gliel'ho dato e lei con il pupo in un fianco, via a riempire le asciugatrici con l'altro braccio, vieni ti do una mano anch'io, e in due a buttare i panni dentro alle asciugatrici, che allora a guardarla ho detto, m'è uscito così proprio, a guardarla, a ricordarmi com'ero alla sua età, Le donne sono eccezionali. Però che fatica, i rapporti umani, dico. Cosa ci è successo.

Poi è successa un'altra cosa, finito il lavaggio, ho preso il copri materasso, un profumo aveva che io mi chiedo come mai la mia lavatrice un profumo così non lo fa mai. 


venerdì 28 ottobre 2022

la panchina come diritto

C'ho un momento, che non posso specificare, ma c'ho un momento che se bevessi berrei, se mi drogassi mi drogherei, se non avessero chiuso la piscina nuoterei, se facessi a pugni pugnerei, se avessi un condominio per litigare litigherei, se fossi un vecchio con gli altri vecchi sulla panchina ne direi due, giusto per dire, che qualcosa si trova sempre, se uno esce di casa con quella voglia di trovar da dire e sfogarsi c'è la panchina, si trova da far bene, garantito, che qualcuno che si assume la sbrocca lo trovi sempre e poi torni a casa con il viso tutto rilassato e disteso; e se fossi poi una che affoga nel cibo i propri affanni, mi ci affogherei. E invece no, c'ho un momento e non bevo e non faccio proprio niente, son qua sulla terrazza al tramonto con la spirale antizanzara e la camicia leggera, a fine ottobre quasi novembre, non lo so, totalmente sbarellata come tutta la natura, le tartarughe non ci capiscono più una sega, provo a leggere, non riesco a leggere, ma ci stiamo avvicinando alla fine del mondo?, abbiamo superato la linea di non ritorno?, mi vien da pensare. E sbrocco nella solitudine. Ho il muso. Ma forse una cosa sì, l'ho capita, una cosa che fino a questo momento forse non avevo molto capito: ma come cazzo ho fatto fino a oggi senza una panchina di vecchi per andare a litigare quando hai voglia di litigare? L'ho anche intravista, quella panchina, c'è della gente giusta, ci faccio un pensiero, abbiamo tutti diritto alla panchina di cari ove recarsi in caso di bisogno, con cui sbroccare e dopo domani è tutto uguale, si riparte da capo, tanto uno che sbrocca c'è sempre e a sbroccare, si sa, si fa un po' per uno, a turno.

martedì 25 ottobre 2022

un sentore

Ultimamente entro nella mia macchina e sento l'odore che aveva la macchina di mio nonno. Che è anche bello, di per sé, estrapolato dal contesto, come ricordo. Quelli della mia generazione lo conoscono, quello è un odore classico, inconfondibile, uno lo visualizza, lo so, se ne parlava tra di noi, era un argomento di conversazione, ci vedeva tutti d'accordo. C'eran dei pomeriggi che li passavamo a dire Ma ti ricordi l'odore della macchina del nonno? Anche il mio anche il mio anche il mio. Pomeriggi. Quei classici come le golia nelle borse della nonna. Odore della macchina del nonno, golie nella borsa della nonna. Avevamo delle certezze incrollabili. Nessuno sa in verità se era lo stesso odore uguale di tutte le macchine di tutti i nonni, impossibile stabilirlo a meno di esperimenti comparativi che nessuno ha mai fatto, ma secondo me lo era. Eravamo troppo d'accordo. Questo fatto che lo sento nella mia, non so come dire, superato il momento della tenera nostalgia, mi fa pensare che non vada molto bene. Dico così eh, un vago sentore.